È di questi giorni l’incontro tra i vertici del Comune e il Parma Calcio, nel corso del quale la proprietà della società calcistica ha annunciato il ritiro del progetto di ristrutturazione del Tardini, depositato in Comune il 9 settembre scorso.

La notizia di per sé potrebbe far tirare un sospiro di sollievo, tuttavia le affermazioni sia della proprietà del Parma Calcio, sia dei vertici del Comune, non solo non lasciano ben sperare ma, se possibile, preoccupano ancora di più.

Da una parte il Patron della squadra afferma che Parma “ha bisogno di uno stadio di livello mondiale”, frase che presuppone l’intenzione di realizzare un progetto ancor più ambizioso e impattante, dall’altra Sindaco e Vicesindaco fanno da comparse e nella loro diretta Facebook del giorno successivo (qui il VIDEO da min. 6:56 a 15:45 e da min. 18:00 a 20:30) non lasciano adito a dubbi sulla possibilità del magnate americano di realizzare indisturbato il suo disegno sulla testa della città e dei cittadini.

Ciò che preoccupa e indigna è l’atteggiamento dei vertici del Comune, che in modo opaco e del tutto acritico, pensano di poter procedere con un intervento così impattante senza un’analisi del tessuto urbano circostante, senza aprire un dibattito pubblico serio e concreto e in assenza di un quadro di riferimento pubblico che rispetti quanto stabilito dai tribunali in occasione dell’ampliamento del Tardini del 1991. L’interlocuzione è solo con il soggetto privato proponente del progetto, di cui si avallano à la carte e in modo insipiente “visione” e proposte.

Nella loro diretta Facebook, Sindaco e Vicesindaco, con un atteggiamento dogmatico, asseriscono il loro proposito di:

  • ignorare del tutto la collocazione inadeguata del Tardini, situato nel cuore della città, in un’area residenziale priva di infrastrutture e collegamenti idonei a reggere il carico urbano generato da un impianto sportivo di quella dimensione, ubicato al confine del centro storico della città;
  • intervenire sullo stadio nella sua attuale ubicazione, aumentandone inevitabilmente – anche solo considerando il prospettato ampliamento della tribuna est e la copertura delle tribune nord e sud – ingombro e altezza;
  • nella prima parte del video, con equilibrismi verbali per non pronunciare la parola “commerciale”, affermano che lo stadio durante la settimana sarà un non meglio definito “centro servizi per il quartiere e per la città” – qui ci chiediamo come un investitore privato possa accettare di sborsare decine di milioni di euro per realizzare un “centro servizi” per la comunità senza un ritorno economico –, nella seconda parte (dal min. 18:00) si lasciano sfuggire le parole “vendita” e “ristorazione”, che confermano quanto dichiarato dal Vicesindaco in precedenti occasioni, cioè che si tratta di spazi commerciali del tutto inutili in un’area già servita da negozi di quartire e da diversi supermercati e centri commerciali;
  • abbattere il complesso scolastico Puccini-Pezzani, un edificio ancora efficiente e in buono stato di conservazione, con l’unico evidente scopo di dare spazio allo stadio e alle nuove attività commerciali, privando il quartiere di un servizio fondamentale situato in una posizione strategica per la fruizione;
  • realizzare parcheggi sotterranei e a livello per auto e pullman, funzionali per cosa se non per lo stadio e i nuovi spazi commerciali.

Infine, cosa grave, non tengono in minima considerazione le sentenze del TAR del 1992, del Consiglio di Stato del 1994, della Corte di Cassazione del 1997, che hanno rilevato insanabili criticità dell’impianto sportivo per la sua ubicazione, dimensione e conseguenti problemi di sicurezza.

Concepire parcheggi pubblici in prossimità del centro storico, quando in tutt’Europa vengono dislocati lontano dal centro città e dai quartieri residenziali, oltre ad andare contro ogni logica e canone urbanistico e ambientale, avrebbe come unica conseguenza l’aumento del traffico e dell’inquinamento acustico e dell’aria per chi vive nella zona.

Nuovi spazi commerciali sono poi del tutto inutili in un quadrante della città ampiamente servito non solo da negozi di prossimità, ma anche da diversi supermercati e centri commerciali – uno in particolare, “La Galleria” (ex Centro Barilla), si trova a soli 350 metri dallo stadio –, col rischio non remoto di generare l’ennesimo “non luogo” che, per la sua dislocazione e tipologia priva di identità, produrrebbe solo altro degrado per i quartieri circostanti oltre ai ben noti disagi che da decenni devono patire a ogni evento sportivo. Significativo che il vicesindaco Marco Bosi, in diverse occasioni pubbliche, sia sia lasciato scappare che “i disagi per i residenti non cambieranno”.

Se il Comune intendesse davvero realizzare un “centro servizi per il quartiere e per la città” sotto le tribune dello stadio, la soluzione non sarebbe certo di dare quel bene pubblico in concessione a un soggetto privato per quarant’anni.

A questo punto viene da chiedersi perché i vertici del Comune e la nuova proprietà del Parma Calcio hanno dichiarato che il progetto è stato “ritirato”, visto che Sindaco e Vicesindaco, nella successiva diretta Facebook, descrivono il futuro del Tardini in modo del tutto uguale a quel che prevedeva il piano precedente, pur affermando che “il progetto non c’è”.

Noi cittadini chiediamo dunque con forza e a buon diritto un confronto preliminare a qualunque tipo di proposta progettuale o decisione che riguardi lo stadio Tardini. Stiamo parlando di un intervento fortemente invasivo che ipotecherà il futuro di un intero quadrante della città e dei suoi abitanti per molti decenni.

Non è questo il modo di procedere.