Stadio Tardini: il vicesindaco incontra i comitati di quartiere

Mentre il Paese intero è fermo per il lock-down, mentre i normali cittadini e tutti i funzionari pubblici devono affrontare i drammatici problemi causati dall’emergenza pandemia, i vertici della Giunta di Parma trovano il tempo per spingere avanti a oltranza il carrozzone del nuovo stadio Tardini. È l’ennesimo affronto di un Paese a due velocità, o meglio di un Paese che vede da una parte cittadini di “serie A” (in funzione del proprio “peso” finanziario o elettorale), ai quali tutto è concesso, e cittadini di serie “B” che devono subire passivamente qualsiasi decisione.

Dall’incontro coi Comitati Civici Cittadella e Lubiana del 5 gennaio emerge un quadro preoccupante. Tante belle parole dal vicesindaco Marco Bosi sulla “progettazione condivisa” ma nessuna effettiva intenzione di aprire un reale confronto. In quella riunione infatti le numerose voci critiche sono cadute nel vuoto quando non sono state addirittura zittite.

Il Vicesindaco, in una preoccupante sgrammaticatura istituzionale e confusione di ruoli, porta alla riunione svariati esponenti della multinazionale Arcadis, incaricata dal Parma Calcio di sviluppare il “nuovo” progetto del Tardini. Progetto che non potrà essere tanto diverso da quello “vecchio”, visto che il Vicesindaco, pur asserendo che “il progetto non c’è”, continua a raccontare il futuro del Tardini in modo uguale a quanto ha dichiarato in questi ultimi mesi.

Quanto ai cittadini che desiderassero esprimere legittimamente la loro opinione in merito, il vicesindaco Marco Bosi, trascurando le oggettive difficoltà che in questo momento ostacolano gli incontri tra le persone, ha imposto tempi talmente stretti da rendere impossibile recepire qualunque voce organizzata, lasciando intendere che il progetto andrà comunque avanti. Stupisce poi che il “percorso partecipativo” indicato non contempli tra gli interlocutori, gli ordini professionali degli Architetti e degli Ingegneri e le numerose associazioni che si occupano di ambiente e urbanistica sostenibile.

Ciò che emerge chiaramente è la pervicace volontà dei vertici della Giunta di procedere a dispetto dei cittadini che vivono, abitano e lavorano nei quartieri circostanti alla struttura sportiva, ignorando del tutto che lo stadio Tardini rappresenta un’anomalia, un corpo estraneo cresciuto a forza in adiacenza al centro storico della città, in una collocazione insanabilmente critica dal punto di vista urbanistico, della viabilità, dell’accessibilità e della sicurezza, frutto di scelte miopi (e illegittime) compiute all’inizio degli anni ’90. Scelte che oggi ancor di più si rivelano inadeguate e necessitano di una profonda riconsiderazione, preventiva a qualsiasi decisione, che non può certo consumarsi con le premesse imposte dal Vicesindaco.

Un ulteriore ampliamento dello stadio, con l’aggiunta di parcheggi per auto e pullman e spazi commerciali, non produrrebbe alcun beneficio per chi vive e lavora nei quartieri circostanti e non farebbe altro che aggravare i vari problemi di sicurezza, stress urbano, disagi, caos, limitazioni della mobilità e inquinamento del quadrante sud-est della città a ogni evento sportivo, estendendoli anche a tutti gli altri giorni dell’anno. La creazione di nuovi quanto inutili spazi commerciali inoltre aumenterebbe la sofferenza dei tanti negozi di prossimità. Stiamo parlando di un intervento fortemente invasivo che ipotecherà il futuro di un intero quadrante della città e dei suoi abitanti per molti decenni. Non è ammissibile liquidarlo in questo modo.

A conferma che nulla nell’approccio dei vertici della Giunta è cambiato rispetto a prima, il Vicesindaco ha poi ribadito perentoriamente che non ci sono alternative, lo stadio va ampliato lì dov’è, infarcito di parcheggi e spazi commerciali generatori di traffico e inquinamento, mai negando l’intenzione di demolire la scuola Puccini-Pezzani. Il motivo è chiaro: lo stadio per essere potenziato ha bisogno di spazio, ma su tutto il resto del perimetro non può allargarsi perché confina con edifici privati residenziali e con l’ingresso storico di Piazzale Risorgimento, sui quali il Comune, ovviamente, non può mettere le mani.

Quanto alla scuola Puccini-Pezzani è sufficiente leggere il verbale del Comitato Civico Cittadella del 28/10/2020, avente come oggetto la “Presentazione e discussione progetto nuovo stadio”, per comprendere le reali intenzioni del Vicesindaco. Quando viene chiesto come si inserisce la scuola Puccini nel progetto, il Vicesindaco risponde che “la scuola ha problemi strutturali e nel cortile che rendono più vantaggioso lo spostamento rispetto ad un intervento di riqualificazione” e aggiunge che a suo parere “è chiaro come, nel contesto del progetto, l’edificio scolastico costituisca un imbuto fra due accessi allo stadio”.

Premessa l’ovvietà che gli edifici scolastici non possono essere spostati ma solo demoliti, se quanto dice il Vicesindaco sui “problemi strutturali” della Puccini-Pezzani è vero, l’affermazione è assai grave e ci si chiede perché la scuola non sia stata chiusa in via prudenziale e resa inagibile. Se l’affermazione è falsa, è altrettanto grave che si dichiari un fatto non vero al solo scopo di giustificare la demolizione di un edificio pubblico ancora efficiente e in buono stato, che accoglie 640 alunni ogni giorno. Sarebbe un abuso nei confronti dei cittadini, procurando un ingiusto danno al patrimonio erariale della città. Danno ancora più grave visto che Parma vive da diversi anni in emergenza spazi scolastici e per sopperire il Comune ha dovuto affittarne di aggiuntivi a spese dei contribuenti.

Anche l’intenzione di realizzare un plesso scolastico nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli) non sarebbe risolutiva del problema, in quanto è prevista l’edificazione solo di una scuola media (mentre invece il plesso Puccini-Pezzani comprende elementari e medie) e il nuovo plesso è destinato a servire il bacino di utenza che si è fortemente sviluppato in questi ultimi anni nell’area periferica sud-est della città e resterebbe comunque sguarnito un intero quartiere quantomeno di una scuola elementare.

Al falso problema del “consumo di suolo” che il Vicesindaco accampa proditoriamente per giustificare il categorico rifiuto di valutare la delocalizzazione dello stadio, basta rilevare che in città esistono molteplici aree dismesse o abbandonate che, senza consumo di suolo, potrebbero essere proficuamente inserite in un progetto di rigenerazione urbana dove costruire uno stadio davvero “mondiale”, sicuro, facilmente raggiungibile e autonomo rispetto alla viabilità. E il vecchio impianto del 1923 (ancora intatto sotto alla tribuna Petitot) potrebbe essere restituito alla sua originaria bellezza per l’uso di tutti i cittadini e al servizio delle tante scuole del centro città che non hanno spazi adeguati a praticare sport all’aperto.

Le obiezioni e i rilievi fatti nell’incontro del 5 gennaio sembrano cadere nel vuoto e il vicesindaco Marco Bosi rimane ostinatamente sordo alle problematiche sollevate in quella sede. Se fossero infatti realmente interpellati coloro vivono nei quartieri coinvolti dai disagi provocati dagli eventi sportivi del Tardini, certo non avrebbe raccolto molte adesioni. L’occasione cercata dal Vicesindaco sembra invece quella di presentare chi materialmente svilupperà il progetto a dispetto di qualsiasi neutralità, equilibrio e correttezza che l’istituzione pubblica deve mantenere in queste circostanze. Ecco perché abbiamo parlato di sgrammaticatura istituzionale.

Preoccupa vedere che chi ha il compito, perché gli è stato conferito con un mandato, di tutelare il benessere dei cittadini si premura invece di assecondare interessi che non coincidono in alcun modo con quelli della cittadinanza, per lo meno quella residente nelle zone limitrofe allo stadio.

Stadio Tardini: la scuola che la Giunta vuole abbattere

Questa è la scuola Puccini-Pezzani che la Giunta comunale vuole abbattere per realizzare il nuovo stadio Tardini con spazi commerciali e parcheggi. Il motivo è evidente: su tutto il resto del perimetro lo stadio non può allargarsi perché confina con edifici residenziali privati e con l’ingresso storico di Piazzale Risorgimento, sui quali il Comune, ovviamente, non può mettere le mani.

Edificata nel 1957 e dislocata in un punto strategico del quartiere al riparo dal traffico delle vie principali, accoglie un totale di circa 640 alunni, accorpando in un’unica struttura la scuola elementare Pezzani e la scuola media Puccini.

L’architettura è stata progettata secondo un disegno razionale tipico dell’epoca e vanta spazi ampi e finiture di pregio, come i fregi verticali in pietra verde a protezione delle strutture in cemento armato e i rivestimenti in pietra di Cardoso. Gli spazi sono voluminosi e ben distribuiti; oltre alle 32 aule (20 per la scuola elementare e 12 per la media) la struttura è fornita di palestra, mensa e spazi accessori per laboratori e attività didattiche. Tutte le funzioni scolastiche e di servizio sono articolate all’interno di un unico complesso con percorsi razionali che ne permettono una facile fruibilità. Proprio l’ampiezza degli ambienti e la presenza di numerosi ingressi separati hanno garantito, con minimi interventi, il distanziamento necessario allo svolgimento delle attività didattiche in aula anche durante la crisi pandemica.

Complesso scolastico Puccini-Pezzani – Planimetria piano rialzato
Scuola elementare Pezzani
Scuola media Puccini

Questa è la scuola – un edificio senza alcun problema strutturale che svolge egregiamente la sua funzione – che la Giunta vuole radere al suolo allo scopo di ingrandire lo stadio, realizzare spazi commerciali, parcheggi sotterranei e di superficie e aree di sosta per i pullman dei tifosi.

Al posto di una scuola nel centro del quartiere che accoglie molte centinaia di studenti, offrendo alle famiglie del quartiere un percorso didattico completo che accompagna i nostri figli dall’asilo alle medie (la scuola dell’infanzia sorge sull’altro lato della strada), gli abitanti della zona vedranno sorgere uno stadio ancora più imponente, parcheggi sotterranei e di superficie e aree di sosta per ospitare i pullman dei tifosi insieme all’ennesimo centro commerciale.

Da anni il Comune non stanzia, come invece ha fatto per altri istituti, le risorse necessarie alla manutenzione e all’ammodernamento di questa scuola allo scopo evidente di poterne giustificare l’abbattimento. Come tutti gli edifici scolastici, anche il complesso Puccini-Pezzani subisce l’inevitabile usura del tempo e obsolescenza degli impianti. C’è bisogno di interventi, ma il Comune, che dovrebbe tutelare il patrimonio pubblico, alza le mani lasciando che questa architettura lentamente si deteriori.

E non si venga a dire che il nuovo plesso scolastico che sorgerà nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli) è sostitutivo della scuola che la Giunta intende abbattere, perché prevede solo la media ed è concepito per essere baricentrico allo stradario dell’area periferica sud-est della città, la cui popolazione (e conseguente domanda di aule) si è fortemente accresciuta negli ultimi decenni. Quindi non certo per rimpiazzare la Puccini-Pezzani. Quel nuovo istituto è semmai concepito per fare fronte all’emergenza spazi scolastici in cui Parma versa da molti anni e non giustifica in alcun modo l’abbandono né tanto meno l’abbattimento di una scuola baricentrica ed essenziale per il suo quartiere, come è la Puccini-Pezzani.

In diverse occasioni Sindaco, Vicesindaco e Assessore alle Politiche di pianificazione e sviluppo del territorio e delle opere pubbliche hanno dichiarato l’intenzione di abbattere questo edificio scolastico. Dapprima la dichiarazione è stata aperta ed esplicita, come se la politica potesse prendere decisioni del genere arbitrariamente, senza alcuna valutazione in merito alle conseguenze di un tale intervento sul piano urbanistico, al rapporto costi-benefici per la collettività e senza considerare la volontà della cittadinanza. Quando poi la reazione dei cittadini si è rivelata estremamente critica, i toni si sono fatti sfumati e i riferimenti velati, ma questo non ha cambiato l’intenzione dell’attuale Giunta di abbattere un istituto scolastico ancora efficiente al solo scopo di dare spazio all’ampliamento dello stadio Tardini, a scapito della cittadinanza che si troverà privata di un servizio essenziale come quello garantito da questa scuola.

Per rendere l’idea dell’impatto e del significato che ha l’abbattimento di una struttura scolastica come il complesso Puccini-Pezzani, ecco una panoramica di alcune architetture scolastiche della nostra città, della stessa epoca o addirittura antecedenti, anch’esse centrali per la vita dei loro quartieri.

Istituto scolastico Fra Salimbene

Questa è la “Fra Salimbene”, scuola media situata in borgo Felino, in pieno centro storico. Edificata nel 1963, questa scuola è quasi un’istituzione. Riferimento per tanti alunni della zona e non solo, svolge ancora egregiamente le sue funzioni. Verrebbe mai in mente a qualcuno di abbatterla?

Istituto scolastico Guglielmo Marconi

Questo è il “Marconi”, lo storico liceo scientifico situato in via della Costituente. Costruito nel 1923 e da sempre il riferimento per i giovani orientati allo studio delle materie scientifiche. Verrebbe mai in mente a qualcuno di abbatterlo?

Istituto scolastico Parmigianino

Questa è la “Parmigianino”, la scuola media di piazzale Rondani, adiacente al liceo classico Romagnosi, è stata edificata nel 1922. Da sempre uno dei prestigiosi istituti scolastici di Parma. Verrebbe mai in mente a qualcuno di abbatterla?

L’abbattimento della scuola Puccini-Pezzani, oltre a essere un atto ingiustificabile, sarebbe un abuso nei confronti dei cittadini e procurerebbe un grave e ingiusto danno al patrimonio erariale che il Comune dovrebbe invece tutelare. Danno ancora più grave per il fatto che Parma vive da diversi anni in emergenza di spazi scolastici per cui il Comune deve affittare spazi aggiuntivi a spese dei contribuenti.

Demolire un edificio pubblico in buono stato ed essenziale per il suo quartiere, non solo sarebbe contrario ai valori di sostenibilità ambientale, ma sarebbe anche un preoccupante segnale di sottomissione di questa Giunta a interessi che poco hanno a che fare con il bene pubblico.

Stadio Tardini: di male in peggio

È di questi giorni l’incontro tra i vertici del Comune e il Parma Calcio, nel corso del quale la proprietà della società calcistica ha annunciato il ritiro del progetto di ristrutturazione del Tardini, depositato in Comune il 9 settembre scorso.

La notizia di per sé potrebbe far tirare un sospiro di sollievo, tuttavia le affermazioni sia della proprietà del Parma Calcio, sia dei vertici del Comune, non solo non lasciano ben sperare ma, se possibile, preoccupano ancora di più.

Da una parte il Patron della squadra afferma che Parma “ha bisogno di uno stadio di livello mondiale”, frase che presuppone l’intenzione di realizzare un progetto ancor più ambizioso e impattante, dall’altra Sindaco e Vicesindaco fanno da comparse e nella loro diretta Facebook del giorno successivo (qui il VIDEO da min. 6:56 a 15:45 e da min. 18:00 a 20:30) non lasciano adito a dubbi sulla possibilità del magnate americano di realizzare indisturbato il suo disegno sulla testa della città e dei cittadini.

Ciò che preoccupa e indigna è l’atteggiamento dei vertici del Comune, che in modo opaco e del tutto acritico, pensano di poter procedere con un intervento così impattante senza un’analisi del tessuto urbano circostante, senza aprire un dibattito pubblico serio e concreto e in assenza di un quadro di riferimento pubblico che rispetti quanto stabilito dai tribunali in occasione dell’ampliamento del Tardini del 1991. L’interlocuzione è solo con il soggetto privato proponente del progetto, di cui si avallano à la carte e in modo insipiente “visione” e proposte.

Nella loro diretta Facebook, Sindaco e Vicesindaco, con un atteggiamento dogmatico, asseriscono il loro proposito di:

  • ignorare del tutto la collocazione inadeguata del Tardini, situato nel cuore della città, in un’area residenziale priva di infrastrutture e collegamenti idonei a reggere il carico urbano generato da un impianto sportivo di quella dimensione, ubicato al confine del centro storico della città;
  • intervenire sullo stadio nella sua attuale ubicazione, aumentandone inevitabilmente – anche solo considerando il prospettato ampliamento della tribuna est e la copertura delle tribune nord e sud – ingombro e altezza;
  • nella prima parte del video, con equilibrismi verbali per non pronunciare la parola “commerciale”, affermano che lo stadio durante la settimana sarà un non meglio definito “centro servizi per il quartiere e per la città” – qui ci chiediamo come un investitore privato possa accettare di sborsare decine di milioni di euro per realizzare un “centro servizi” per la comunità senza un ritorno economico –, nella seconda parte (dal min. 18:00) si lasciano sfuggire le parole “vendita” e “ristorazione”, che confermano quanto dichiarato dal Vicesindaco in precedenti occasioni, cioè che si tratta di spazi commerciali del tutto inutili in un’area già servita da negozi di quartire e da diversi supermercati e centri commerciali;
  • abbattere il complesso scolastico Puccini-Pezzani, un edificio ancora efficiente e in buono stato di conservazione, con l’unico evidente scopo di dare spazio allo stadio e alle nuove attività commerciali, privando il quartiere di un servizio fondamentale situato in una posizione strategica per la fruizione;
  • realizzare parcheggi sotterranei e a livello per auto e pullman, funzionali per cosa se non per lo stadio e i nuovi spazi commerciali.

Infine, cosa grave, non tengono in minima considerazione le sentenze del TAR del 1992, del Consiglio di Stato del 1994, della Corte di Cassazione del 1997, che hanno rilevato insanabili criticità dell’impianto sportivo per la sua ubicazione, dimensione e conseguenti problemi di sicurezza.

Concepire parcheggi pubblici in prossimità del centro storico, quando in tutt’Europa vengono dislocati lontano dal centro città e dai quartieri residenziali, oltre ad andare contro ogni logica e canone urbanistico e ambientale, avrebbe come unica conseguenza l’aumento del traffico e dell’inquinamento acustico e dell’aria per chi vive nella zona.

Nuovi spazi commerciali sono poi del tutto inutili in un quadrante della città ampiamente servito non solo da negozi di prossimità, ma anche da diversi supermercati e centri commerciali – uno in particolare, “La Galleria” (ex Centro Barilla), si trova a soli 350 metri dallo stadio –, col rischio non remoto di generare l’ennesimo “non luogo” che, per la sua dislocazione e tipologia priva di identità, produrrebbe solo altro degrado per i quartieri circostanti oltre ai ben noti disagi che da decenni devono patire a ogni evento sportivo. Significativo che il vicesindaco Marco Bosi, in diverse occasioni pubbliche, sia sia lasciato scappare che “i disagi per i residenti non cambieranno”.

Se il Comune intendesse davvero realizzare un “centro servizi per il quartiere e per la città” sotto le tribune dello stadio, la soluzione non sarebbe certo di dare quel bene pubblico in concessione a un soggetto privato per quarant’anni.

A questo punto viene da chiedersi perché i vertici del Comune e la nuova proprietà del Parma Calcio hanno dichiarato che il progetto è stato “ritirato”, visto che Sindaco e Vicesindaco, nella successiva diretta Facebook, descrivono il futuro del Tardini in modo del tutto uguale a quel che prevedeva il piano precedente, pur affermando che “il progetto non c’è”.

Noi cittadini chiediamo dunque con forza e a buon diritto un confronto preliminare a qualunque tipo di proposta progettuale o decisione che riguardi lo stadio Tardini. Stiamo parlando di un intervento fortemente invasivo che ipotecherà il futuro di un intero quadrante della città e dei suoi abitanti per molti decenni.

Non è questo il modo di procedere.

Stadio Tardini: l’urbanistica dell’arroganza

A latere del vivace dibattito che si è aperto intorno ai lavori di trasformazione di un importante monumento storico come la Cittadella, è doveroso da parte dei cittadini concentrare l’attenzione sul progetto di ampliamento dello stadio Tardini, che coinvolge non soltanto la struttura sportiva ma mira a stravolgere per sempre uno spazio urbano a vocazione residenziale con un intervento fortemente invasivo dal punto di vista urbanistico, architettonico, paesaggistico e sociale.

Da quanto è possibile desumere dalle dichiarazioni del Comune, l’intervento sembra essere concepito con una logica settoriale, che ignora il tessuto urbano circostante dove insistono anche realtà storiche e monumentali di notevole rilevo, come ad esempio il caffè settecentesco del Petitot e il complesso di San Luca degli Eremitani, che potrebbero essere oggetto di una riqualificazione più ragionata e organica.

Il progetto, presentato da un soggetto privato, prevede di trasformare in modo rilevante tutta l’area che accoglie la struttura sportiva del Tardini nonché di demolire l’adiacente plesso scolastico Puccini-Pezzani, e coinvolge di conseguenza le consuetudini e la qualità della vita di chi abita, vive e lavora nei quartieri circostanti. È preoccupante, visto l’impatto considerevole che avrebbe su uno spazio pubblico e una popolazione così ampia, che il privato promotore possa agire in assenza di un quadro pubblico idoneo ad acquisire e confrontare soluzioni volte a garantire la tutela dell’interesse pubblico al rispetto dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini. Precedente aggravato dal fatto che il soggetto privato si occuperebbe anche della sua realizzazione e gestione e pretende una concessione di durata abnorme – si parla di addirittura di 40 anni – che ipotecherebbe, senza possibilità di ripensamenti, le sorti dell’intera area urbana circostante per lunghissimo tempo.

Da quanto è dato sapere – visto che il Comune non dà accesso ai documenti e si limita a dare eco ai proclami del soggetto privato proponente – il progetto prevede interventi massici sullo stadio, quali la demolizione e rifacimento delle tribune est, nord, sud con copertura, la realizzazione di spazi commerciali, di ristorazione e servizi allo stadio per quasi 10.000 metri quadrati, un parcheggio di due piani interrati per 270 posti auto e 3 pullman del club in corrispondenza dell’area dell’ingresso principale, con scavo esteso fin sotto P.le Risorgimento (a pochi metri dal Petitot) e rampe di accesso che lo deturperebbero. È prevista inoltre la demolizione dell’adiacente plesso scolastico Puccini-Pezzani – un edificio di qualità e in buono stato di conservazione che insiste su un area dotata anche di scuola materna che accompagna la crescita dei bimbi del quartiere dall’infanzia fino alla scuola superiore – per dare spazio funzionale allo stadio. Tutta l’area andrebbe invece proficuamente ripensata, vista la vocazione residenziale del quartiere, al servizio della collettività con verde pubblico non interessato da costruzioni, e percorsi ciclopedonali destinati alle famiglie e agli sportivi, adeguatamente protetta da ZTL.

Il Tardini rappresenta oggi un’anomalia rispetto a qualunque canone urbanistico attuale. È l’unico stadio “importante” d’Italia situato in pieno centro abitato al limite del centro storico della città, chiuso interamente in un perimetro continuo in adiacenza con edifici residenziali, in un’area inadeguata a reggere il carico generato da un impianto sportivo di quella dimensione e con vie di accesso insufficienti a garantire la sicurezza. Un’ubicazione particolarmente critica dal punto di vista urbanistico, della viabilità, dell’accessibilità e della sicurezza, frutto di scelte miopi e illegittime compiute all’inizio degli anni ’90. Ancor di più oggi queste scelte sono anacronistiche e necessitano di un profondo ripensamento, tenuto conto che a ogni evento sportivo il quadrante sud-est della città – e non solo – viene sottoposto a forte stress urbano, disagi e limitazioni della mobilità.

Un ulteriore ampliamento del Tardini non farebbe altro che aggravare il carico urbano e i disagi per i residenti di tutta l’area circostante, anche per via dei nuovi parcheggi per auto e pullman e degli spazi commerciali e di ristorazione che il Comune concederebbe di realizzare sotto alle tribune, privando il quartiere della scuola elementare e media al solo evidente scopo di dare spazio al nuovo stadio. Esiste inoltre il rischio non remoto che il soggetto privato concessionario dell’area, con logica di profitto, possa aprire il Tardini ad altri eventi, anche non sportivi, incrementando ulteriormente lo stress urbano e il disagio per i quartieri limitrofi.

Sarebbe molto più appropriato e conveniente – nonché in linea con quello che accade nelle maggiori città europee – destinare tutta l’area a verde pubblico con spazi attrezzati per le attività sportive amatoriali, riportando la struttura del Tardini al suo aspetto e destinazione originali, recuperando gli spazi che sono stati erosi nel tempo dalla cementificazione compiuta per potenziarne la capienza, e delocalizzare lo stadio altrove, magari inserendolo in un progetto di riqualificazione urbana meno invasivo e più lungimirante (gli esempi realizzati o in corso di definizione sono molti: Torino, Bari, Udine, Parigi, La Spezia, Reggio Emilia, etc.).

Quello che indigna è che il Comune, invece di aprire un dibattito pubblico e confrontarsi coi cittadini, soprattutto quelli residenti nel quadrante urbano coinvolto, interloquisce esclusivamente con il soggetto privato proponente del progetto, avallandone à la carte e in modo insipiente le richieste a scapito del bene pubblico.

Purtroppo la normativa vigente, la nefasta “Legge Stadi”, non è nostra alleata perché consente di far passare, con iter abbreviato e tutele amputate, interventi – anche i più scellerati – sulla testa dei cittadini. Proprio per questo ne sono già stati evidenziati chiari profili di incostituzionalità. Ma il Comune, in modo opaco e protervo, cerca solo di accelerare l’iter approvativo di questo progetto, sordo a qualunque voce critica della cittadinanza.

Noi abbiamo un’altra idea di città e il dovere civico ci impone di far sentire, prima che sia troppo tardi, la nostra voce e le nostre ragioni. Per questo abbiamo costituito il Comitato Tardini Sostenibile nell’interesse della comunità e per la tutela del paesaggio urbano che sarebbe ulteriormente offeso e snaturato da un progetto completamente inadeguato al contesto nel quale lo si vuole inserire a forza.

È nostra intenzione porre all’attenzione della pubblica opinione, dell’informazione e di tutti gli Organi Istituzionali che abbiano il potere di intervenire in maniera diretta o indiretta, le criticità di un progetto che riteniamo inaccettabile, non solo per come è concepito ma anche per come viene imposto alla città, per le inevitabili ricadute negative che avrà sulla qualità della vita e la sicurezza dei cittadini. Coinvolgeremo per questo anche tutte quelle realtà da sempre sensibili alla tutela del paesaggio e del patrimonio culturale.

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