A latere del vivace dibattito che si è aperto intorno ai lavori di trasformazione di un importante monumento storico come la Cittadella, è doveroso da parte dei cittadini concentrare l’attenzione sul progetto di ampliamento dello stadio Tardini, che coinvolge non soltanto la struttura sportiva ma mira a stravolgere per sempre uno spazio urbano a vocazione residenziale con un intervento fortemente invasivo dal punto di vista urbanistico, architettonico, paesaggistico e sociale.

Da quanto è possibile desumere dalle dichiarazioni del Comune, l’intervento sembra essere concepito con una logica settoriale, che ignora il tessuto urbano circostante dove insistono anche realtà storiche e monumentali di notevole rilevo, come ad esempio il caffè settecentesco del Petitot e il complesso di San Luca degli Eremitani, che potrebbero essere oggetto di una riqualificazione più ragionata e organica.

Il progetto, presentato da un soggetto privato, prevede di trasformare in modo rilevante tutta l’area che accoglie la struttura sportiva del Tardini nonché di demolire l’adiacente plesso scolastico Puccini-Pezzani, e coinvolge di conseguenza le consuetudini e la qualità della vita di chi abita, vive e lavora nei quartieri circostanti. È preoccupante, visto l’impatto considerevole che avrebbe su uno spazio pubblico e una popolazione così ampia, che il privato promotore possa agire in assenza di un quadro pubblico idoneo ad acquisire e confrontare soluzioni volte a garantire la tutela dell’interesse pubblico al rispetto dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini. Precedente aggravato dal fatto che il soggetto privato si occuperebbe anche della sua realizzazione e gestione e pretende una concessione di durata abnorme – si parla di addirittura di 40 anni – che ipotecherebbe, senza possibilità di ripensamenti, le sorti dell’intera area urbana circostante per lunghissimo tempo.

Da quanto è dato sapere – visto che il Comune non dà accesso ai documenti e si limita a dare eco ai proclami del soggetto privato proponente – il progetto prevede interventi massici sullo stadio, quali la demolizione e rifacimento delle tribune est, nord, sud con copertura, la realizzazione di spazi commerciali, di ristorazione e servizi allo stadio per quasi 10.000 metri quadrati, un parcheggio di due piani interrati per 270 posti auto e 3 pullman del club in corrispondenza dell’area dell’ingresso principale, con scavo esteso fin sotto P.le Risorgimento (a pochi metri dal Petitot) e rampe di accesso che lo deturperebbero. È prevista inoltre la demolizione dell’adiacente plesso scolastico Puccini-Pezzani – un edificio di qualità e in buono stato di conservazione che insiste su un area dotata anche di scuola materna che accompagna la crescita dei bimbi del quartiere dall’infanzia fino alla scuola superiore – per dare spazio funzionale allo stadio. Tutta l’area andrebbe invece proficuamente ripensata, vista la vocazione residenziale del quartiere, al servizio della collettività con verde pubblico non interessato da costruzioni, e percorsi ciclopedonali destinati alle famiglie e agli sportivi, adeguatamente protetta da ZTL.

Il Tardini rappresenta oggi un’anomalia rispetto a qualunque canone urbanistico attuale. È l’unico stadio “importante” d’Italia situato in pieno centro abitato al limite del centro storico della città, chiuso interamente in un perimetro continuo in adiacenza con edifici residenziali, in un’area inadeguata a reggere il carico generato da un impianto sportivo di quella dimensione e con vie di accesso insufficienti a garantire la sicurezza. Un’ubicazione particolarmente critica dal punto di vista urbanistico, della viabilità, dell’accessibilità e della sicurezza, frutto di scelte miopi e illegittime compiute all’inizio degli anni ’90. Ancor di più oggi queste scelte sono anacronistiche e necessitano di un profondo ripensamento, tenuto conto che a ogni evento sportivo il quadrante sud-est della città – e non solo – viene sottoposto a forte stress urbano, disagi e limitazioni della mobilità.

Un ulteriore ampliamento del Tardini non farebbe altro che aggravare il carico urbano e i disagi per i residenti di tutta l’area circostante, anche per via dei nuovi parcheggi per auto e pullman e degli spazi commerciali e di ristorazione che il Comune concederebbe di realizzare sotto alle tribune, privando il quartiere della scuola elementare e media al solo evidente scopo di dare spazio al nuovo stadio. Esiste inoltre il rischio non remoto che il soggetto privato concessionario dell’area, con logica di profitto, possa aprire il Tardini ad altri eventi, anche non sportivi, incrementando ulteriormente lo stress urbano e il disagio per i quartieri limitrofi.

Sarebbe molto più appropriato e conveniente – nonché in linea con quello che accade nelle maggiori città europee – destinare tutta l’area a verde pubblico con spazi attrezzati per le attività sportive amatoriali, riportando la struttura del Tardini al suo aspetto e destinazione originali, recuperando gli spazi che sono stati erosi nel tempo dalla cementificazione compiuta per potenziarne la capienza, e delocalizzare lo stadio altrove, magari inserendolo in un progetto di riqualificazione urbana meno invasivo e più lungimirante (gli esempi realizzati o in corso di definizione sono molti: Torino, Bari, Udine, Parigi, La Spezia, Reggio Emilia, etc.).

Quello che indigna è che il Comune, invece di aprire un dibattito pubblico e confrontarsi coi cittadini, soprattutto quelli residenti nel quadrante urbano coinvolto, interloquisce esclusivamente con il soggetto privato proponente del progetto, avallandone à la carte e in modo insipiente le richieste a scapito del bene pubblico.

Purtroppo la normativa vigente, la nefasta “Legge Stadi”, non è nostra alleata perché consente di far passare, con iter abbreviato e tutele amputate, interventi – anche i più scellerati – sulla testa dei cittadini. Proprio per questo ne sono già stati evidenziati chiari profili di incostituzionalità. Ma il Comune, in modo opaco e protervo, cerca solo di accelerare l’iter approvativo di questo progetto, sordo a qualunque voce critica della cittadinanza.

Noi abbiamo un’altra idea di città e il dovere civico ci impone di far sentire, prima che sia troppo tardi, la nostra voce e le nostre ragioni. Per questo abbiamo costituito il Comitato Tardini Sostenibile nell’interesse della comunità e per la tutela del paesaggio urbano che sarebbe ulteriormente offeso e snaturato da un progetto completamente inadeguato al contesto nel quale lo si vuole inserire a forza.

È nostra intenzione porre all’attenzione della pubblica opinione, dell’informazione e di tutti gli Organi Istituzionali che abbiano il potere di intervenire in maniera diretta o indiretta, le criticità di un progetto che riteniamo inaccettabile, non solo per come è concepito ma anche per come viene imposto alla città, per le inevitabili ricadute negative che avrà sulla qualità della vita e la sicurezza dei cittadini. Coinvolgeremo per questo anche tutte quelle realtà da sempre sensibili alla tutela del paesaggio e del patrimonio culturale.