Questa è la scuola Puccini-Pezzani che la Giunta comunale vuole abbattere per realizzare il nuovo stadio Tardini con spazi commerciali e parcheggi. Il motivo è evidente: su tutto il resto del perimetro lo stadio non può allargarsi perché confina con edifici residenziali privati e con l’ingresso storico di Piazzale Risorgimento, sui quali il Comune, ovviamente, non può mettere le mani.

Edificata nel 1957 e dislocata in un punto strategico del quartiere al riparo dal traffico delle vie principali, accoglie un totale di circa 640 alunni, accorpando in un’unica struttura la scuola elementare Pezzani e la scuola media Puccini.

L’architettura è stata progettata secondo un disegno razionale tipico dell’epoca e vanta spazi ampi e finiture di pregio, come i fregi verticali in pietra verde a protezione delle strutture in cemento armato e i rivestimenti in pietra di Cardoso. Gli spazi sono voluminosi e ben distribuiti; oltre alle 32 aule (20 per la scuola elementare e 12 per la media) la struttura è fornita di palestra, mensa e spazi accessori per laboratori e attività didattiche. Tutte le funzioni scolastiche e di servizio sono articolate all’interno di un unico complesso con percorsi razionali che ne permettono una facile fruibilità. Proprio l’ampiezza degli ambienti e la presenza di numerosi ingressi separati hanno garantito, con minimi interventi, il distanziamento necessario allo svolgimento delle attività didattiche in aula anche durante la crisi pandemica.

Complesso scolastico Puccini-Pezzani – Planimetria piano rialzato
Scuola elementare Pezzani
Scuola media Puccini

Questa è la scuola – un edificio senza alcun problema strutturale che svolge egregiamente la sua funzione – che la Giunta vuole radere al suolo allo scopo di ingrandire lo stadio, realizzare spazi commerciali, parcheggi sotterranei e di superficie e aree di sosta per i pullman dei tifosi.

Al posto di una scuola nel centro del quartiere che accoglie molte centinaia di studenti, offrendo alle famiglie del quartiere un percorso didattico completo che accompagna i nostri figli dall’asilo alle medie (la scuola dell’infanzia sorge sull’altro lato della strada), gli abitanti della zona vedranno sorgere uno stadio ancora più imponente, parcheggi sotterranei e di superficie e aree di sosta per ospitare i pullman dei tifosi insieme all’ennesimo centro commerciale.

Da anni il Comune non stanzia, come invece ha fatto per altri istituti, le risorse necessarie alla manutenzione e all’ammodernamento di questa scuola allo scopo evidente di poterne giustificare l’abbattimento. Come tutti gli edifici scolastici, anche il complesso Puccini-Pezzani subisce l’inevitabile usura del tempo e obsolescenza degli impianti. C’è bisogno di interventi, ma il Comune, che dovrebbe tutelare il patrimonio pubblico, alza le mani lasciando che questa architettura lentamente si deteriori.

E non si venga a dire che il nuovo plesso scolastico che sorgerà nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli) è sostitutivo della scuola che la Giunta intende abbattere, perché prevede solo la media ed è concepito per essere baricentrico allo stradario dell’area periferica sud-est della città, la cui popolazione (e conseguente domanda di aule) si è fortemente accresciuta negli ultimi decenni. Quindi non certo per rimpiazzare la Puccini-Pezzani. Quel nuovo istituto è semmai concepito per fare fronte all’emergenza spazi scolastici in cui Parma versa da molti anni e non giustifica in alcun modo l’abbandono né tanto meno l’abbattimento di una scuola baricentrica ed essenziale per il suo quartiere, come è la Puccini-Pezzani.

In diverse occasioni Sindaco, Vicesindaco e Assessore alle Politiche di pianificazione e sviluppo del territorio e delle opere pubbliche hanno dichiarato l’intenzione di abbattere questo edificio scolastico. Dapprima la dichiarazione è stata aperta ed esplicita, come se la politica potesse prendere decisioni del genere arbitrariamente, senza alcuna valutazione in merito alle conseguenze di un tale intervento sul piano urbanistico, al rapporto costi-benefici per la collettività e senza considerare la volontà della cittadinanza. Quando poi la reazione dei cittadini si è rivelata estremamente critica, i toni si sono fatti sfumati e i riferimenti velati, ma questo non ha cambiato l’intenzione dell’attuale Giunta di abbattere un istituto scolastico ancora efficiente al solo scopo di dare spazio all’ampliamento dello stadio Tardini, a scapito della cittadinanza che si troverà privata di un servizio essenziale come quello garantito da questa scuola.

Per rendere l’idea dell’impatto e del significato che ha l’abbattimento di una struttura scolastica come il complesso Puccini-Pezzani, ecco una panoramica di alcune architetture scolastiche della nostra città, della stessa epoca o addirittura antecedenti, anch’esse centrali per la vita dei loro quartieri.

Istituto scolastico Fra Salimbene

Questa è la “Fra Salimbene”, scuola media situata in borgo Felino, in pieno centro storico. Edificata nel 1963, questa scuola è quasi un’istituzione. Riferimento per tanti alunni della zona e non solo, svolge ancora egregiamente le sue funzioni. Verrebbe mai in mente a qualcuno di abbatterla?

Istituto scolastico Guglielmo Marconi

Questo è il “Marconi”, lo storico liceo scientifico situato in via della Costituente. Costruito nel 1923 e da sempre il riferimento per i giovani orientati allo studio delle materie scientifiche. Verrebbe mai in mente a qualcuno di abbatterlo?

Istituto scolastico Parmigianino

Questa è la “Parmigianino”, la scuola media di piazzale Rondani, adiacente al liceo classico Romagnosi, è stata edificata nel 1922. Da sempre uno dei prestigiosi istituti scolastici di Parma. Verrebbe mai in mente a qualcuno di abbatterla?

L’abbattimento della scuola Puccini-Pezzani, oltre a essere un atto ingiustificabile, sarebbe un abuso nei confronti dei cittadini e procurerebbe un grave e ingiusto danno al patrimonio erariale che il Comune dovrebbe invece tutelare. Danno ancora più grave per il fatto che Parma vive da diversi anni in emergenza di spazi scolastici per cui il Comune deve affittare spazi aggiuntivi a spese dei contribuenti.

Demolire un edificio pubblico in buono stato ed essenziale per il suo quartiere, non solo sarebbe contrario ai valori di sostenibilità ambientale, ma sarebbe anche un preoccupante segnale di sottomissione di questa Giunta a interessi che poco hanno a che fare con il bene pubblico.