Il Comitato continua a sostenere la mozione di “Salvaguardia del plesso scolastico Puccini Pezzani dall’abbattimento” depositata dalla consigliera Roberta Roberti il 16 febbraio 2021 e sottoscritta da tutta la minoranza di centrosinistra, che andrà al voto del Consiglio comunale lunedì prossimo 29 marzo.

Solo la mozione Roberti garantisce che:

  • l’edificio NON verrà abbattuto e la scuola resterà in esercizio come oggi;
  • il plesso scolastico Puccini Pezzani verrà inserito nella programmazione comunale che consente di svolgere la regolare manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, volta a garantirne la piena funzionalità ed efficienza;
  • il plesso scolastico Puccini Pezzani risponde a pieno alle regole che vincolano la disposizione delle scuole rispetto al proprio stradario di riferimento;
  • la costruenda “Scuola nel Parco”, presso l’area dell’ex Castelletto, è progettata in funzione del nuovo quartiere periferico che si è sviluppato a sud-est della città. D’altro canto e proprio per questo, non può in alcun modo essere sostitutiva della Puccini Pezzani.

Se l’intenzione della giunta e di Effetto Parma fosse di non abbattere la scuola, sarebbe sufficiente votare a favore della mozione della consigliera Roberti che, appunto, chiede la salvaguardia di quell’edificio scolastico dalla demolizione. Come mai, invece, Effetto Parma presenta frettolosamente una seconda mozione, concepita in modo sibillino, e la fa mettere al voto lo stesso giorno – in palese contrapposizione – di quella della Roberti?

La mozione di Effetto Parma, invece di limitarsi al tema scuola, sposta l’attenzione sullo stadio, soprattutto sulle esigenze del promotore privato che chiede di intervenire su uno spazio pubblico all’unico scopo evidente di soddisfare i propri interessi economico-finanziari. La mozione infatti dà per scontato l’inserimento nello stadio di nuove “funzioni” che oggi non esistono, né sono contemplate dalla convenzione in essere, né dal piano urbanistico e che nulla hanno a che vedere con lo sport e con il calcio.

Questa mossa ha tutto l’aspetto di uno sfacciato e inconfessabile “baratto”, dove la salvaguardia di una scuola (peraltro non assicurata per via della formulazione assai ambigua della mozione di Effetto Parma) viene “scambiata” con funzioni commerciali, oggi non previste nello stadio, all’unico scopo evidente di soddisfare gli interessi del promotore privato. Come si conciliano l’interesse pubblico e la tutela dei cittadini con una simile manovra di palazzo?

La mozione di Effetto Parma si preoccupa anche di “incrementare il confort degli spettatori allo stadio”. Proposito lodevole, ma nulla fa per risolvere i gravi problemi e i moltissimi disagi causati, nelle giornate di partita, dalle misure restrittive della mobilità (dichiarate illegittime dal TAR) che non consentono, a chi non si reca allo stadio, l’esercizio degli elementari diritti di movimento in cui si sostanzia la qualità della vita.

La mozione infine chiede al Consiglio di esprimersi al buio. In sostanza propone di sottoscrivere una cambiale in bianco sull’ampliamento dello stadio senza che alcun progetto sia ancora depositato in Comune e senza che ne siano stati valutati, nelle opportune sedi istruttorie, l’interesse pubblico, la fattibilità urbanistica, ambientale, nonché le garanzie di continuità economico-finanziaria della società promotrice. Che valore può avere un voto con questi presupposti? E soprattutto, chi si assume la responsabilità di esprimere un parere favorevole in totale assenza di qualsiasi elemento di valutazione e delle dovute garanzie?

Come mai la giunta ed Effetto Parma chiedono il voto adesso, quando nella loro mozione è scritto che il deposito del progetto del Parma Calcio è imminente (1-2 settimane?) e quindi tutto è già definito e basterebbe aspettare pochi giorni, almeno per vedere i documenti?

E ancora, come è possibile che la giunta ed Effetto Parma, nella loro mozione, siano in grado di descrivere così meticolosamente i contenuti del progetto prima ancora che il promotore privato lo abbia depositato in Comune?

Quello che appare evidente è la corsa frenetica del vicesindaco Bosi e di Effetto Parma a voler “incassare” l’approvazione preventiva del Consiglio su un progetto di ampliamento dello stadio Tardini – che prevede un intervento devastante nel pieno centro abitato della città e una concessione della durata abnorme di 40 anni – di cui allo stato attuale non esiste alcuna evidenza documentale e nulla è dato sapere. Come si può definire tutto ciò un “virtuoso percorso di confronto … trasparente e cristallino”, come è scritto, con notevole supponenza, nella mozione?

Ci chiediamo se Effetto Parma e il vicesindaco Bosi abbiano impiegato le stesse energie e la stessa solerzia che stanno spendendo per promuovere l’intervento sul Tardini per chiedere le dovute garanzie sulla continuità sportiva, societaria ed economico-finanziaria del nuovo comparto societario del Parma Calcio. Basta forse l’intervista di Diletta Leotta in cui il sig. Krause ha dichiarato “di guardare le cose a lungo termine, pensando ai figli e ai nipoti”? Per il vicesindaco Bosi sono sufficienti queste parole come garanzia per affidare un bene pubblico così importante per la città in concessione a un privato per i prossimi 40 anni?

Il Parma Calcio nel breve giro di 5 anni ha cambiato proprietà ben 4 volte. La squadra attualmente è in zona retrocessione e la società negli ultimi 4 bilanci depositati (dal 2015-2016 al 2018-2019) ha registrato 40,6 milioni di euro di perdite. Il vicesindaco Bosi ha fatto le dovute valutazioni su questi aspetti per nulla marginali? Le ha condivise con qualcuno? Nella mozione di Effetto Parma però non si fa accenno. È possibile votare a favore della mozione senza garanzie su questi aspetti?

Perché, invece, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, in una situazione analoga e nell’interesse della città, ha imposto lo stop al progetto e alla concessione del nuovo stadio di San Siro in attesa di avere le dovute garanzie societarie ed economico-finanziarie dalla proprietà dell’Inter? E stiamo parlando dell’Inter, una squadra fortissima, prima in classifica della Serie A e con ben altre aspettative di entrate economiche. Come intende procedere il sindaco di Parma? Avrà la stessa cura nei confronti della città, lo stesso scrupolo verso i cittadini, la stessa onestà intellettuale del suo omologo milanese?

Chi ha a cuore Parma, chi difende i valori della relazione democratica tra istituzioni e cittadini, l’importanza di tutelare il bene comune, il rispetto della separazione di ruolo tra pubblico e privato, nonché la necessità di garantire competenza, trasparenza e partecipazione nelle decisioni che riguardano la cosa pubblica e continua a sperare di potere parlare con orgoglio della propria città, non può tacere assistendo agli sviluppi sempre più paradossali e sconcertanti della vicenda stadio Tardini. In cui, va detto, lo sport e il calcio che anche noi amiamo, non hanno più nulla a che fare.