Mentre il Paese intero è fermo per il lock-down, mentre i normali cittadini e tutti i funzionari pubblici devono affrontare i drammatici problemi causati dall’emergenza pandemia, i vertici della Giunta di Parma trovano il tempo per spingere avanti a oltranza il carrozzone del nuovo stadio Tardini. È l’ennesimo affronto di un Paese a due velocità, o meglio di un Paese che vede da una parte cittadini di “serie A” (in funzione del proprio “peso” finanziario o elettorale), ai quali tutto è concesso, e cittadini di serie “B” che devono subire passivamente qualsiasi decisione.

Dall’incontro coi Comitati Civici Cittadella e Lubiana del 5 gennaio emerge un quadro preoccupante. Tante belle parole dal vicesindaco Marco Bosi sulla “progettazione condivisa” ma nessuna effettiva intenzione di aprire un reale confronto. In quella riunione infatti le numerose voci critiche sono cadute nel vuoto quando non sono state addirittura zittite.

Il Vicesindaco, in una preoccupante sgrammaticatura istituzionale e confusione di ruoli, porta alla riunione svariati esponenti della multinazionale Arcadis, incaricata dal Parma Calcio di sviluppare il “nuovo” progetto del Tardini. Progetto che non potrà essere tanto diverso da quello “vecchio”, visto che il Vicesindaco, pur asserendo che “il progetto non c’è”, continua a raccontare il futuro del Tardini in modo uguale a quanto ha dichiarato in questi ultimi mesi.

Quanto ai cittadini che desiderassero esprimere legittimamente la loro opinione in merito, il vicesindaco Marco Bosi, trascurando le oggettive difficoltà che in questo momento ostacolano gli incontri tra le persone, ha imposto tempi talmente stretti da rendere impossibile recepire qualunque voce organizzata, lasciando intendere che il progetto andrà comunque avanti. Stupisce poi che il “percorso partecipativo” indicato non contempli tra gli interlocutori, gli ordini professionali degli Architetti e degli Ingegneri e le numerose associazioni che si occupano di ambiente e urbanistica sostenibile.

Ciò che emerge chiaramente è la pervicace volontà dei vertici della Giunta di procedere a dispetto dei cittadini che vivono, abitano e lavorano nei quartieri circostanti alla struttura sportiva, ignorando del tutto che lo stadio Tardini rappresenta un’anomalia, un corpo estraneo cresciuto a forza in adiacenza al centro storico della città, in una collocazione insanabilmente critica dal punto di vista urbanistico, della viabilità, dell’accessibilità e della sicurezza, frutto di scelte miopi (e illegittime) compiute all’inizio degli anni ’90. Scelte che oggi ancor di più si rivelano inadeguate e necessitano di una profonda riconsiderazione, preventiva a qualsiasi decisione, che non può certo consumarsi con le premesse imposte dal Vicesindaco.

Un ulteriore ampliamento dello stadio, con l’aggiunta di parcheggi per auto e pullman e spazi commerciali, non produrrebbe alcun beneficio per chi vive e lavora nei quartieri circostanti e non farebbe altro che aggravare i vari problemi di sicurezza, stress urbano, disagi, caos, limitazioni della mobilità e inquinamento del quadrante sud-est della città a ogni evento sportivo, estendendoli anche a tutti gli altri giorni dell’anno. La creazione di nuovi quanto inutili spazi commerciali inoltre aumenterebbe la sofferenza dei tanti negozi di prossimità. Stiamo parlando di un intervento fortemente invasivo che ipotecherà il futuro di un intero quadrante della città e dei suoi abitanti per molti decenni. Non è ammissibile liquidarlo in questo modo.

A conferma che nulla nell’approccio dei vertici della Giunta è cambiato rispetto a prima, il Vicesindaco ha poi ribadito perentoriamente che non ci sono alternative, lo stadio va ampliato lì dov’è, infarcito di parcheggi e spazi commerciali generatori di traffico e inquinamento, mai negando l’intenzione di demolire la scuola Puccini-Pezzani. Il motivo è chiaro: lo stadio per essere potenziato ha bisogno di spazio, ma su tutto il resto del perimetro non può allargarsi perché confina con edifici privati residenziali e con l’ingresso storico di Piazzale Risorgimento, sui quali il Comune, ovviamente, non può mettere le mani.

Quanto alla scuola Puccini-Pezzani è sufficiente leggere il verbale del Comitato Civico Cittadella del 28/10/2020, avente come oggetto la “Presentazione e discussione progetto nuovo stadio”, per comprendere le reali intenzioni del Vicesindaco. Quando viene chiesto come si inserisce la scuola Puccini nel progetto, il Vicesindaco risponde che “la scuola ha problemi strutturali e nel cortile che rendono più vantaggioso lo spostamento rispetto ad un intervento di riqualificazione” e aggiunge che a suo parere “è chiaro come, nel contesto del progetto, l’edificio scolastico costituisca un imbuto fra due accessi allo stadio”.

Premessa l’ovvietà che gli edifici scolastici non possono essere spostati ma solo demoliti, se quanto dice il Vicesindaco sui “problemi strutturali” della Puccini-Pezzani è vero, l’affermazione è assai grave e ci si chiede perché la scuola non sia stata chiusa in via prudenziale e resa inagibile. Se l’affermazione è falsa, è altrettanto grave che si dichiari un fatto non vero al solo scopo di giustificare la demolizione di un edificio pubblico ancora efficiente e in buono stato, che accoglie 640 alunni ogni giorno. Sarebbe un abuso nei confronti dei cittadini, procurando un ingiusto danno al patrimonio erariale della città. Danno ancora più grave visto che Parma vive da diversi anni in emergenza spazi scolastici e per sopperire il Comune ha dovuto affittarne di aggiuntivi a spese dei contribuenti.

Anche l’intenzione di realizzare un plesso scolastico nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli) non sarebbe risolutiva del problema, in quanto è prevista l’edificazione solo di una scuola media (mentre invece il plesso Puccini-Pezzani comprende elementari e medie) e il nuovo plesso è destinato a servire il bacino di utenza che si è fortemente sviluppato in questi ultimi anni nell’area periferica sud-est della città e resterebbe comunque sguarnito un intero quartiere quantomeno di una scuola elementare.

Al falso problema del “consumo di suolo” che il Vicesindaco accampa proditoriamente per giustificare il categorico rifiuto di valutare la delocalizzazione dello stadio, basta rilevare che in città esistono molteplici aree dismesse o abbandonate che, senza consumo di suolo, potrebbero essere proficuamente inserite in un progetto di rigenerazione urbana dove costruire uno stadio davvero “mondiale”, sicuro, facilmente raggiungibile e autonomo rispetto alla viabilità. E il vecchio impianto del 1923 (ancora intatto sotto alla tribuna Petitot) potrebbe essere restituito alla sua originaria bellezza per l’uso di tutti i cittadini e al servizio delle tante scuole del centro città che non hanno spazi adeguati a praticare sport all’aperto.

Le obiezioni e i rilievi fatti nell’incontro del 5 gennaio sembrano cadere nel vuoto e il vicesindaco Marco Bosi rimane ostinatamente sordo alle problematiche sollevate in quella sede. Se fossero infatti realmente interpellati coloro vivono nei quartieri coinvolti dai disagi provocati dagli eventi sportivi del Tardini, certo non avrebbe raccolto molte adesioni. L’occasione cercata dal Vicesindaco sembra invece quella di presentare chi materialmente svilupperà il progetto a dispetto di qualsiasi neutralità, equilibrio e correttezza che l’istituzione pubblica deve mantenere in queste circostanze. Ecco perché abbiamo parlato di sgrammaticatura istituzionale.

Preoccupa vedere che chi ha il compito, perché gli è stato conferito con un mandato, di tutelare il benessere dei cittadini si premura invece di assecondare interessi che non coincidono in alcun modo con quelli della cittadinanza, per lo meno quella residente nelle zone limitrofe allo stadio.