Metafora del potere avido e corrotto, sfruttatore del popolo a cui promette futuri che non ha intenzione di realizzare.

La giunta ed Effetto Parma: viene prima lo stadio della scuola, dei cittadini e delle sentenze dei Tribunali

Lunedì 29/03 scorso si è dimostrato il fallimento del coinvolgimento dei cittadini nel percorso svolto dall’amministrazione. Piazza Garibaldi ha accolto una manifestazione che si è tenuta contemporaneamente alla seduta del Consiglio comunale. Un presidio pacifico del Comitato Tardini Sostenibile, organizzato più con la preoccupazione di evitare assembramenti che con quella di richiamare gente, nel quale le persone hanno chiesto di mettere al centro della discussione il benessere dei cittadini e non gli interessi di un privato.

Si trattava di approvare o meno la mozione presentata dalla consigliera d’opposizione Roberti, l’unica che garantiva con chiarezza l’impegno a non abbattere la scuola Puccini Pezzani, conservandola in esercizio come oggi, invece di lasciarla, come ora, a un progressivo degrado. È pur sempre vero che il danno erariale si configura anche per condotte omissive.

L’interesse del privato prevale sulla scuola e sul bene pubblico

Se l’intenzione della giunta e di Effetto Parma fosse stata di non abbattere la scuola, sarebbe stato sufficiente votare a favore della mozione della consigliera Roberti che, appunto, chiedeva la salvaguardia di quell’edificio scolastico dalla demolizione. Come mai, invece, Effetto Parma ha presentato frettolosamente una seconda mozione, concepita in modo sibillino, per metterla al voto lo stesso giorno – in palese contrapposizione – di quella della Roberti?

La mozione di Effetto Parma, invece di limitarsi al tema scuola, sposta l’attenzione sullo stadio, soprattutto sulle esigenze del promotore privato – il Parma Calcio – che chiede di intervenire su uno spazio pubblico all’unico scopo evidente di soddisfare i propri interessi economico-finanziari. La mozione infatti dà per scontato l’inserimento nello stadio di nuove “funzioni” commerciali (negozi? supermarket? bar? ristoranti? parcheggi interrati o in superficie? sale bingo?) che oggi non esistono, né sono contemplate dalla convenzione in essere, né dal piano urbanistico e che nulla hanno a che vedere con lo sport e con il calcio.

Effetto Parma vota contro la salvaguardia della scuola Puccini Pezzani

La mozione Roberti è stata bocciata dalla maggioranza di Effetto Parma, che invece ha votato compatta per la propria, lasciando così aperto lo spiraglio per avere le mani libere sulla scuola. Il voto non ha certo demotivato i cittadini che, noto il modus operandi di questa giunta, erano già preparati all’esito, ma non per questo rassegnati a subire passivamente le decisioni di governanti di ristrette vedute, facile preda del primo che arriva sventolando rotoli di dollari.

Ammesso e non concesso che i dollari ci siano davvero, perché a quanto si apprende nessun esponente della giunta si è peritato di chiedere le dovute garanzie sulla continuità sportiva ed economico-finanziaria della società del Parma Calcio, prima di procedere in una sorta di ubriacatura priva di qualunque raziocinio, talmente illogica e sconclusionata che all’interno della stessa maggioranza di Effetto Parma non si riesce a mettere un punto fermo sul problema, questo sì davvero pressante, della sorte del plesso scolastico Puccini Pezzani.

L’assessore Alinovi conferma che il plesso Puccini Pezzani verrà sgombrato. Cosa accadrà dopo?!

In quel Consiglio abbiamo visto il vicesindaco Bosi ripetere fino alla noia che “la scuola non verrà abbattuta” mentre l’assessore Alinovi, nella stessa sessione, ha dichiarato che: la scuola secondaria Castelletto (n.d.r. costruenda Scuola nel Parco) è in sostituzione della (n.d.r. media) Puccini e che la (n.d.r. elementare) Pezzani, in un’ottica di breve periodo, resta dov’è… in un’ottica più a lungo termine ci sarà la possibilità di valutare il destino dell’istituto comprensivo (n.d.r. plesso Puccini Pezzani), che potrà avere un baricentro maggiormente spostato a sud (n.d.r. spostare a sud = sgombrare), avendo la nuova elementare (n.d.r. Pezzani) nell’area Castelletto (n.d.r. quindi anche l’elementare Pezzani verrà trasferita nella costruenda Scuola nel Parco)”. In buone parole l’assessore Alinovi conferma l’intenzione di sgombrare – è solo questione di tempo – tutto il plesso di via Puccini! E cosa accadrà dopo?!

Le repliche e il dissenso non sono ammessi, vengono accolti come un affronto personale. Non è corretto e non denota senso democratico, né capacità di dialogo, né onestà intellettuale, bollare qualsiasi obiezione come “inaccettabile”, non è certo un buon viatico verso quel “confronto trasparente” che il vicesindaco Bosi invoca a ogni piè sospinto, senza rendersi conto di essere ormai lontano anni luce dai cittadini e dalla città che governa (in modo assai discutibile), e della storia che procede a suo dispetto. Il mondo cambia! E necessariamente anche le cose possono e devono cambiare, ma occorre avere l’intelligenza, la lungimiranza, la cultura e la capacità di cogliere le occasioni quando si presentano per poter migliorare. Chiediamo a Bosi quante volte ha organizzato i suoi incontri con un quaderno bianco in mano, invece che col progetto e con le idee del Parma Calcio, accompagnato da Arcadis.

Lo schiaffo alla città

In questo momento si è presentata un’occasione, probabilmente irripetibile, di ripensare un intero settore della città, e la si sta perdendo per colpa di pregiudizi e di faziosità incomprensibili. Un atteggiamento dogmatico privo di qualsiasi supporto oggettivo. Ma quel che è peggio è che le conseguenze di questa proterva miopia ricadranno su decine di migliaia di cittadini in modo permanente e insanabile.

A fronte di questo potenziale stravolgimento dell’aspetto e della vita di un intero quartiere e delle sue pesanti ricadute sull’intera città, ci si domanda quale sia la ragione del mantra, purtroppo ripetuto trasversalmente da tutta la politica, che recita “lo stadio da lì non si sposta”.

Non ci sorprende affatto che tale affermazione sia sostenuta dalla giunta, che appare genuflessa ai desiderata del Parma Calcio e della sua nuova proprietà. All’opposto, sarebbe sorprendente che questa amministrazione, esercitando una volta tanto il ruolo di garante dell’interesse pubblico per cui è stata eletta, si ponesse come attento mediatore e, sempre nell’ascolto e nel rispetto dei cittadini, governasse la questione Tardini con la dovuta competenza e trasparenza.

Il dogma dell’inamovibilità dello stadio: “cui prodest scelus, is fecit”

Ci amareggia non poco che il dogma della inamovibilità dello stadio sia affermato anche da quelle parti politiche che solitamente vigilano con maggiore sensibilità e cognizione di causa sulla res publica. A loro, quindi, forse può avere senso chiedere quale sia la ragione che a priori – senza l’evidenza di alcuna analisi e studio preventivo di esperti autorevoli sugli impatti urbanistici e sociali e delle conseguenze a lungo termine sulla città e i cittadini – li spinge a una tale preconcetta conclusione.

Come è possibile pensare di governare le trasformazioni della città partendo da dogmi e pregiudizi? Lo stadio non è la Cattedrale di Parma. Milano, come molte altre città, ha già affrontato questo problema, ma nella consapevolezza che non si debbano ascoltare e imporre a prescindere solo le esigenze del business – del gioco è ormai rimasto poco – del calcio, ma viceversa devono essere la città e i suoi cittadini, attingendo alle proprie risorse di saperi esperti nei processi urbanistici e sociali, a decidere secondo la visione e i bisogni dell’intera collettività, in modo onesto, democratico, inclusivo, competente, trasparente e partecipato.

Perché a Parma non si vuole prendere in considerazione la possibilità di approfittare della proposta di un privato per pensare questo intervento sulla città in modo più organico, secondo una visione di lungo termine, finalmente adattata alle nuove esigenze, ai bisogni emergenti e alle istanze della contemporaneità, che chiede di ripensare la città e la qualità della vita su nuovi e più lungimiranti modelli? L’amministrazione comunale ha mai valutato opzioni diverse? La smania di inseguire interessi disparati non va d’accordo con la coerenza e porta al disastro.

Le sentenze dei Tribunali ignorate

In ultimo sottolineiamo che avallare in modo acritico e insipiente il nuovo intervento sullo stadio rappresenta anche un ulteriore pesantissimo schiaffo ai tanti cittadini che, pagando di tasca propria, hanno dovuto ricorrere alla Legge in un lungo e oneroso procedimento giudiziario per la difesa dei propri sacrosanti diritti contro il Comune e la società di calcio, a cui i Tribunali, non tanto ai cittadini, ma alla Legge stessa, hanno dato piena e inoppugnabile ragione. Ebbene, ancora una volta questa amministrazione comunale – e purtroppo anche larga parte della minoranza – colpevolmente decidono di ignorare le sentenze del TAR 1992, del Consiglio di Stato 1994, della Cassazione 1997 e del TAR 1998.

Sentenze che hanno evidenziato insanabili criticità dell’impianto sportivo per la sua anomala ubicazione nel pieno centro abitato della città, nonché invitato il Comune di Parma a rimuovere le misure restrittive per cui a ogni evento sportivo si limita fortemente la mobilità in una vasta area urbana, che non consentono, a chi non si reca allo stadio, l’esercizio degli elementari diritti di movimento in cui si sostanzia la qualità della vita.

Una politica che non tutela il bene pubblico è inadatta a governare

Non pensare alla de-localizzazione dello stadio svela la scoraggiante mancanza di visione della complessità dei processi di trasformazione urbana e, conseguentemente, l’inadeguatezza all’incarico di governo della città da parte della nostra politica locale. Ma soprattutto significa sorvolare sulle suddette sentenze dei Tribunali, in tal modo, rendersi complici e corresponsabili – come già i loro omologhi del passato – a continuare a esercitare il proprio ruolo politico operando “fuori dalla legge” e contro quei cittadini che la Giustizia, nelle sue valutazioni, ha sancito con indubitabile chiarezza fossero da tutelare.

Si chiede legittimamente al cittadino il rispetto delle norme. Ma quale giudizio possono avere i cittadini di coloro che, soprattutto in quanto investiti di una funzione pubblica, non tengono in alcun conto le necessità dei cittadini e, addirittura, nemmeno l’espressione cogente della Legge e degli organi giudiziari?!