Scuola elementare Renzo Pezzani

Questa è la lettera di un’ex alunna della scuola elementare Renzo Pezzani. L’ha scritta una donna vivace e intraprendente, che non solo fa parte della nostra comunità, ma che la rappresenta con il suo valore umano, professionale e culturale.

Parma dovrebbe essere fiera di cittadini come lei che, in maniera semplice ma non per questo banale, pongono all’attenzione di tutti un problema che tutti riguarda.

Ha inviato questa lettera al direttore della Gazzetta di Parma che non ha ritenuto opportuno pubblicarla. Il direttore così ha perso l’occasione di dare voce a pacate considerazioni su un tema rilevante come quello dell’abbattimento ingiustificato di una scuola che, per la sua portata e per il suo significato, è sicuramente di interesse collettivo.

Noi ne siamo dispiaciuti, e l’unico modo per riparare a questa mancanza, è darle spazio sul nostro sito web, per condividerla con voi.

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Caro Direttore,
ho frequentato, ormai più di mezzo secolo fa, la Renzo Pezzani. Allora era una scuola d’avanguardia e, nonostante fossi piccola, ero molto fiera di studiare in un posto così moderno. Ricordo tanto di quel periodo, ma se dovessi selezionare due ricordi, direi le aule luminosissime, con la luce che entrava a fiotti dalle finestre, e lo scricchiolio che facevano le nostre scarpe sul linoleum lucido quando si andava in palestra. Ci muovevamo in punta di piedi e in silenzio, per non disturbare le altre classi, ed era quasi sacrale quella processione guidata dalla maestra. Anche l’odore di gomma nuova, ricordo, e quando, più tardi, sono andata alle superiori, paragonandole all’ambiente curato delle elementari e delle medie, ho pensato a come fosse possibile far studiare dei giovani in aule così fatiscenti, non apprezzando ai tempi il loro fascino démodé. Proprio non contavamo una cicca, non valeva la pena investire su di noi.

Ora sento che vogliono abbattere la Renzo Pezzani, ancora perfettamente funzionante, moderna e che ha tenuto negli anni, per fare posto allo stadio. Anche simbolicamente, è pura barbarie. Mettendomi dalla parte di chi ama il calcio, penso che abbia diritto a uno stadio, ma non a scapito di una scuola e della quiete dei cittadini, che oltretutto, proprio la domenica, hanno ancora più diritto a non essere sequestrati in città o nelle loro case, diventate rumorosissime per via della partita, a causa dello sbarramento delle strade. Gli stadi vanno fatti fuori città. Qualunque altra soluzione non è civile.

Francesca Avanzini