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Stadio Tardini: un’anomalia in pieno centro abitato

Stadi capacità over 18.000 spettatori – Serie A-B: distanza dal centro storico

Lo stadio Tardini è inserito in un’area di circa 36 mila metri quadri (il campo di gioco e le tribune occupano 22 mila metri quadri) in pieno centro abitato, sulla cintura dei viali interni che circondano il centro storico di Parma, nel mezzo di un quartiere storicamente residenziale. Ubicazione del tutto inadeguata a reggere lo stress urbano generato da uno stadio di calcio di Serie A. Un caso unico in tutto il panorama nazionale.

A chi tenta di giustificare l’evidente anomalia urbanistica, viabilistica e sociale di quell’ubicazione, affermando retoricamente che lo stadio di Parma è lì da cent’anni, forse è bene ricordare che, dall’inaugurazione del 16 settembre 1924 fino a inizio anni ’80, il Tardini era poco più che un campo sportivo con pista di atletica leggera, inserito in un’area a verde pubblico, che non ha mai ospitato gare sportive di rilievo. Da fine anni ’40 agli anni ’70 erano tempi in cui al Tardini il pieno lo faceva il rugby: la squadra di calcio giocava al mattino perché al pomeriggio il terreno era occupato dalla palla ovale.

Quando la squadra del Parma è approdata in Serie A, il Comune, invece di cercare una collocazione più adeguata, lontana dal centro urbano e dai quartieri residenziali, che garantisse lo svolgimento degli eventi sportivi in sicurezza e senza limitazioni della mobilità e disagi per la città, ha preferito lasciare che (tra il 1991 e il 1993) si realizzasse uno stadio da 30 mila spettatori in pieno centro abitato. L’area, originariamente a verde pubblico, è stata interamente cementificata con il nuovo impianto e da allora, nelle giornate di partita, sono aumentati in maniera esponenziale i problemi di traffico, di ordine pubblico, di sicurezza, l’interdizione della mobilità in una vasta area intorno allo stadio, i disagi per la città e i quartieri circostanti, tenuto conto che intorno all’area interdetta alla circolazione si accumulano fino a 6000 auto di tifosi della squadra locale.

Per dare un’idea di quanto l’attuale ubicazione del Tardini sia anomala, lo stadio si trova sui viali che delimitano il centro storico di Parma, a soli 900 metri dal centro città.

Sarebbe come se a Milano lo stadio Meazza di San Siro si trovasse a ridosso di Porta Venezia, o di Piazza Cinque Giornate, o di Piazzale Cadorna o a Porta Romana. O come se a Roma lo stadio Olimpico fosse vicino a Piazza del Popolo.

Stadi capacità over 18.000 spettatori – Serie A-B: distanze da centro città e centro storico

Uscendo dalle metropoli, se vogliamo fare alcuni esempi di stadi di provincia:

  • Lo stadio Gewiss si trova nella periferia nord-est di Bergamo, a 2,0 km dal centro della città Bassa, a 1,25 km dal centro storico, in vicinanza di un’importante arteria stradale (la statale 470 della Valle Brembana) che funge anche da tangenziale est di Bergamo. Lo stadio è inserito in un’area di 160 mila metri quadri, dove oltre agli spazi funzionali dell’impianto sportivo, si trovano il vecchio monumento del Lazzaretto e lo stabilimento della trafileria storica Mazzoleni.
  • Lo stadio Friuli si trova a 3,5 km dal centro città, a 2,6 km dal centro storico di Udine, in area rurale situata in corrispondenza dell’uscita “Stadio Friuli” dell’autostrada A23 Palmanova-Tarvisio.
  • Lo stadio Bentegodi di Verona è ubicato a 2,0 km dal centro città, a 1,8 km dal centro storico, nella periferia sud-est, al limite del territorio urbano, in un’area di 300 mila metri quadri, con vasti parcheggi e altri impianti sportivi.

Rimanendo in serie A:

  • L’Allianz Stadium si trova a 5,2 km dal centro città, a 4,3 km dal centro storico di Torino. È situato in periferia, in un’area industriale, commerciale e di servizi, in prossimità della Tangenziale Nord del capoluogo piemontese, al confine con il territorio comunale di Venaria Reale.
  • Lo stadio Franchi si trova 2,5 km dal centro città, a 1,7 km dal centro storico di Firenze. Lo stadio è inserito in un’area a parco di 250 mila metri quadri, dedicata a tutti gli sport, con numerosi impianti sportivi tra cui: stadio di atletica Ridolfi, piscina comunale, stadio di baseball, campo di rugby, campi da tennis, skatepark e diversi campi di calcio per uso amatoriale.
Area dello stadio Tardini

L’area a disposizione dello stadio Tardini (circa 36 mila metri quadri) è poco più della superficie occupata dal campo di gioco e dalle tribune realizzate a inizio anni ’90. Chi ha progettato l’impianto sportivo negli anni ’20 non poteva certo immaginare quanto Parma si sarebbe sviluppata e che un giorno qualcuno, in uno spazio così limitato e così vicino alle case e al centro città, potesse realizzare uno stadio di calcio di Serie A da 30 mila spettatori.

L’area del Tardini è chiusa per oltre il 90% del suo perimetro, che confina direttamente su tutti i lati con le case e con una scuola (edificata nel 1957), in assenza di spazi liberi o vie pubbliche tra lo stadio e gli edifici circostanti, nell’impossibilità materiale di avere o realizzare parcheggi adeguati, senza l’interposizione di un parco con altri impianti sportivi più leggeri tra lo stadio e la città, come è per esempio per l’Olimpico di Roma, il Meazza di Milano, il Franchi di Firenze, il Bentegodi di Verona e per molti altri impianti calcistici italiani.

In alcuni punti la struttura delle tribune si trova a meno di 1 metro dal confine con le case circostanti. Lo stadio, in pratica, è immerso completamente in mezzo ai condomini, con le finestre e i balconi degli appartamenti a pochi metri dall’impianto.

In questa condizione, evidentemente anomala, questa Giunta intende permettere un ulteriore ampliamento del Tardini, aumentando le volumetrie, innalzando le tribune con nuove coperture, rendendo la struttura ancora più incombente sulle abitazioni circostanti. Si vogliono aggiungere spazi commerciali, del tutto inutili in un quadrante della città già ampiamente servito da diversi supermercati e centri commerciali, il più vicino dei quali, La Galleria (ex Centro Barilla), si trova a soli 350 metri dallo stadio ed è dotato, tra i vari servizi, di ampie aree di parcheggio, nonché dannosi per i negozi di prossimità dei quartieri circostanti e del centro città, già sofferenti. Si avalla inoltre la realizzazione di un assurdo quanto irrealizzabile parcheggio interrato, di fatto quasi esclusivamente funzionale allo sviluppo delle attività all’interno dello stadio.

Un intervento che mira a stravolgere per sempre la fisionomia non solo del quartiere Cittadella, ma con ricadute che coinvolgono tutta la città, che produrrebbe solamente più stress urbano, più traffico e inquinamento acustico e dell’aria, tutti i giorni dell’anno, e nessun beneficio per i quartieri circostanti.

Desistere dall’attuare un progetto decisamente anacronistico e deturpante, oltre che dannoso per la cittadinanza, potrebbe essere l’occasione per ripensare quel quadrante di Parma in un’ottica più moderna e lungimirante, valorizzando le testimonianze storiche e artistiche che insistono in quell’area, come il caffè settecentesco del Petitot, l’ex complesso monastico di San Luca degli Eremitani, che meriterebbe un degno recupero, ed infine lo stesso ingresso dello stadio Tardini. Le proposte da parte di urbanisti e studiosi della città non mancano, ciò che sembra mancare è da una parte la volontà, dall’altra la sensibilità nei confronti del tessuto storico e culturale della città da parte di questa Amministrazione, che appare totalmente appiattita su interessi che poco hanno a che fare con il bene pubblico, la tutela dell’ambiente e del paesaggio e la qualità della vita dei cittadini.

Auspichiamo che questa analisi, con dati e fatti, possa servire a rimuovere i paraocchi e i pregiudizi ideologici, nonché quelli strumentali a soddisfare interessi economici e mire elettorali, che impediscono o forniscono alibi nel non vedere l’assurdità dell’operazione di ampliamento del Tardini, così come è stata concertata per oltre un anno dal Parma Calcio e dai vertici della Giunta, in totale assenza di trasparenza e di dibattito pubblico, e che possano aprire una riflessione sulle conseguenze irreparabili di un simile intervento sui quartieri circostanti e sulla città tutta.

Stadio Tardini: ricordi di scuola

Scuola elementare Renzo Pezzani

Questa è la lettera di un’ex alunna della scuola elementare Renzo Pezzani. L’ha scritta una donna vivace e intraprendente, che non solo fa parte della nostra comunità, ma che la rappresenta con il suo valore umano, professionale e culturale.

Parma dovrebbe essere fiera di cittadini come lei che, in maniera semplice ma non per questo banale, pongono all’attenzione di tutti un problema che tutti riguarda.

Ha inviato questa lettera al direttore della Gazzetta di Parma che non ha ritenuto opportuno pubblicarla. Il direttore così ha perso l’occasione di dare voce a pacate considerazioni su un tema rilevante come quello dell’abbattimento ingiustificato di una scuola che, per la sua portata e per il suo significato, è sicuramente di interesse collettivo.

Noi ne siamo dispiaciuti, e l’unico modo per riparare a questa mancanza, è darle spazio sul nostro sito web, per condividerla con voi.

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Caro Direttore,
ho frequentato, ormai più di mezzo secolo fa, la Renzo Pezzani. Allora era una scuola d’avanguardia e, nonostante fossi piccola, ero molto fiera di studiare in un posto così moderno. Ricordo tanto di quel periodo, ma se dovessi selezionare due ricordi, direi le aule luminosissime, con la luce che entrava a fiotti dalle finestre, e lo scricchiolio che facevano le nostre scarpe sul linoleum lucido quando si andava in palestra. Ci muovevamo in punta di piedi e in silenzio, per non disturbare le altre classi, ed era quasi sacrale quella processione guidata dalla maestra. Anche l’odore di gomma nuova, ricordo, e quando, più tardi, sono andata alle superiori, paragonandole all’ambiente curato delle elementari e delle medie, ho pensato a come fosse possibile far studiare dei giovani in aule così fatiscenti, non apprezzando ai tempi il loro fascino démodé. Proprio non contavamo una cicca, non valeva la pena investire su di noi.

Ora sento che vogliono abbattere la Renzo Pezzani, ancora perfettamente funzionante, moderna e che ha tenuto negli anni, per fare posto allo stadio. Anche simbolicamente, è pura barbarie. Mettendomi dalla parte di chi ama il calcio, penso che abbia diritto a uno stadio, ma non a scapito di una scuola e della quiete dei cittadini, che oltretutto, proprio la domenica, hanno ancora più diritto a non essere sequestrati in città o nelle loro case, diventate rumorosissime per via della partita, a causa dello sbarramento delle strade. Gli stadi vanno fatti fuori città. Qualunque altra soluzione non è civile.

Francesca Avanzini

Stadio Tardini: esito riunione II Commissione del 3 febbraio 2021

A margine della riunione della II Commissione Consiliare del Comune di Parma del 3 febbraio ultimo scorso, vogliamo esprimere apprezzamento nel vedere che la realizzazione del parcheggio interrato per auto e pullman del club non è più data per certa. Da parte nostra c’è il compiacimento di appurare che le nostre denunce riguardo all’assurdità e infattibilità di un simile intervento stiano iniziando a dare i primi frutti. D’altra parte, su questo tema, anche il settore Mobilità del Comune, chiamato a valutare il progetto, con la sua autorevolezza aveva espresso in via preliminare un parere assai negativo.

Bene il dibattito che si è aperto sulla scuola Puccini-Pezzani. Nonostante il vicesindaco Marco Bosi insista per la sua demolizione, ora il problema di abbattere una scuola efficiente e centrale rispetto al suo bacino d’utenza, solo per fare spazio allo stadio, è arrivata all’attenzione della Commissione, quindi confidiamo che possa essere oggetto di ampia e approfondita disamina volta a un ripensamento.

Una scuola non può essere decentrata rispetto al suo stradario, perché la sua posizione deve essere razionalmente baricentrica rispetto alla sua zona di riferimento e la Puccini-Pezzani, ubicata in una posizione assai strategica, risponde a questa esigenza, permettendo a molti alunni e genitori del quartiere di raggiungerla a piedi o in bicicletta in piena sicurezza.

L’abbattimento di un’edificio scolastico ancora efficiente verrebbe compiuto a dispetto dell’emergenza spazi scolastici che Parma vive da molti anni, tenuto conto che, per sopperire, il Comune deve affittarne di aggiuntivi a spese dei contribuenti. Inoltre il nuovo plesso scolastico che sorgerà nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli), peraltro progettato per accogliere solo una scuola media, è concepito per essere baricentrico dell’area periferica sud-est della città, la cui popolazione si è fortemente sviluppata negli ultimi decenni, quindi per nulla sostitutivo della Puccini-Pezzani, bensì funzionale al nuovo quartiere.

Prendiamo atto che Marco Bosi, affiancato da esponenti di Arcadis, ha incontrato il dirigente scolastico dell’istituto Puccini-Pezzani, ma non ci risulta che sia intenzionato a confrontarsi né con il Consiglio di Istituto, né con una rappresentanza delle famiglie degli alunni, unici interlocutori legittimati a esprimere un parere, essendo gli utenti di quel servizio. Questo, purtroppo, non fa che confermare la assai singolare concezione di bene pubblico del vicesindaco.

Fa inoltre piacere constatare che Marco Bosi non ha più accennato ai paventati “problemi strutturali” dell’edificio, che sono solo frutto di fervida immaginazione.

Per quanto riguarda l’asserzione del vicesindaco, ribadita più volte, che “le tribune non cresceranno in altezza”, basti pensare che le tribune nord e sud, oggi alte 14,50 metri alla sommità della gradinata, una volta aggiunta la copertura, raggiungeranno l’altezza di 21,60 metri.

Resta insoluto il nodo di un ampliamento del Tardini che, come osservato dal Tribunale, è incompatibile con il contesto territoriale e ambientale in cui è collocato, come lo è l’accreditamento di Arcadis, da parte del vicesindaco, nei confronti di rappresentanti delle istituzioni e autorità pubbliche locali, al di fuori di qualsiasi previsione normativa.

La visione dell’intervento appare edulcorata e non supera l’evidente contraddizione di uno stadio di livello “mondiale” posto paradossalmente e in modo mistificatorio come se fosse al servizio di un quartiere, né quella di un’iniziativa, che si sviluppa al di fuori di un quadro di riferimento pubblico, che sia in grado di garantire la tutela dell’interesse pubblico di un simile intervento e l’affidabilità finanziaria dell’eventuale promotore.

Dal vicesindaco sono state infine indicate tempistiche strettissime che, considerando gli aspetti tecnici, economico-finanziari, legali, fiscali, normativi e di gestione da valutare, nonché gli studi, progetti, schemi e piani da presentare, sono del tutto in contraddizione con la dichiarata volontà di avviare un reale confronto con i cittadini.

Stadio Tardini: l’iter sconcertante del progetto di ampliamento

Un’astronave monolitica di cemento e acciaio alta come un palazzo di 7 piani, con vaste superfici per attività commerciali e parcheggi sotterranei per auto e pullman, inserita a forza in pieno centro abitato, sulla cintura dei viali che delimitano il centro storico di Parma. Un intervento che mira a stravolgere per sempre la fisionomia non solo del quartiere Cittadella, ma con ricadute che coinvolgono tutta la città.

Questo è il “grandioso” progetto di ampliamento dello stadio Tardini, depositato in Comune dal Parma Calcio a inizio settembre 2020 e mai reso pubblico, sulle cui vicende preoccupanti sarebbe bene riflettere.

Il progetto mai reso pubblico

Un impianto mastodontico, con un ingombro a terra di quasi 30.000 metri quadri, alto come un edificio di 7 piani e con un volume, vuoto per pieno, superiore a mezzo milione di metri cubi (pari a quello di 2 portaerei USA della classe Nimitz), che mira a deturpare irrimediabilmente città e paesaggio.

Un progetto che, dalle informazioni raccolte, prevede:

  • l’abbattimento dell’istituto comprensivo Puccini-Pezzani allo scopo di dare spazio funzionale allo stadio e di agevolare l’accesso dei tifosi;
  • un parcheggio con 2 piani interrati per quasi 300 auto e 3 pullman del club (!), con scavo esteso anche sotto a Piazzale Risorgimento che arriverebbe a pochi metri dal monumento del Petitot, a cui si accede attraverso una deturpante rampa di accesso di dimensioni abnormi (per consentire il transito dei pullman del club!) sul lato sud-est della piazza, all’inizio di Viale Partigiani d’Italia;
  • la demolizione e il rifacimento con copertura integrale delle tribune est, nord e sud, che avranno tutte la stessa altezza di 21,60 metri (allo stato attuale le tribune nord e sud, alla sommità della gradinata, sono alte 14,50 metri).
  • un nuovo corpo di fabbrica (denominato “Mall“) di 105 x 19 metri, alto come un edificio di 6 piani (18,30 metri), posto in corrispondenza del lato lungo della tribuna ovest (Petitot) verso Piazzale Risorgimento;
  • quasi 10.000 metri quadri di superfici per attività commerciali, ristorazione e servizi allo stadio;
  • l’utilizzo dello stadio anche per eventi non sportivi.

L’esclusione dei cittadini

Con una serie di annunci e proclami, iniziati a dicembre 2019, che hanno visto come unici protagonisti e interlocutori i vertici della Giunta e il Parma Calcio, si è proceduto per mesi e mesi con l’intendimento di promuovere un progetto così deturpante in assenza totale di un dibattito pubblico e senza rivelarne i contenuti alla cittadinanza, completamente esclusa da qualsiasi possibilità di esprimere un giudizio e intervenire.

Quando i cittadini, preoccupati per le conseguenze, hanno chiesto a gran voce di visionare il progetto, il vicesindaco Marco Bosi ha risposto che non poteva essere reso pubblico. Ben poteva invece la Giunta imporre regole di trasparenza – e non solo quelle – al privato promotore del progetto, come peraltro stabilisce l’art. 11 dello Statuto del Comune di Parma.

Una gestione non trasparente

Irrituale che i vertici della Giunta, in più occasioni, abbiano dichiarato il progetto “in linea con gli intendimenti dell’Amministrazione” prima ancora che ne fossero valutati l’interesse pubblico e la fattibilità nelle opportune sedi tecniche, determinando peraltro un clima non favorevole affinché i funzionari del Comune, chiamati a esaminarlo in una delicata procedura, potessero operare con serenità e senza condizionamenti.

Singolare la vicenda che a metà dicembre 2020, dopo il frettoloso avvio di una costosa quanto inopportuna – viste le circostanze dell’emergenza pandemia – istruttoria, ha portato al ritiro del progetto senza che ne siano mai stati chiariti i veri motivi. Fatto che parrebbe peraltro contraddire la dichiarata rilevanza pubblica dell’iniziativa.

Peculiare inoltre, che i vertici del Comune, anche dopo il “ritiro” del progetto, abbiano continuato a raccontare il futuro del Tardini in modo del tutto uguale a quanto fatto nei mesi precedenti, pur affermando che “il progetto non c’è”.

Questa Giunta appare talmente appiattita alle istanze di un singolo soggetto privato da aver addirittura organizzato, a partire da inizio gennaio 2021, una lunga serie di incontri istituzionali relativi all’ampliamento del Tardini con vari rappresentanti delle istituzioni e autorità locali (Comitati Civici di quartiere, Regione, Soprintendenza, Scuola, Gruppi del Consiglio comunale, Questore, Prefetto, ARPA, Vigili del Fuoco, etc.), invitando a partecipare esponenti della multinazionale Arcadis, che cura gli interessi del Parma Calcio, che per via del ritiro del progetto neppure può più considerarsi proponente ma soltanto, in ipotesi, aspirante proponente.

Quanto peraltro emerge dallo svolgimento di questi incontri è che per “fase di confronto” e “percorso partecipativo” si intende più che altro lo sforzo di comunicare ciò che si andrà a realizzare secondo un disegno prestabilito, emarginando le voci critiche e dissenzienti, dove la descrizione del progetto avviene in modo edulcorato e muta plasticamente, in un inverecondo gioco delle tre carte, a seconda dell’interlocutore. L’importante è dare un messaggio rassicurante senza mostrare come sarà il nuovo stadio, perché “il progetto non c’è”. Quando il progetto ci sarà e si potrà vedere, grazie alla “Legge Stadi”, sarà troppo tardi per fermarlo.

L’assenza di regole volte a tutelare il bene pubblico

Questa Giunta non si è minimamente preoccupata di aprire un dibattito pubblico preliminare a qualunque proposta o decisione sullo stadio Tardini, escludendo a priori e in modo dogmatico ipotesi diverse dall’intervenire sull’impianto nella sua attuale ubicazione.

Ha ignorato completamente il cospicuo patrimonio di competenze tecniche e di esperienze del Comune che ben avrebbe potuto effettuare una valutazione preliminare dei vari aspetti e criticità attinenti all’ampliamento, su cui definire un quadro di riferimento volto a garantire la tutela dell’interesse pubblico.

Tantomeno si è preoccupata di definire, in anticipo rispetto alla proposta progettuale di un soggetto privato, linee guida volte a tutelare l’interesse pubblico alla salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio, della sicurezza e qualità della vita dei cittadini, né di garantire il rispetto di quanto stabilito dai tribunali in occasione dell’ampliamento del Tardini del 1991.

Le sentenze del Tribunale ignorate

È importante ricordare che, all’epoca e con sentenza definitiva, soccombenti il Comune e il Parma Calcio, il Tribunale Amministrativo di Parma osservò con esemplare chiarezza che la normativa sulla sicurezza degli stadi non consentiva l’ampliamento del Tardini poiché l’impianto è “chiuso in un perimetro continuo e totalmente immerso in pieno centro abitato”.

Quella normativa è tutt’ora vigente, pertanto non solo viene deliberatamente disattesa, ma per di più e in maniera pervicace si ritiene di poter intervenire sul patrimonio pubblico, abbattendo un intero plesso scolastico in piena efficienza, al fine di sopperire, comunque in maniera non adeguata, ai problemi di sicurezza dello stadio. Questi infatti si riproporrebbero puntualmente nelle vie di un quartiere a vocazione storicamente residenziale, inadatto in ogni modo a reggere in sicurezza lo stress urbano generato da un impianto sportivo di quelle dimensioni.

Del pari attuale e inascoltato è l’invito del 1998 dello stesso Tribunale Amministrativo a rimuovere le misure restrittive per cui a ogni evento sportivo si alzano gabbie metalliche inamovibili sulle strade, si ostacola l’accesso ai mezzi di soccorso, si limita fortemente la mobilità in una vasta area urbana e si impiegano straordinari e costosi spiegamenti di mezzi e forze dell’ordine, che non consentono, a chi non si reca allo stadio, l’esercizio degli elementari diritti di movimento in cui si sostanzia la qualità della vita.

La scuola abbattuta

Demolire una scuola efficiente e baricentrica per il suo quartiere al solo scopo di fare spazio allo stadio sarebbe un preoccupante segnale di sottomissione di questa Giunta a interessi che poco hanno a che fare con il bene comune e procurerebbe un ingiusto danno al patrimonio erariale della città. Danno ancora più grave visto che Parma vive da diversi anni in emergenza spazi scolastici e per sopperire il Comune deve affittarne di aggiuntivi a spese dei contribuenti.

E non si venga a dire che il nuovo plesso scolastico che sorgerà nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli) è sostitutivo della scuola che la Giunta intende abbattere, perché prevede solo la media ed è concepito per essere baricentrico allo stradario dell’area periferica sud-est della città, la cui popolazione (e conseguente domanda di aule) si è fortemente accresciuta negli ultimi decenni. Quindi non certo per rimpiazzare la Puccini-Pezzani.

Un’etica rovesciata

Quello che si desume è che tale progetto di ampliamento, sia per l’ingiustificabile abbattimento di una scuola, sia per la destinazione a uso commerciale di vaste superfici, sia per l’aumento di volumetrie in vicinanza di beni vincolati, opera un radicale ribaltamento dell’ottica tesa al perseguimento del bene comune voluta da parmigiani benemeriti e lungimiranti come Ennio Tardini.

Infatti l’uso dello stadio come bene pubblico indisponibile destinato allo sport e allo svago si dissolve nel perseguimento delle strategie economico-commerciali di un singolo privato. Non è più lo stadio a doversi armonicamente inserire nella città, ma al contrario è il contesto urbano, le esigenze e capacità educative della scuola, la tutela del paesaggio e dell’ambiente, la sicurezza dei cittadini, la vivibilità e la stessa programmazione urbanistica e commerciale di un’intera città a dover far posto allo stadio così come voluto e programmato, in totale assenza di dibattito e di linee guida pubbliche, da un privato.

Tutto ciò è sconcertante e dimostra una concezione di Pubblica Amministrazione non conforme alla Costituzione e un’oscena quanto preoccupante confusione tra il concetto di bene pubblico e quello di interesse privato e tra il concetto di cittadino e quello di suddito.

Stadio Tardini: l’intervento di Italia Nostra

È noto che tra poco sarà depositato in Comune il progetto di ampliamento dello stadio Tardini. L’iniziativa è promossa da una società privata che non agisce certo per filantropia, ma per soddisfare interessi economici in base ad un piano di fattibilità asseverato finanziariamente.

Il Comune, pur non essendo obbligato, ben potrebbe, come accaduto a Brescia o Firenze o Brindisi, prevenire l’iniziativa privata fissando un quadro di riferimento pubblico eventualmente idoneo ad acquisire e confrontare più possibili soluzioni in linea con quanto nel nostro caso stabilito dai tribunali in occasione dell’ampliamento del Tardini del 1991.

È importante ricordare che il Tribunale amministrativo di Parma all’epoca osservò che in base alla normativa sulla sicurezza degli stadi tutt’ora vigente, l’ampliamento non avrebbe potuto effettuarsi perché relativo ad un impianto chiuso in un perimetro continuo e totalmente immerso nel pieno centro abitato, con accessi costituenti autentiche strettoie. Neppure può essere dimenticato che lo stadio fu ampliato d’intesa col Parma calcio riducendo, in modo del tutto arbitrario, il verde pubblico di quartiere e cioè lo spazio fruibile da chiunque e non interessato da costruzioni.

Ignorando insegnamenti ancora attuali si accetta ora che un promotore privato agisca in assenza di direttive pubbliche tese perlomeno a richiedere l’osservanza di principi risultanti da sentenze definitive.

È così accaduto che lo scorso mese di settembre sia stato depositato – al di fuori della programmazione comunale – un progetto di ampliamento del Tardini ritenuto, prima ancora di esser presentato in Comune, in linea con quanto voluto dall’Amministrazione. Tale progetto, dopo l’avvio di una costosa istruttoria, è stato però ritirato senza mai chiarire i motivi del ritiro che peraltro parrebbe contraddire la dichiarata valenza pubblica del progetto.

La procedura da avviare inizialmente si snoda in un delicato percorso tra promotore-controllato e Comune controllore e garante, previo parere della Conferenza dei servizi, dell’interesse pubblico. Non sono ammesse subalternità o, come precisa l’ANAC (n.d.r. Autorità Nazionale Anticorruzione), neppure semplici frequentazioni abituali dell’agente con i soggetti destinatari dell’azione amministrativa.

È dunque preoccupante constatare che, come rilevato dalla stampa, esponenti della multinazionale operante per la società controllanda abbiano presenziato, non si sa invitati da chi e a quale titolo, a riunioni istituzionali relative all’ampliamento del Tardini al di fuori di qualsiasi previsione normativa.

Non è accettabile che, come accaduto in passato, l’interesse di un quartiere già abbondantemente e illegittimamente penalizzato e quelli dell’intera città siano sacrificati a quelli di un privato.

Pertanto la sezione di Parma di Italia Nostra si colloca a fianco di quei numerosi cittadini che ritengono l’ampliamento del Tardini contrastante con il preminente interesse pubblico all’ambiente ed alla sicurezza.

Il direttivo della sezione di Parma di Italia Nostra

Stadio Tardini: a proposito dell’abbattimento della scuola

Abbattere una scuola per fare spazio allo stadio. Stupefacente affermazione del vicesindaco Marco Bosi, ospite a PARMATALK (VIDEO), che rafforza la sua asserzione dicendo che il plesso scolastico Puccini-Pezzani è un tappo per lo stadio Tardini.

E inquietanti sono la freddezza e l’indifferenza con cui liquida la questione, come se un edificio scolastico che accoglie 640 alunni fosse solo un fastidioso inciampo verso la realizzazione del nuovo stadio per il calcio professionistico.

Se ne deduce che per il vicesindaco della città Capitale della Cultura viene prima lo stadio di calcio rispetto al luogo deputato all’insegnamento e all’educazone delle nuove generazioni, dove i ragazzi si formano iniziando quel fondamentale percorso di crescita che li condurrà verso la propria realizzazione.

Una scuola in buone condizioni conservative, che non soffre certo problemi di spazio o di adeguamento energetico maggiori rispetto a tante altre della città che nessuno si sognerebbe mai di abbattere.

Una scuola che è stata edificata poco distante da arterie di traffico, ma protetta all’interno di tranquille vie residenziali e prospicente un parco pubblico, in una posizione strategica per il quartiere. Situazione davvero vantaggiosa, evidentemente troppo favorevole.

Sì, perché alle spalle dell’edificio scolastico si è sviluppato, in maniera abnorme e del tutto incongrua per la sua ubicazione a ridosso del centro storico della città, lo stadio Tardini con le sue tribune che incombono a pochi metri sui palazzi privati confinanti su tutti i lati, in un quartiere dove le strade non sono certo adatte a contenere torme di decine di migliaia di tifosi, non fosse altro che per motivi di sicurezza e di ordine pubblico.

Un intero quartiere sarebbe privato di un servizio essenziale, la scuola, a vantaggio di cosa? Di uno stadio di portata “mondiale”, con un nuovo parcheggio interrato, inutile in quanto non mancano posti auto lungo le vie del quartiere e grandi parcheggi nella zona – quello del centro commerciale La Galleria, mai pieno, è a soli 350 metri dallo stadio – e con non meglio identificati spazi commerciali in un’area urbana ampiamente servita dai negozi di quartiere e da diversi supermercati e centri commerciali.

È davvero questo il messaggio che il vicesindaco Bosi vuole trasmettere alle nuove generazioni? Quelle generazioni che stanno crescendo con una forte sensibilità nei confronti del rispetto dell’ambiente, con un’idea di città sostenibile e a misura d’uomo.

L’ampliamento del Tardini, non solo sottrarrebbe al quartiere la sua scuola, ma non farebbe altro che aumentare i disagi, l’insicurezza cui sono condannati i residenti, costretti alla segregazione nei giorni di partita, impossibilitati a svolgere le usuali attività, ma accompagnati dall’assordante rumore di sirene, elicotteri, ovazioni di tifosi e boati.

Nelle giornate in cui ci sono le partite, si alzano gabbie metalliche inamovibili sulle strade, si ostacola l’accesso ai mezzi di soccorso, si limita fortemente la libertà di movimento, per chi non si reca allo stadio, in una vasta area urbana residenziale e si assiste a costosi spiegamenti di mezzi e forze dell’ordine. Se poi si aggiungono parcheggi e spazi commerciali e si inseriscono altri eventi, anche non sportivi, perché il nuovo stadio “mondiale” possa dare più profitti, la città riceverà in cambio soltanto più problemi di sicurezza, più caos, più disagi, più traffico, più inquinamento tutti i giorni dell’anno. Problemi indissolubilmente connessi alla presenza dello stadio Tardini, ma che non vengono tenuti in minima considerazione pur impattando sulla vita quotidiana dei cittadini.

Il vicesindaco Marco Bosi procede a testa bassa, sordo a qualsiasi voce si discosti dai desiderata del Parma Calcio. Manca una qualsiasi possibilità di dibattito pubblico su un intervento così invasivo, che ipotecherà il futuro di un intero quadrante della città e dei suoi abitanti per molti decenni. Manca una qualsiasi analisi preventiva e indipendente dei costi-benefici e delle conseguenze urbanistiche, ambientali e sociali di un intervento così forte, forte in tutti i sensi.

Occorre invece prendere atto che il Vicesindaco per “condivisione” e “percorso partecipativo” intende solo lo sforzo pervicace di comunicare ciò che si andrà a realizzare secondo il piano prestabilito. L’impressione è che Marco Bosi sappia tutto. Purtroppo, parafrasando Oscar Wilde, è tutto quello che sa.

Stadio Tardini: il vicesindaco incontra i comitati di quartiere

Mentre il Paese intero è fermo per il lock-down, mentre i normali cittadini e tutti i funzionari pubblici devono affrontare i drammatici problemi causati dall’emergenza pandemia, i vertici del Comune di Parma trovano il tempo per spingere avanti a oltranza il carrozzone del nuovo stadio Tardini. È l’ennesimo affronto di un Paese a due velocità, o meglio di un Paese che vede da una parte cittadini di “serie A” (in funzione del proprio “peso” finanziario o elettorale), ai quali tutto è concesso, e cittadini di serie “B” che devono subire passivamente qualsiasi decisione.

Dall’incontro coi Comitati Civici Cittadella e Lubiana del 5 gennaio emerge un quadro preoccupante. Tante belle parole dal vicesindaco Marco Bosi sulla “progettazione condivisa” ma nessuna effettiva intenzione di aprire un reale confronto. In quella riunione infatti le numerose voci critiche sono cadute nel vuoto quando non sono state addirittura zittite.

Il Vicesindaco, in una preoccupante sgrammaticatura istituzionale e confusione di ruoli, porta alla riunione svariati esponenti della multinazionale Arcadis, incaricata dal Parma Calcio di sviluppare il “nuovo” progetto del Tardini. Progetto che non potrà essere tanto diverso da quello “vecchio”, visto che il Vicesindaco, pur asserendo che “il progetto non c’è”, continua a raccontare il futuro del Tardini in modo uguale a quanto ha dichiarato in questi ultimi mesi.

Quanto ai cittadini che desiderassero esprimere legittimamente la loro opinione in merito, il vicesindaco Marco Bosi, trascurando le oggettive difficoltà che in questo momento ostacolano gli incontri tra le persone, ha imposto tempi talmente stretti da rendere impossibile recepire qualunque voce organizzata, lasciando intendere che il progetto andrà comunque avanti. Stupisce poi che il “percorso partecipativo” indicato non contempli tra gli interlocutori, gli ordini professionali degli Architetti e degli Ingegneri e le numerose associazioni che si occupano di ambiente e urbanistica sostenibile.

Ciò che emerge chiaramente è la pervicace volontà dei vertici del Comune di procedere a dispetto dei cittadini che vivono, abitano e lavorano nei quartieri circostanti alla struttura sportiva, ignorando del tutto che lo stadio Tardini rappresenta un’anomalia, un corpo estraneo cresciuto a forza in adiacenza al centro storico della città, in una collocazione insanabilmente critica dal punto di vista urbanistico, della viabilità, dell’accessibilità e della sicurezza, frutto di scelte miopi (e illegittime) compiute all’inizio degli anni ’90. Scelte che oggi ancor di più si rivelano inadeguate e necessitano di una profonda riconsiderazione, preventiva a qualsiasi decisione, che non può certo consumarsi con le premesse imposte dal Vicesindaco.

Un ulteriore ampliamento dello stadio, con l’aggiunta di parcheggi per auto e pullman e spazi commerciali, non produrrebbe alcun beneficio per chi vive e lavora nei quartieri circostanti e non farebbe altro che aggravare i vari problemi di sicurezza, stress urbano, disagi, caos, limitazioni della mobilità e inquinamento del quadrante sud-est della città a ogni evento sportivo, estendendoli anche a tutti gli altri giorni dell’anno. La creazione di nuovi quanto inutili spazi commerciali inoltre aumenterebbe la sofferenza dei tanti negozi di prossimità. Stiamo parlando di un intervento fortemente invasivo che ipotecherà il futuro di un intero quadrante della città e dei suoi abitanti per molti decenni. Non è ammissibile liquidarlo in questo modo.

A conferma che nulla nell’approccio dei vertici del Comune è cambiato rispetto a prima, il Vicesindaco ha poi ribadito perentoriamente che non ci sono alternative, lo stadio va ampliato lì dov’è, infarcito di parcheggi e spazi commerciali generatori di traffico e inquinamento, mai negando l’intenzione di demolire la scuola Puccini-Pezzani. Il motivo è chiaro: lo stadio per essere potenziato ha bisogno di spazio, ma su tutto il resto del perimetro non può allargarsi perché confina con edifici privati residenziali e con l’ingresso storico di Piazzale Risorgimento, sui quali il Comune, ovviamente, non può mettere le mani.

Quanto alla scuola Puccini-Pezzani è sufficiente leggere il verbale del Comitato Civico Cittadella del 28/10/2020, avente come oggetto la “Presentazione e discussione progetto nuovo stadio”, per comprendere le reali intenzioni del Vicesindaco. Quando viene chiesto come si inserisce la scuola Puccini nel progetto, il Vicesindaco risponde che “la scuola ha problemi strutturali e nel cortile che rendono più vantaggioso lo spostamento rispetto ad un intervento di riqualificazione” e aggiunge che a suo parere “è chiaro come, nel contesto del progetto, l’edificio scolastico costituisca un imbuto fra due accessi allo stadio”.

Premessa l’ovvietà che gli edifici scolastici non possono essere spostati ma solo demoliti, se quanto dice il Vicesindaco sui “problemi strutturali” della Puccini-Pezzani è vero, l’affermazione è assai grave e ci si chiede perché la scuola non sia stata chiusa in via prudenziale e resa inagibile. Se l’affermazione è falsa, è altrettanto grave che si dichiari un fatto non vero al solo scopo di giustificare la demolizione di un edificio pubblico ancora efficiente e in buono stato, che accoglie 640 alunni ogni giorno. Sarebbe un abuso nei confronti dei cittadini, procurando un ingiusto danno al patrimonio erariale della città. Danno ancora più grave visto che Parma vive da diversi anni in emergenza spazi scolastici e per sopperire il Comune ha dovuto affittarne di aggiuntivi a spese dei contribuenti.

Anche l’intenzione di realizzare un plesso scolastico nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli) non sarebbe risolutiva del problema, in quanto è prevista l’edificazione solo di una scuola media (mentre invece il plesso Puccini-Pezzani comprende elementari e medie) e il nuovo plesso è destinato a servire il bacino di utenza che si è fortemente sviluppato in questi ultimi anni nell’area periferica sud-est della città e resterebbe comunque sguarnito un intero quartiere quantomeno di una scuola elementare.

Al falso problema del “consumo di suolo” che il Vicesindaco accampa proditoriamente per giustificare il categorico rifiuto di valutare la delocalizzazione dello stadio, basta rilevare che in città esistono molteplici aree dismesse o abbandonate che, senza consumo di suolo, potrebbero essere proficuamente inserite in un progetto di rigenerazione urbana dove costruire uno stadio davvero “mondiale”, sicuro, facilmente raggiungibile e autonomo rispetto alla viabilità. E il vecchio impianto del 1923 (ancora intatto sotto alla tribuna Petitot) potrebbe essere restituito alla sua originaria bellezza per l’uso di tutti i cittadini e al servizio delle tante scuole del centro città che non hanno spazi adeguati a praticare sport all’aperto.

Le obiezioni e i rilievi fatti nell’incontro del 5 gennaio sembrano cadere nel vuoto e il vicesindaco Marco Bosi rimane ostinatamente sordo alle problematiche sollevate in quella sede. Se fossero infatti realmente interpellati coloro vivono nei quartieri coinvolti dai disagi provocati dagli eventi sportivi del Tardini, certo non avrebbe raccolto molte adesioni. L’occasione cercata dal Vicesindaco sembra invece quella di presentare chi materialmente svilupperà il progetto a dispetto di qualsiasi neutralità, equilibrio e correttezza che l’istituzione pubblica deve mantenere in queste circostanze. Ecco perché abbiamo parlato di sgrammaticatura istituzionale.

Preoccupa vedere che chi ha il compito, perché gli è stato conferito con un mandato, di tutelare il benessere dei cittadini si premura invece di assecondare interessi che non coincidono in alcun modo con quelli della cittadinanza, per lo meno quella residente nelle zone limitrofe allo stadio.

Stadio Tardini: la scuola che la Giunta vuole abbattere

Questa è la scuola Puccini-Pezzani che la Giunta comunale vuole abbattere per realizzare il nuovo stadio Tardini con spazi commerciali e parcheggi. Il motivo è evidente: su tutto il resto del perimetro lo stadio non può allargarsi perché confina con edifici residenziali privati e con l’ingresso storico di Piazzale Risorgimento, sui quali il Comune, ovviamente, non può mettere le mani.

Edificata nel 1957 e dislocata in un punto strategico del quartiere al riparo dal traffico delle vie principali, accoglie un totale di circa 640 alunni, accorpando in un’unica struttura la scuola elementare Pezzani e la scuola media Puccini.

L’architettura è stata progettata secondo un disegno razionale tipico dell’epoca e vanta spazi ampi e finiture di pregio, come i fregi verticali in pietra verde a protezione delle strutture in cemento armato e i rivestimenti in pietra di Cardoso. Gli spazi sono voluminosi e ben distribuiti; oltre alle 32 aule (20 per la scuola elementare e 12 per la media) la struttura è fornita di palestra, mensa e spazi accessori per laboratori e attività didattiche. Tutte le funzioni scolastiche e di servizio sono articolate all’interno di un unico complesso con percorsi razionali che ne permettono una facile fruibilità. Proprio l’ampiezza degli ambienti e la presenza di numerosi ingressi separati hanno garantito, con minimi interventi, il distanziamento necessario allo svolgimento delle attività didattiche in aula anche durante la crisi pandemica.

Complesso scolastico Puccini-Pezzani – Planimetria piano rialzato
Scuola elementare Pezzani
Scuola media Puccini

Questa è la scuola – un edificio senza alcun problema strutturale che svolge egregiamente la sua funzione – che la Giunta vuole radere al suolo allo scopo di ingrandire lo stadio, realizzare spazi commerciali, parcheggi sotterranei e di superficie e aree di sosta per i pullman dei tifosi.

Al posto di una scuola nel centro del quartiere che accoglie molte centinaia di studenti, offrendo alle famiglie del quartiere un percorso didattico completo che accompagna i nostri figli dall’asilo alle medie (la scuola dell’infanzia sorge sull’altro lato della strada), gli abitanti della zona vedranno sorgere uno stadio ancora più imponente, parcheggi sotterranei e di superficie e aree di sosta per ospitare i pullman dei tifosi insieme all’ennesimo centro commerciale.

Da anni il Comune non stanzia, come invece ha fatto per altri istituti, le risorse necessarie alla manutenzione e all’ammodernamento di questa scuola allo scopo evidente di poterne giustificare l’abbattimento. Come tutti gli edifici scolastici, anche il complesso Puccini-Pezzani subisce l’inevitabile usura del tempo e obsolescenza degli impianti. C’è bisogno di interventi, ma il Comune, che dovrebbe tutelare il patrimonio pubblico, alza le mani lasciando che questa architettura lentamente si deteriori.

E non si venga a dire che il nuovo plesso scolastico che sorgerà nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli) è sostitutivo della scuola che la Giunta intende abbattere, perché prevede solo la media ed è concepito per essere baricentrico allo stradario dell’area periferica sud-est della città, la cui popolazione (e conseguente domanda di aule) si è fortemente accresciuta negli ultimi decenni. Quindi non certo per rimpiazzare la Puccini-Pezzani. Quel nuovo istituto è semmai concepito per fare fronte all’emergenza spazi scolastici in cui Parma versa da molti anni e non giustifica in alcun modo l’abbandono né tanto meno l’abbattimento di una scuola baricentrica ed essenziale per il suo quartiere, come è la Puccini-Pezzani.

In diverse occasioni Sindaco, Vicesindaco e Assessore alle Politiche di pianificazione e sviluppo del territorio e delle opere pubbliche hanno dichiarato l’intenzione di abbattere questo edificio scolastico. Dapprima la dichiarazione è stata aperta ed esplicita, come se la politica potesse prendere decisioni del genere arbitrariamente, senza alcuna valutazione in merito alle conseguenze di un tale intervento sul piano urbanistico, al rapporto costi-benefici per la collettività e senza considerare la volontà della cittadinanza. Quando poi la reazione dei cittadini si è rivelata estremamente critica, i toni si sono fatti sfumati e i riferimenti velati, ma questo non ha cambiato l’intenzione dell’attuale Giunta di abbattere un istituto scolastico ancora efficiente al solo scopo di dare spazio all’ampliamento dello stadio Tardini, a scapito della cittadinanza che si troverà privata di un servizio essenziale come quello garantito da questa scuola.

Per rendere l’idea dell’impatto e del significato che ha l’abbattimento di una struttura scolastica come il complesso Puccini-Pezzani, ecco una panoramica di alcune architetture scolastiche della nostra città, della stessa epoca o addirittura antecedenti, anch’esse centrali per la vita dei loro quartieri.

Istituto scolastico Fra Salimbene

Questa è la “Fra Salimbene”, scuola media situata in borgo Felino, in pieno centro storico. Edificata nel 1963, questa scuola è quasi un’istituzione. Riferimento per tanti alunni della zona e non solo, svolge ancora egregiamente le sue funzioni. Verrebbe mai in mente a qualcuno di abbatterla?

Istituto scolastico Guglielmo Marconi

Questo è il “Marconi”, lo storico liceo scientifico situato in via della Costituente. Costruito nel 1923 e da sempre il riferimento per i giovani orientati allo studio delle materie scientifiche. Verrebbe mai in mente a qualcuno di abbatterlo?

Istituto scolastico Parmigianino

Questa è la “Parmigianino”, la scuola media di piazzale Rondani, adiacente al liceo classico Romagnosi, è stata edificata nel 1922. Da sempre uno dei prestigiosi istituti scolastici di Parma. Verrebbe mai in mente a qualcuno di abbatterla?

L’abbattimento della scuola Puccini-Pezzani, oltre a essere un atto ingiustificabile, sarebbe un abuso nei confronti dei cittadini e procurerebbe un grave e ingiusto danno al patrimonio erariale che il Comune dovrebbe invece tutelare. Danno ancora più grave per il fatto che Parma vive da diversi anni in emergenza di spazi scolastici per cui il Comune deve affittare spazi aggiuntivi a spese dei contribuenti.

Demolire un edificio pubblico in buono stato ed essenziale per il suo quartiere, non solo sarebbe contrario ai valori di sostenibilità ambientale, ma sarebbe anche un preoccupante segnale di sottomissione di questa Giunta a interessi che poco hanno a che fare con il bene pubblico.

Stadio Tardini: di male in peggio

È di questi giorni l’incontro tra i vertici del Comune e il Parma Calcio, nel corso del quale la proprietà della società calcistica ha annunciato il ritiro del progetto di ristrutturazione del Tardini, depositato in Comune il 9 settembre scorso.

La notizia di per sé potrebbe far tirare un sospiro di sollievo, tuttavia le affermazioni sia della proprietà del Parma Calcio, sia dei vertici del Comune, non solo non lasciano ben sperare ma, se possibile, preoccupano ancora di più.

Da una parte il Patron della squadra afferma che Parma “ha bisogno di uno stadio di livello mondiale”, frase che presuppone l’intenzione di realizzare un progetto ancor più ambizioso e impattante, dall’altra Sindaco e Vicesindaco fanno da comparse e nella loro diretta Facebook del giorno successivo (qui il VIDEO da min. 6:56 a 15:45 e da min. 18:00 a 20:30) non lasciano adito a dubbi sulla possibilità del magnate americano di realizzare indisturbato il suo disegno sulla testa della città e dei cittadini.

Ciò che preoccupa e indigna è l’atteggiamento dei vertici del Comune, che in modo opaco e del tutto acritico, pensano di poter procedere con un intervento così impattante senza un’analisi del tessuto urbano circostante, senza aprire un dibattito pubblico serio e concreto e in assenza di un quadro di riferimento pubblico che rispetti quanto stabilito dai tribunali in occasione dell’ampliamento del Tardini del 1991. L’interlocuzione è solo con il soggetto privato proponente del progetto, di cui si avallano à la carte e in modo insipiente “visione” e proposte.

Nella loro diretta Facebook, Sindaco e Vicesindaco, con un atteggiamento dogmatico, asseriscono il loro proposito di:

  • ignorare del tutto la collocazione inadeguata del Tardini, situato nel cuore della città, in un’area residenziale priva di infrastrutture e collegamenti idonei a reggere il carico urbano generato da un impianto sportivo di quella dimensione, ubicato al confine del centro storico della città;
  • intervenire sullo stadio nella sua attuale ubicazione, aumentandone inevitabilmente – anche solo considerando il prospettato ampliamento della tribuna est e la copertura delle tribune nord e sud – ingombro e altezza;
  • nella prima parte del video, con equilibrismi verbali per non pronunciare la parola “commerciale”, affermano che lo stadio durante la settimana sarà un non meglio definito “centro servizi per il quartiere e per la città” – qui ci chiediamo come un investitore privato possa accettare di sborsare decine di milioni di euro per realizzare un “centro servizi” per la comunità senza un ritorno economico –, nella seconda parte (dal min. 18:00) si lasciano sfuggire le parole “vendita” e “ristorazione”, che confermano quanto dichiarato dal Vicesindaco in precedenti occasioni, cioè che si tratta di spazi commerciali del tutto inutili in un’area già servita da negozi di quartire e da diversi supermercati e centri commerciali;
  • abbattere il complesso scolastico Puccini-Pezzani, un edificio ancora efficiente e in buono stato di conservazione, con l’unico evidente scopo di dare spazio allo stadio e alle nuove attività commerciali, privando il quartiere di un servizio fondamentale situato in una posizione strategica per la fruizione;
  • realizzare parcheggi sotterranei e a livello per auto e pullman, funzionali per cosa se non per lo stadio e i nuovi spazi commerciali.

Infine, cosa grave, non tengono in minima considerazione le sentenze del TAR del 1992, del Consiglio di Stato del 1994, della Corte di Cassazione del 1997, che hanno rilevato insanabili criticità dell’impianto sportivo per la sua ubicazione, dimensione e conseguenti problemi di sicurezza.

Concepire parcheggi pubblici in prossimità del centro storico, quando in tutt’Europa vengono dislocati lontano dal centro città e dai quartieri residenziali, oltre ad andare contro ogni logica e canone urbanistico e ambientale, avrebbe come unica conseguenza l’aumento del traffico e dell’inquinamento acustico e dell’aria per chi vive nella zona.

Nuovi spazi commerciali sono poi del tutto inutili in un quadrante della città ampiamente servito non solo da negozi di prossimità, ma anche da diversi supermercati e centri commerciali – uno in particolare, “La Galleria” (ex Centro Barilla), si trova a soli 350 metri dallo stadio –, col rischio non remoto di generare l’ennesimo “non luogo” che, per la sua dislocazione e tipologia priva di identità, produrrebbe solo altro degrado per i quartieri circostanti oltre ai ben noti disagi che da decenni devono patire a ogni evento sportivo. Significativo che il vicesindaco Marco Bosi, in diverse occasioni pubbliche, sia sia lasciato scappare che “i disagi per i residenti non cambieranno”.

Se il Comune intendesse davvero realizzare un “centro servizi per il quartiere e per la città” sotto le tribune dello stadio, la soluzione non sarebbe certo di dare quel bene pubblico in concessione a un soggetto privato per quarant’anni.

A questo punto viene da chiedersi perché i vertici del Comune e la nuova proprietà del Parma Calcio hanno dichiarato che il progetto è stato “ritirato”, visto che Sindaco e Vicesindaco, nella successiva diretta Facebook, descrivono il futuro del Tardini in modo del tutto uguale a quel che prevedeva il piano precedente, pur affermando che “il progetto non c’è”.

Noi cittadini chiediamo dunque con forza e a buon diritto un confronto preliminare a qualunque tipo di proposta progettuale o decisione che riguardi lo stadio Tardini. Stiamo parlando di un intervento fortemente invasivo che ipotecherà il futuro di un intero quadrante della città e dei suoi abitanti per molti decenni.

Non è questo il modo di procedere.

Stadio Tardini: l’urbanistica dell’arroganza

A latere del vivace dibattito che si è aperto intorno ai lavori di trasformazione di un importante monumento storico come la Cittadella, è doveroso da parte dei cittadini concentrare l’attenzione sul progetto di ampliamento dello stadio Tardini, che coinvolge non soltanto la struttura sportiva ma mira a stravolgere per sempre uno spazio urbano a vocazione residenziale con un intervento fortemente invasivo dal punto di vista urbanistico, architettonico, paesaggistico e sociale.

Da quanto è possibile desumere dalle dichiarazioni del Comune, l’intervento sembra essere concepito con una logica settoriale, che ignora il tessuto urbano circostante dove insistono anche realtà storiche e monumentali di notevole rilevo, come ad esempio il caffè settecentesco del Petitot e il complesso di San Luca degli Eremitani, che potrebbero essere oggetto di una riqualificazione più ragionata e organica.

Il progetto, presentato da un soggetto privato, prevede di trasformare in modo rilevante tutta l’area che accoglie la struttura sportiva del Tardini nonché di demolire l’adiacente plesso scolastico Puccini-Pezzani, e coinvolge di conseguenza le consuetudini e la qualità della vita di chi abita, vive e lavora nei quartieri circostanti. È preoccupante, visto l’impatto considerevole che avrebbe su uno spazio pubblico e una popolazione così ampia, che il privato promotore possa agire in assenza di un quadro pubblico idoneo ad acquisire e confrontare soluzioni volte a garantire la tutela dell’interesse pubblico al rispetto dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini. Precedente aggravato dal fatto che il soggetto privato si occuperebbe anche della sua realizzazione e gestione e pretende una concessione di durata abnorme – si parla di addirittura di 40 anni – che ipotecherebbe, senza possibilità di ripensamenti, le sorti dell’intera area urbana circostante per lunghissimo tempo.

Da quanto è dato sapere – visto che il Comune non dà accesso ai documenti e si limita a dare eco ai proclami del soggetto privato proponente – il progetto prevede interventi massici sullo stadio, quali la demolizione e rifacimento delle tribune est, nord, sud con copertura, la realizzazione di spazi commerciali, di ristorazione e servizi allo stadio per quasi 10.000 metri quadrati, un parcheggio di due piani interrati per 270 posti auto e 3 pullman del club in corrispondenza dell’area dell’ingresso principale, con scavo esteso fin sotto P.le Risorgimento (a pochi metri dal Petitot) e rampe di accesso che lo deturperebbero. È prevista inoltre la demolizione dell’adiacente plesso scolastico Puccini-Pezzani – un edificio di qualità e in buono stato di conservazione che insiste su un area dotata anche di scuola materna che accompagna la crescita dei bimbi del quartiere dall’infanzia fino alla scuola superiore – per dare spazio funzionale allo stadio. Tutta l’area andrebbe invece proficuamente ripensata, vista la vocazione residenziale del quartiere, al servizio della collettività con verde pubblico non interessato da costruzioni, e percorsi ciclopedonali destinati alle famiglie e agli sportivi, adeguatamente protetta da ZTL.

Il Tardini rappresenta oggi un’anomalia rispetto a qualunque canone urbanistico attuale. È l’unico stadio “importante” d’Italia situato in pieno centro abitato al limite del centro storico della città, chiuso interamente in un perimetro continuo in adiacenza con edifici residenziali, in un’area inadeguata a reggere il carico generato da un impianto sportivo di quella dimensione e con vie di accesso insufficienti a garantire la sicurezza. Un’ubicazione particolarmente critica dal punto di vista urbanistico, della viabilità, dell’accessibilità e della sicurezza, frutto di scelte miopi e illegittime compiute all’inizio degli anni ’90. Ancor di più oggi queste scelte sono anacronistiche e necessitano di un profondo ripensamento, tenuto conto che a ogni evento sportivo il quadrante sud-est della città – e non solo – viene sottoposto a forte stress urbano, disagi e limitazioni della mobilità.

Un ulteriore ampliamento del Tardini non farebbe altro che aggravare il carico urbano e i disagi per i residenti di tutta l’area circostante, anche per via dei nuovi parcheggi per auto e pullman e degli spazi commerciali e di ristorazione che il Comune concederebbe di realizzare sotto alle tribune, privando il quartiere della scuola elementare e media al solo evidente scopo di dare spazio al nuovo stadio. Esiste inoltre il rischio non remoto che il soggetto privato concessionario dell’area, con logica di profitto, possa aprire il Tardini ad altri eventi, anche non sportivi, incrementando ulteriormente lo stress urbano e il disagio per i quartieri limitrofi.

Sarebbe molto più appropriato e conveniente – nonché in linea con quello che accade nelle maggiori città europee – destinare tutta l’area a verde pubblico con spazi attrezzati per le attività sportive amatoriali, riportando la struttura del Tardini al suo aspetto e destinazione originali, recuperando gli spazi che sono stati erosi nel tempo dalla cementificazione compiuta per potenziarne la capienza, e delocalizzare lo stadio altrove, magari inserendolo in un progetto di riqualificazione urbana meno invasivo e più lungimirante (gli esempi realizzati o in corso di definizione sono molti: Torino, Bari, Udine, Parigi, La Spezia, Reggio Emilia, etc.).

Quello che indigna è che il Comune, invece di aprire un dibattito pubblico e confrontarsi coi cittadini, soprattutto quelli residenti nel quadrante urbano coinvolto, interloquisce esclusivamente con il soggetto privato proponente del progetto, avallandone à la carte e in modo insipiente le richieste a scapito del bene pubblico.

Purtroppo la normativa vigente, la nefasta “Legge Stadi”, non è nostra alleata perché consente di far passare, con iter abbreviato e tutele amputate, interventi – anche i più scellerati – sulla testa dei cittadini. Proprio per questo ne sono già stati evidenziati chiari profili di incostituzionalità. Ma il Comune, in modo opaco e protervo, cerca solo di accelerare l’iter approvativo di questo progetto, sordo a qualunque voce critica della cittadinanza.

Noi abbiamo un’altra idea di città e il dovere civico ci impone di far sentire, prima che sia troppo tardi, la nostra voce e le nostre ragioni. Per questo abbiamo costituito il Comitato Tardini Sostenibile nell’interesse della comunità e per la tutela del paesaggio urbano che sarebbe ulteriormente offeso e snaturato da un progetto completamente inadeguato al contesto nel quale lo si vuole inserire a forza.

È nostra intenzione porre all’attenzione della pubblica opinione, dell’informazione e di tutti gli Organi Istituzionali che abbiano il potere di intervenire in maniera diretta o indiretta, le criticità di un progetto che riteniamo inaccettabile, non solo per come è concepito ma anche per come viene imposto alla città, per le inevitabili ricadute negative che avrà sulla qualità della vita e la sicurezza dei cittadini. Coinvolgeremo per questo anche tutte quelle realtà da sempre sensibili alla tutela del paesaggio e del patrimonio culturale.

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