Abbattere una scuola per fare spazio allo stadio. Stupefacente affermazione del vicesindaco Marco Bosi, ospite a PARMATALK (VIDEO), che rafforza la sua asserzione dicendo che il plesso scolastico Puccini-Pezzani è un tappo per lo stadio Tardini.

E inquietanti sono la freddezza e l’indifferenza con cui liquida la questione, come se un edificio scolastico che accoglie 640 alunni fosse solo un fastidioso inciampo verso la realizzazione del nuovo stadio per il calcio professionistico.

Se ne deduce che per il vicesindaco della città Capitale della Cultura viene prima lo stadio di calcio rispetto al luogo deputato all’insegnamento e all’educazone delle nuove generazioni, dove i ragazzi si formano iniziando quel fondamentale percorso di crescita che li condurrà verso la propria realizzazione.

Una scuola in buone condizioni conservative, che non soffre certo problemi di spazio o di adeguamento energetico maggiori rispetto a tante altre della città che nessuno si sognerebbe mai di abbattere.

Una scuola che è stata edificata poco distante da arterie di traffico, ma protetta all’interno di tranquille vie residenziali e prospicente un parco pubblico, in una posizione strategica per il quartiere. Situazione davvero vantaggiosa, evidentemente troppo favorevole.

Sì, perché alle spalle dell’edificio scolastico si è sviluppato, in maniera abnorme e del tutto incongrua per la sua ubicazione a ridosso del centro storico della città, lo stadio Tardini con le sue tribune che incombono a pochi metri sui palazzi privati confinanti su tutti i lati, in un quartiere dove le strade non sono certo adatte a contenere torme di decine di migliaia di tifosi, non fosse altro che per motivi di sicurezza e di ordine pubblico.

Un intero quartiere sarebbe privato di un servizio essenziale, la scuola, a vantaggio di cosa? Di uno stadio di portata “mondiale”, con un nuovo parcheggio interrato, inutile in quanto non mancano posti auto lungo le vie del quartiere e grandi parcheggi nella zona – quello del centro commerciale La Galleria, mai pieno, è a soli 350 metri dallo stadio – e con non meglio identificati spazi commerciali in un’area urbana ampiamente servita dai negozi di quartiere e da diversi supermercati e centri commerciali.

È davvero questo il messaggio che il vicesindaco Bosi vuole trasmettere alle nuove generazioni? Quelle generazioni che stanno crescendo con una forte sensibilità nei confronti del rispetto dell’ambiente, con un’idea di città sostenibile e a misura d’uomo.

L’ampliamento del Tardini, non solo sottrarrebbe al quartiere la sua scuola, ma non farebbe altro che aumentare i disagi, l’insicurezza cui sono condannati i residenti, costretti alla segregazione nei giorni di partita, impossibilitati a svolgere le usuali attività, ma accompagnati dall’assordante rumore di sirene, elicotteri, ovazioni di tifosi e boati.

Nelle giornate in cui ci sono le partite, si alzano gabbie metalliche inamovibili sulle strade, si ostacola l’accesso ai mezzi di soccorso, si limita fortemente la libertà di movimento, per chi non si reca allo stadio, in una vasta area urbana residenziale e si assiste a costosi spiegamenti di mezzi e forze dell’ordine. Se poi si aggiungono parcheggi e spazi commerciali e si inseriscono altri eventi, anche non sportivi, perché il nuovo stadio “mondiale” possa dare più profitti, la città riceverà in cambio soltanto più problemi di sicurezza, più caos, più disagi, più traffico, più inquinamento tutti i giorni dell’anno. Problemi indissolubilmente connessi alla presenza dello stadio Tardini, ma che non vengono tenuti in minima considerazione pur impattando sulla vita quotidiana dei cittadini.

Il vicesindaco Marco Bosi procede a testa bassa, sordo a qualsiasi voce si discosti dai desiderata del Parma Calcio. Manca una qualsiasi possibilità di dibattito pubblico su un intervento così invasivo, che ipotecherà il futuro di un intero quadrante della città e dei suoi abitanti per molti decenni. Manca una qualsiasi analisi preventiva e indipendente dei costi-benefici e delle conseguenze urbanistiche, ambientali e sociali di un intervento così forte, forte in tutti i sensi.

Occorre invece prendere atto che il Vicesindaco per “condivisione” e “percorso partecipativo” intende solo lo sforzo pervicace di comunicare ciò che si andrà a realizzare secondo il piano prestabilito. L’impressione è che Marco Bosi sappia tutto. Purtroppo, parafrasando Oscar Wilde, è tutto quello che sa.