Stadio Tardini: giunta e Parma Calcio, le relazioni pericolose

Metafora del potere avido e corrotto, sfruttatore del popolo a cui promette futuri che non ha intenzione di realizzare.

La giunta ed Effetto Parma: viene prima lo stadio della scuola, dei cittadini e delle sentenze dei Tribunali

Lunedì 29/03 scorso si è dimostrato il fallimento del coinvolgimento dei cittadini nel percorso svolto dall’amministrazione. Piazza Garibaldi ha accolto una manifestazione che si è tenuta contemporaneamente alla seduta del Consiglio comunale. Un presidio pacifico del Comitato Tardini Sostenibile, organizzato più con la preoccupazione di evitare assembramenti che con quella di richiamare gente, nel quale le persone hanno chiesto di mettere al centro della discussione il benessere dei cittadini e non gli interessi di un privato.

Si trattava di approvare o meno la mozione presentata dalla consigliera d’opposizione Roberti, l’unica che garantiva con chiarezza l’impegno a non abbattere la scuola Puccini Pezzani, conservandola in esercizio come oggi, invece di lasciarla, come ora, a un progressivo degrado. È pur sempre vero che il danno erariale si configura anche per condotte omissive.

L’interesse del privato prevale sulla scuola e sul bene pubblico

Se l’intenzione della giunta e di Effetto Parma fosse stata di non abbattere la scuola, sarebbe stato sufficiente votare a favore della mozione della consigliera Roberti che, appunto, chiedeva la salvaguardia di quell’edificio scolastico dalla demolizione. Come mai, invece, Effetto Parma ha presentato frettolosamente una seconda mozione, concepita in modo sibillino, per metterla al voto lo stesso giorno – in palese contrapposizione – di quella della Roberti?

La mozione di Effetto Parma, invece di limitarsi al tema scuola, sposta l’attenzione sullo stadio, soprattutto sulle esigenze del promotore privato – il Parma Calcio – che chiede di intervenire su uno spazio pubblico all’unico scopo evidente di soddisfare i propri interessi economico-finanziari. La mozione infatti dà per scontato l’inserimento nello stadio di nuove “funzioni” commerciali (negozi? supermarket? bar? ristoranti? parcheggi interrati o in superficie? sale bingo?) che oggi non esistono, né sono contemplate dalla convenzione in essere, né dal piano urbanistico e che nulla hanno a che vedere con lo sport e con il calcio.

Effetto Parma vota contro la salvaguardia della scuola Puccini Pezzani

La mozione Roberti è stata bocciata dalla maggioranza di Effetto Parma, che invece ha votato compatta per la propria (con la connivenza del PD che si è astenuto), lasciando così aperto lo spiraglio per avere le mani libere sulla scuola. Il voto non ha certo demotivato i cittadini che, noto il modus operandi di questa giunta, erano già preparati all’esito, ma non per questo rassegnati a subire passivamente le decisioni di governanti di ristrette vedute, facile preda del primo che arriva sventolando rotoli di dollari.

Ammesso e non concesso che i dollari ci siano davvero, perché a quanto si apprende nessun esponente della giunta si è peritato di chiedere le dovute garanzie sulla continuità sportiva ed economico-finanziaria della società del Parma Calcio, prima di procedere in una sorta di ubriacatura priva di qualunque raziocinio, talmente illogica e sconclusionata che all’interno della stessa maggioranza di Effetto Parma non si riesce a mettere un punto fermo sul problema, questo sì davvero pressante, della sorte del plesso scolastico Puccini Pezzani.

L’assessore Alinovi conferma che il plesso Puccini Pezzani verrà sgombrato. Cosa accadrà dopo?!

In quel Consiglio abbiamo visto il vicesindaco Bosi ripetere fino alla noia che “la scuola non verrà abbattuta” mentre l’assessore Alinovi, nella stessa sessione, ha dichiarato che: la scuola secondaria Castelletto (n.d.r. costruenda Scuola nel Parco) è in sostituzione della (n.d.r. media) Puccini e che la (n.d.r. elementare) Pezzani, in un’ottica di breve periodo, resta dov’è… in un’ottica più a lungo termine ci sarà la possibilità di valutare il destino dell’istituto comprensivo (n.d.r. plesso Puccini Pezzani), che potrà avere un baricentro maggiormente spostato a sud (n.d.r. spostare a sud = sgombrare), avendo la nuova elementare (n.d.r. Pezzani) nell’area Castelletto (n.d.r. quindi anche l’elementare Pezzani verrà trasferita nella costruenda Scuola nel Parco)”. In buone parole l’assessore Alinovi conferma l’intenzione di sgombrare – è solo questione di tempo – tutto il plesso di via Puccini! E cosa accadrà dopo?!

Le repliche e il dissenso non sono ammessi, vengono accolti come un affronto personale. Non è corretto e non denota senso democratico, né capacità di dialogo, né onestà intellettuale, bollare qualsiasi obiezione come “inaccettabile”, non è certo un buon viatico verso quel “confronto trasparente” che il vicesindaco Bosi invoca a ogni piè sospinto, senza rendersi conto di essere ormai lontano anni luce dai cittadini e dalla città che governa (in modo assai discutibile), e della storia che procede a suo dispetto. Il mondo cambia! E necessariamente anche le cose possono e devono cambiare, ma occorre avere l’intelligenza, la lungimiranza, la cultura e la capacità di cogliere le occasioni quando si presentano per poter migliorare. Chiediamo a Bosi quante volte ha organizzato i suoi incontri con un quaderno bianco in mano, invece che col progetto e con le idee del Parma Calcio, accompagnato da Arcadis.

Lo schiaffo alla città

In questo momento si è presentata un’occasione, probabilmente irripetibile, di ripensare un intero settore della città, e la si sta perdendo per colpa di pregiudizi e di faziosità incomprensibili. Un atteggiamento dogmatico privo di qualsiasi supporto oggettivo. Ma quel che è peggio è che le conseguenze di questa proterva miopia ricadranno su decine di migliaia di cittadini in modo permanente e insanabile.

A fronte di questo potenziale stravolgimento dell’aspetto e della vita di un intero quartiere e delle sue pesanti ricadute sull’intera città, ci si domanda quale sia la ragione del mantra, purtroppo ripetuto trasversalmente da tutta la politica, che recita “lo stadio da lì non si sposta”.

Non ci sorprende affatto che tale affermazione sia sostenuta dalla giunta, che appare genuflessa ai desiderata del Parma Calcio e della sua nuova proprietà. All’opposto, sarebbe sorprendente che questa amministrazione, esercitando una volta tanto il ruolo di garante dell’interesse pubblico per cui è stata eletta, si ponesse come attento mediatore e, sempre nell’ascolto e nel rispetto dei cittadini, governasse la questione Tardini con la dovuta competenza e trasparenza.

Il dogma dell’inamovibilità dello stadio: “cui prodest scelus, is fecit”

Ci amareggia non poco che il dogma della inamovibilità dello stadio sia affermato anche da quelle parti politiche che solitamente vigilano con maggiore sensibilità e cognizione di causa sulla res publica. A loro, quindi, forse può avere senso chiedere quale sia la ragione che a priori – senza l’evidenza di alcuna analisi e studio preventivo di esperti autorevoli sugli impatti urbanistici e sociali e delle conseguenze a lungo termine sulla città e i cittadini – li spinge a una tale preconcetta conclusione.

Come è possibile pensare di governare le trasformazioni della città partendo da dogmi e pregiudizi? Lo stadio non è la Cattedrale di Parma. Milano, come molte altre città, ha già affrontato questo problema, ma nella consapevolezza che non si debbano ascoltare e imporre a prescindere solo le esigenze del business – del gioco è ormai rimasto poco – del calcio, ma viceversa devono essere la città e i suoi cittadini, attingendo alle proprie risorse di saperi esperti nei processi urbanistici e sociali, a decidere secondo la visione e i bisogni dell’intera collettività, in modo onesto, democratico, inclusivo, competente, trasparente e partecipato.

Perché a Parma non si vuole prendere in considerazione la possibilità di approfittare della proposta di un privato per pensare questo intervento sulla città in modo più organico, secondo una visione di lungo termine, finalmente adattata alle nuove esigenze, ai bisogni emergenti e alle istanze della contemporaneità, che chiede di ripensare la città e la qualità della vita su nuovi e più lungimiranti modelli? L’amministrazione comunale ha mai valutato opzioni diverse? La smania di inseguire interessi disparati non va d’accordo con la coerenza e porta al disastro.

Le sentenze dei Tribunali ignorate

In ultimo sottolineiamo che avallare in modo acritico e insipiente il nuovo intervento sullo stadio rappresenta anche un ulteriore pesantissimo schiaffo ai tanti cittadini che, pagando di tasca propria, hanno dovuto ricorrere alla Legge in un lungo e oneroso procedimento giudiziario per la difesa dei propri sacrosanti diritti contro il Comune e la società di calcio, a cui i Tribunali, non tanto ai cittadini, ma alla Legge stessa, hanno dato piena e inoppugnabile ragione. Ebbene, ancora una volta questa amministrazione comunale – e purtroppo anche larga parte della minoranza – colpevolmente decidono di ignorare le sentenze del TAR 1992, del Consiglio di Stato 1994, della Cassazione 1997 e del TAR 1998.

Sentenze che hanno evidenziato insanabili criticità dell’impianto sportivo per la sua anomala ubicazione nel pieno centro abitato della città, nonché invitato il Comune di Parma a rimuovere le misure restrittive per cui a ogni evento sportivo si limita fortemente la mobilità in una vasta area urbana, che non consentono, a chi non si reca allo stadio, l’esercizio degli elementari diritti di movimento in cui si sostanzia la qualità della vita.

Una politica che non tutela il bene pubblico è inadatta a governare

Non pensare alla de-localizzazione dello stadio svela la scoraggiante mancanza di visione della complessità dei processi di trasformazione urbana e, conseguentemente, l’inadeguatezza all’incarico di governo della città da parte della nostra politica locale. Ma soprattutto significa sorvolare sulle suddette sentenze dei Tribunali, in tal modo, rendersi complici e corresponsabili – come già i loro omologhi del passato – di continuare a esercitare il proprio ruolo politico operando “fuori dalla legge” e contro quei cittadini che la Giustizia, nelle sue valutazioni, ha sancito con indubitabile chiarezza fossero da tutelare.

Si chiede legittimamente al cittadino il rispetto delle norme. Ma quale giudizio possono avere i cittadini di coloro che, soprattutto in quanto investiti di una funzione pubblica, non tengono in alcun conto le necessità dei cittadini e, addirittura, nemmeno l’espressione cogente della Legge e degli organi giudiziari?!

Stadio Tardini: la scuola NON si tocca!

Il Comitato continua a sostenere la mozione di “Salvaguardia del plesso scolastico Puccini Pezzani dall’abbattimento” depositata dalla consigliera Roberta Roberti il 16 febbraio 2021 e sottoscritta da tutta la minoranza di centrosinistra, che andrà al voto del Consiglio comunale lunedì prossimo 29 marzo.

Solo la mozione Roberti garantisce che:

  • l’edificio NON verrà abbattuto e la scuola resterà in esercizio come oggi;
  • il plesso scolastico Puccini Pezzani verrà inserito nella programmazione comunale che consente di svolgere la regolare manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, volta a garantirne la piena funzionalità ed efficienza;
  • il plesso scolastico Puccini Pezzani risponde a pieno alle regole che vincolano la disposizione delle scuole rispetto al proprio stradario di riferimento;
  • la costruenda “Scuola nel Parco”, presso l’area dell’ex Castelletto, è progettata in funzione del nuovo quartiere periferico che si è sviluppato a sud-est della città. D’altro canto e proprio per questo, non può in alcun modo essere sostitutiva della Puccini Pezzani.

Se l’intenzione della giunta e di Effetto Parma fosse di non abbattere la scuola, sarebbe sufficiente votare a favore della mozione della consigliera Roberti che, appunto, chiede la salvaguardia di quell’edificio scolastico dalla demolizione. Come mai, invece, Effetto Parma presenta frettolosamente una seconda mozione, concepita in modo sibillino, e la fa mettere al voto lo stesso giorno – in palese contrapposizione – di quella della Roberti?

La mozione di Effetto Parma, invece di limitarsi al tema scuola, sposta l’attenzione sullo stadio, soprattutto sulle esigenze del promotore privato che chiede di intervenire su uno spazio pubblico all’unico scopo evidente di soddisfare i propri interessi economico-finanziari. La mozione infatti dà per scontato l’inserimento nello stadio di nuove “funzioni” che oggi non esistono, né sono contemplate dalla convenzione in essere, né dal piano urbanistico e che nulla hanno a che vedere con lo sport e con il calcio.

Questa mossa ha tutto l’aspetto di uno sfacciato e inconfessabile “baratto”, dove la salvaguardia di una scuola (peraltro non assicurata per via della formulazione assai ambigua della mozione di Effetto Parma) viene “scambiata” con funzioni commerciali, oggi non previste nello stadio, all’unico scopo evidente di soddisfare gli interessi del promotore privato. Come si conciliano l’interesse pubblico e la tutela dei cittadini con una simile manovra di palazzo?

La mozione di Effetto Parma si preoccupa anche di “incrementare il confort degli spettatori allo stadio”. Proposito lodevole, ma nulla fa per risolvere i gravi problemi e i moltissimi disagi causati, nelle giornate di partita, dalle misure restrittive della mobilità (dichiarate illegittime dal TAR) che non consentono, a chi non si reca allo stadio, l’esercizio degli elementari diritti di movimento in cui si sostanzia la qualità della vita.

La mozione infine chiede al Consiglio di esprimersi al buio. In sostanza propone di sottoscrivere una cambiale in bianco sull’ampliamento dello stadio senza che alcun progetto sia ancora depositato in Comune e senza che ne siano stati valutati, nelle opportune sedi istruttorie, l’interesse pubblico, la fattibilità urbanistica, ambientale, nonché le garanzie di continuità economico-finanziaria della società promotrice. Che valore può avere un voto con questi presupposti? E soprattutto, chi si assume la responsabilità di esprimere un parere favorevole in totale assenza di qualsiasi elemento di valutazione e delle dovute garanzie?

Come mai la giunta ed Effetto Parma chiedono il voto adesso, quando nella loro mozione è scritto che il deposito del progetto del Parma Calcio è imminente (1-2 settimane?) e quindi tutto è già definito e basterebbe aspettare pochi giorni, almeno per vedere i documenti?

E ancora, come è possibile che la giunta ed Effetto Parma, nella loro mozione, siano in grado di descrivere così meticolosamente i contenuti del progetto prima ancora che il promotore privato lo abbia depositato in Comune?

Quello che appare evidente è la corsa frenetica del vicesindaco Bosi e di Effetto Parma a voler “incassare” l’approvazione preventiva del Consiglio su un progetto di ampliamento dello stadio Tardini – che prevede un intervento devastante nel pieno centro abitato della città e una concessione della durata abnorme di 40 anni – di cui allo stato attuale non esiste alcuna evidenza documentale e nulla è dato sapere. Come si può definire tutto ciò un “virtuoso percorso di confronto … trasparente e cristallino”, come è scritto, con notevole supponenza, nella mozione?

Ci chiediamo se Effetto Parma e il vicesindaco Bosi abbiano impiegato le stesse energie e la stessa solerzia che stanno spendendo per promuovere l’intervento sul Tardini per chiedere le dovute garanzie sulla continuità sportiva, societaria ed economico-finanziaria del nuovo comparto societario del Parma Calcio. Basta forse l’intervista di Diletta Leotta in cui il sig. Krause ha dichiarato “di guardare le cose a lungo termine, pensando ai figli e ai nipoti”? Per il vicesindaco Bosi sono sufficienti queste parole come garanzia per affidare un bene pubblico così importante per la città in concessione a un privato per i prossimi 40 anni?

Il Parma Calcio nel breve giro di 5 anni ha cambiato proprietà ben 4 volte. La squadra attualmente è in zona retrocessione e la società negli ultimi 4 bilanci depositati (dal 2015-2016 al 2018-2019) ha registrato 40,6 milioni di euro di perdite. Il vicesindaco Bosi ha fatto le dovute valutazioni su questi aspetti per nulla marginali? Le ha condivise con qualcuno? Nella mozione di Effetto Parma però non si fa accenno. È possibile votare a favore della mozione senza garanzie su questi aspetti?

Perché, invece, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, in una situazione analoga e nell’interesse della città, ha imposto lo stop al progetto e alla concessione del nuovo stadio di San Siro in attesa di avere le dovute garanzie societarie ed economico-finanziarie dalla proprietà dell’Inter? E stiamo parlando dell’Inter, una squadra fortissima, prima in classifica della Serie A e con ben altre aspettative di entrate economiche. Come intende procedere il sindaco di Parma? Avrà la stessa cura nei confronti della città, lo stesso scrupolo verso i cittadini, la stessa onestà intellettuale del suo omologo milanese?

Chi ha a cuore Parma, chi difende i valori della relazione democratica tra istituzioni e cittadini, l’importanza di tutelare il bene comune, il rispetto della separazione di ruolo tra pubblico e privato, nonché la necessità di garantire competenza, trasparenza e partecipazione nelle decisioni che riguardano la cosa pubblica e continua a sperare di potere parlare con orgoglio della propria città, non può tacere assistendo agli sviluppi sempre più paradossali e sconcertanti della vicenda stadio Tardini. In cui, va detto, lo sport e il calcio che anche noi amiamo, non hanno più nulla a che fare.

Stadio Tardini: il sondaggio fasullo, l’abbattimento della scuola, l’etica del Far West

Scriviamo in merito alla vicenda del progetto di ampliamento dello stadio Tardini che riguarda il questionario dal titolo “Rigeneriamo lo stadio Tardini, insieme!”, voluto dal Parma Calcio – la società privata che intende realizzare l’intervento su quello spazio pubblico – e promosso in modo del tutto irrituale dall’Amministrazione comunale.

Il sondaggio fasullo

Come prima considerazione, abbiamo appurato che è possibile inviare il questionario più volte: questa evidenza rende qualsiasi risultato totalmente privo di valore e di senso. Com’è possibile che questa Giunta promuova un sondaggio “truccato”, ma che addirittura lo presenti come un valido supporto di consultazione dei cittadini per decidere la trasformazione di uno spazio pubblico rilevante come quello dello stadio Tardini?

La front page del sondaggio reclamizza con tutta evidenza il Parma Calcio e pone l’ampliamento del Tardini nella sua attuale ubicazione come unica possibilità. Il questionario ignora quindi una questione cruciale sulla quale invece dovrebbe essere possibile esprimere un giudizio. L’ipotesi di delocalizzare l’impianto sportivo in sede più consona, al difuori del centro abitato, non può essere infatti esclusa in modo aprioristico e dogmatico.

Chi dissente non può rispondere a tono, spostando la questione dalla trappola demagogica del Piano Strutturale Comunale e del “consumo di suolo”, alle ben più cogenti sentenze del TAR. Queste infatti hanno bocciato sia l’ampliamento degli anni ’90, poiché l’impianto è “chiuso in un perimetro continuo e totalmente immerso in pieno centro abitato”, sia le misure interdittive della mobilità messe in atto a ogni evento sportivo, per il fatto che lo stadio si trova nel pieno centro abitato della città, che non consentono, a chi non si reca allo stadio, l’esercizio degli elementari diritti di movimento in cui si sostanzia la qualità della vita.

L’impostazione di svariate domande offende l’intelligenza, in alcune si fa confusione – in modo manipolatorio – tra servizi pubblici e attività commerciali. In altre domande – altrimenti perché porle – emerge chiaramente l’intenzione del promotore privato di mutare la destinazione dell’area pubblica su cui insiste lo stadio, dal mero fine sportivo a scopi commerciali o immobiliari. Ma a quale prezzo e con quali ricadute sui quartieri circostanti e sulla qualità della vita dei cittadini non è dato sapere.

Si pongono domande capziose sulla scuola Puccini Pezzani. Ci chiediamo preoccupati per quale motivo il Parma Calcio sarebbe interessato a quella scuola? Da mesi infatti assistiamo a una girandola di affermazioni del vicesindaco Marco Bosi, regolarmente smentite e poi nuovamente riproposte, tutte ampiamente documentate, circa l’abbattimento di questo edificio scolastico essenziale per il suo quartiere.

La pagina conclusiva del questionario reclamizza le imprese private che si stanno occupando del progetto di ampliamento dello stadio. Si legge che lo scopo è di “capire l’utilizzo e fruizione futura degli spazi, da sottoporre ai progettisti e al Parma calcio”. Com’è possibile che l’amministrazione comunale lasci libero il privato di decidere come intervenire su un bene pubblico sulla base di un sondaggio fasullo? È del tutto evidente, infatti, che la società del Parma Calcio non agisce certo per filantropia, come alcuni esponenti della Giunta vogliono farci credere, ma chiede di intervenire su uno spazio pubblico per soddisfare esclusivamente i propri interessi economico-finanziari.

La preoccupante confusione tra pubblico e privato

Quanto detto finora pone seri dubbi sulla correttezza dell’atto formale compiuto da Bosi, nel suo ruolo di pubblico funzionario, di inviare mail ai Comitati Civici e ad altri soggetti per promuovere il sondaggio voluto da una società privata quale è il Parma Calcio. Com’è possibile che il sondaggio del Parma Calcio sia stato pubblicato addirittura sulla pagina Facebook istituzionale del Comune?

A questo si aggiunge, a stretto giro, l’altrettanto inedita vicenda della mail inviata dal dirigente scolastico dell’I.C. Puccini, Gastone Demaldè, ai genitori degli alunni dell’istituto, in cui chiede la compilazione dello stesso questionario. Il Parma Calcio è una società privata che non gode di alcun accreditamento pubblico e che nulla ha a che fare con la scuola. Esprimiamo seri dubbi sulla correttezza e legittimità di un simile atto, dove un dirigente scolastico si presta a diffondere materiale che nulla ha a che vedere con la funzione educativa della scuola. Ci si chiede quali intenzioni abbiano ispirato Demaldè.

È emblematico che, prima ancora che il “vecchio progetto fosse depositato, a inizio settembre 2020, in Comune e che fosse quindi possibile valutarne l’interesse pubblico e la fattibilità attraverso una delicata procedura da effettuarsi nelle appropriate sedi tecniche, esponenti della Giunta lo abbiano più volte dichiarato in linea con gli intendimenti dell’Amministrazione. Marco Bosi: Posso anticipare che questo lavoro è assolutamente in linea con la visione che l’Amministrazione ha sempre avuto dello stadio.” (La Repubblica, 26 agosto 2020 – Verso il nuovo Tardini, il Comune: “Progetto del Parma Calcio in linea con la nostra visione”). È lo stesso progetto che, nei documenti depositati in Comune, definisce l’edificio scolastico Puccini Pezzani una “interferenza” che “pone infatti delle criticità al raggiungimento degli obiettivi finali di riqualificazione dell’impianto” e in cui è scritto anche: “Le lavorazioni della Fase 2 (n.d.r. riqualificazione tribuna sud e realizzazione edificio angolo sud-est) potranno aver luogo solo previa demolizione, a cura dell’Amministrazione Concedente, dell’esistente edificio scolastico posto su via Puccini”.

L’abbattimento della scuola Puccini Pezzani

Dirimente, sul tema scuola Puccini Pezzani, è la vicenda che riguarda la MOZIONE (ex art. 30 dello Statuto e art. 28 del Regolamento comunale) recentemente depositata da alcuni Consiglieri per il voto al Consiglio, finalizzata “a non procedere o acconsentire in alcun modo e per nessun motivo alla demolizione del plesso scolastico Puccini Pezzani e anzi a impegnarsi a inserire detto plesso scolastico nella programmazione comunale che consenta di svolgere la manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, volta a garantirne la piena efficienza, al servizio dello stradario del quale è da sempre baricentrico, in piena complementarietà con la prospiciente scuola materna Fantasia, con cui costituisce insostituibile complesso al servizio del quartiere.”

Se l’intenzione di abbattere la scuola non fosse verosimile – e qui ci sarebbe da domandarsi sulla base di quali presupposti o accordi non svelati ciò sia concepibile – ci chiediamo come mai alcuni Consiglieri comunali abbiano ritenuto necessario e indifferibile promuovere questa iniziativa. La mozione è ferma da settimane in Comune, in attesa di quali decisioni non è dato sapere.

Il vicesindaco Marco Bosi interviene in Consiglio comunale l’8 marzo 2021 rispondendo alla consigliera Roberta Roberti e, in merito alla mozione, si esprime con parole su cui è fondamentale fare attenzione. Nella sua replica, il vicesindaco MAI afferma che la scuola non sarà abbattuta, e aggiunge: “Si continuano a dire cose faziose, cioè che la volontà (n.d.r. del vicesindaco e della Giunta) è quella di abbattere una scuola o di sacrificare una scuola… fra un mese avremo la verità… quando la scuola vedrete che sarà lì dov’è esattamente come oggi”. Ci mancherebbe altro che fra un mese la Puccini Pezzani fosse già abbattuta!

A questo proposito vale la pena richiamare quanto lo stesso vicesindaco ha asserito a inizio febbraio 2021 (La Repubblica, 3 febbraio 2021 – Nuovo Tardini, Bosi: “Cantiere possibile dall’estate 2022…”). In quella circostanza Marco Bosi ha affermato che il “trasferimento” (n.d.r. sgombero dal plesso Puccini Pezzani) della media Puccini nella scuola in costruzione nell’area ex Castelletto è confermato, tanto che il vicesindaco arriva a dichiarare che “Il preside dell’istituto (n.d.r. Gastone Demaldè) ci ha detto che prima le elementari saranno riunite (n.d.r. sgomberate dal plesso Puccini Pezzani) alle medie meglio sarà”. A quel punto, sgomberata anche l’elementare Pezzani, il plesso scolastico potrà essere interamente abbattuto.

Demolire la Puccini Pezzani sarebbe un abuso nei confronti delle famiglie del quartiere che verrebbero private dei servizi educativi essenziali e procurerebbe un grave e ingiusto danno al patrimonio erariale della città, soprattutto per lo stato di conclamata carenza di spazi scolastici in cui versa Parma, perciò costretta ad affittarne di aggiuntivi a spese dei contribuenti.

L’etica del Far West

Tutto ciò pare confermare il ruolo subalterno dell’ente pubblico agli interessi del promotore privato, ormai così certo del proprio ascendente sull’Amministrazione della città, da potersi permettere di designare il futuro di Parma, decidendo dove deve stare lo stadio, per i prossimi cent’anni.

Com’è dunque possibile che l’Amministrazione comunale si mostri a tal punto appiattita su interessi che poco hanno a che vedere con il bene pubblico, ignorando, o meglio calpestando, i diritti di coloro che risiedono, abitano, vivono, studiano e lavorano nei quartieri intorno allo stadio e di tutti? Come precisa l’Autorità Nazionale Anticorruzione, non sono ammesse subalternità della funzione pubblica all’agente privato.

Il Tardini non può diventare il grimaldello per realizzare speculazioni immobiliari e commerciali, che nulla hanno a che vedere con l’interesse pubblico, edificando in modo pesante e scriteriato nel pieno centro abitato della città.

Solo attraverso un’analisi preliminare ragionata, che tenga conto dei molteplici fattori in gioco e delle possibili alternative, mai considerate da questa Giunta, è possibile fare pianificazione urbanistica e interventi coerenti rispetto ai canoni della sostenibilità etica, ambientale, sociale ed economica, tenendo conto che il contesto dove attualmente è collocato lo stadio è una parte della città storica che si è strutturata su logiche urbanistiche e abitative che non potranno mai, oggi e soprattutto in futuro, sopportare le trasformazioni richieste.

Il privato non può sostituirsi – come a Parma sta accadendo in modo grave e preoccupante, non solo per lo stadio – a quelle che dovrebbero essere le competenze dell’amministrazione pubblica. È inammissibile che un unico soggetto privato possa dettare l’agenda del Comune e l’urbanistica della città!

Essendo dimostrata la capziosità e totale inaffidabilità del sondaggio voluto e gestito dal Parma Calcio, che può essere soggetto a manipolazione dei risultati in quanto è appurato che è possibile inviare il questionario più volte, cosa che rende qualsiasi esito totalmente privo di valore e di senso, è del tutto evidente che NON può essere considerato in alcun modo come strumento di valutazione di una eventuale sedicente “espressione della volontà dei cittadini”.

Ci aspettiamo pertanto che il Comune, mai e in nessuna occasione e per nessun motivo, pensi di servirsi o divulgare o dare risalto o anche solo fare riferimento a tale discutibile iniziativa allo scopo, anche solo indiretto, di promuoverne o accreditarne i contenuti e gli eventuali esiti.

Il Comune non può continuare in questa grave e sconcertante confusione di ruoli, il suo dovere è rappresentare e tutelare i cittadini, non perseguire gli interessi di un singolo privato a dispetto e danno della comunità e del bene pubblico.

Stadio Tardini: la prova che smaschera la Giunta sulla demolizione della scuola

Dalla lettura della Relazione Illustrativa del Progetto di ampliamento dello stadio Tardini, depositato dal Parma Calcio in Comune a inizio settembre 2020, capiamo finalmente uno dei motivi, forse il principale, per cui il vicesindaco Bosi e il sindaco Pizzarotti si sono ben guardati dal rendere pubblici quei documenti: avrebbero sollevato un’ondata di indignazione generale, in quanto su quelle carte è dimostrato il vero e unico scopo per cui si vuole abbattere in modo ingiustificato una scuola ancora efficiente e baricentrica allo stradario del quartiere a cui fornisce i servizi educativi.

Per evitare fraintendimenti, è meglio riportare testualmente quanto si legge nella documentazione, in modo che ciascuno possa elaborare un giudizio sull’operato di chi dovrebbe adoperarsi per il bene di tutti i cittadini.

Estratto da Relazione Illustrativa (SF.GEN.01.001) del Progetto di rinnovamento dello stadio Ennio Tardini di Parma e la conduzione e gestione dello stesso, documento parte del materiale depositato in Comune a inizio settembre 2020 e mai reso pubblico:

  • […] “L’impianto sportivo si trova oggi all’interno di un tessuto urbano consolidato. I fabbricati che lo circondano sono principalmente a funzione residenziale o legate a questa. L’unica eccezione è rappresentata dai fabbricati che compongono l’Istituto Comprensivo Giacomo Puccini.”;
  • […] “Le lavorazioni della Fase 2 (n.d.r. riqualificazione tribuna sud, quella più vicina alla scuola, e realizzazione edificio angolo sud-est) potranno aver luogo solo previa demolizione, a cura dell’Amministrazione Concedente, dell’esistente edificio scolastico posto su Via Puccini; tale edificio pone infatti delle criticità al raggiungimento degli obiettivi finali di riqualificazione dell’impianto sportivo in quanto determina sia una riduzione dell’area cortilizia a servizio dello stadio nonché una strettoia delle vie di esodo ed accesso da parte degli spettatori.” […] “L’eliminazione di detta interferenza… garantire un aumento dei posti a sedere ed una più agevole fruizione della struttura sportiva”.

Quelle poche righe della Relazione Illustrativa pongono la questione sotto una luce ben diversa da quanto prospettato da esponenti apicali della Giunta con una campagna di dichiarazioni, messa in atto nell’ultimo anno e mezzo nei confronti dell’opinione pubblica, volta a dimostrare problemi insolubili che graverebbero su quell’edificio, tali da giustificarne l’abbattimento:

  • problemi strutturali” sostenuti dal vicesindaco: se così fosse, ci dovremmo chiedere preoccupati come mai l’edificio scolastico non sia stato tempestivamente chiuso e reso inagibile;
  • problemi sismici” più volte paventati dal sindaco: gli edifici scolastici sono sottoposti regolarmente ad accurate valutazioni di rischio sismico e non risulta che vi siano problemi; signor sindaco, come dice lei: “le parole sono importanti”;
  • cortile troppo piccolo”, come dichiarato dal vicesindaco: prima era più ampio, ma è stato ridotto una prima volta per aprire una seconda via d’accesso allo stadio, successivamente, in modo ancora più invasivo, a seguito dei lavori di ampliamento del Tardini del 1991, per dare altro spazio allo stadio, sottraendolo alla scuola;
  • problemi di efficienza energetica” asseriti dal vicesindaco e da altri membri della Giunta: tante altre scuole del Comune ne soffrono esattamente come la Puccini-Pezzani, ma a nessuno verrebbe in mente di abbatterle; piuttosto vengono programmati interventi manutentivi straordinari di adeguamento energetico;
  • più conveniente demolirla che rinnovarla”, dichiarazione più volte ribadita da diversi membri dell’Amministrazione: le scuole di Parma che sono baricentriche per lo stradario dei loro quartieri, come lo è la Puccini-Pezzani per il proprio, anche se molto più vecchie, non solo non vengono abbattute, ma vengono sottoposte a manutenzione ordinaria e straordinaria per adeguarle e tenerle in efficienza; alcune sono state integralmente demolite e ricostruite dove erano a conferma che il criterio che stabilisce la loro ubicazione è lo stradario al quale sono centrali.

La prova delle reali motivazioni per abbattere una scuola sta in quelle poche righe della Relazione Illustrativa del progetto di ampliamento del Tardini. Progetto concepito nel corso del 2019 e depositato in Comune a inizio settembre 2020, senza alcuna valutazione preliminare condivisa o processo partecipato nei confronti della città.

La trama qui è cambiata in corsa, quando ci si è resi conto che, senza abbattere la scuola Puccini Pezzani, lo stadio non si poteva ampliare come voluto dal promotore privato del progetto, dato che: “tale edificio pone infatti delle criticità al raggiungimento degli obiettivi finali di riqualificazione dell’impianto sportivo in quanto determina sia una riduzione dell’area cortilizia a servizio dello stadio nonché una strettoia delle vie di esodo ed accesso da parte degli spettatori”.

Demolire una scuola ancora efficiente e baricentrica per il suo quartiere è già un controsenso, farlo con lo scopo di assecondare gli interessi di un soggetto privato, sarebbe un grave segnale di sottomissione di questa Giunta a interessi che poco hanno a che fare con il bene pubblico e procurerebbe un grave e ingiusto danno al patrimonio erariale della città. Danno ancora più grave visto che Parma vive da diversi anni in emergenza spazi scolastici e per sopperire il Comune deve affittarne di aggiuntivi a spese dei contribuenti e molti studenti sono costretti ad andare in istituti anche molto lontani dal loro quartiere.

E non si venga a dire che il nuovo plesso scolastico “Scuola nel Parco”, previsto nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli), è sostitutivo della scuola che la Giunta intende abbattere. Quel plesso non è stato progettato per rimpiazzare la Puccini-Pezzani, in quanto prevede solo una scuola media ed è concepito per essere baricentrico al crescente fabbisogno di aule dell’area periferica sud-est della città (zona via Traversetolo, via Sidoli, via Gronchi, via Budellungo, Sant’Eurosia) che si è fortemente sviluppata negli ultimi decenni. Quindi una scuola aggiuntiva a quelle esistenti e al servizio di un’area ben diversa da quella della Puccini-Pezzani.

Possiamo solo auspicare che su questa vicenda, dove un’amministrazione pubblica si presta ad avallare in modo così arbitrario e disinvolto l’abbattimento di una scuola ancora efficiente e centrale per il suo quartiere, con l’unico fine evidente di assecondare gli interessi di un soggetto privato, i cittadini possano riflettere a fondo.

Stadio Tardini: un’anomalia in pieno centro abitato

Stadi capacità over 18.000 spettatori – Serie A-B: distanza dal centro storico

Lo stadio Tardini è inserito in un’area di circa 36 mila metri quadri (il campo di gioco e le tribune occupano circa 22 mila metri quadri) in pieno centro abitato, sulla cintura dei viali interni che delimitano il centro storico di Parma, nel mezzo di un quartiere storicamente residenziale. Ubicazione del tutto inadeguata a reggere lo stress urbano generato da uno stadio di calcio di Serie A. Un caso unico in tutto il panorama nazionale.

A chi tenta di giustificare l’evidente anomalia urbanistica, viabilistica e sociale di quell’ubicazione, affermando retoricamente che lo stadio di Parma è lì da cent’anni, forse è bene ricordare che, dall’inaugurazione del 16 settembre 1924 fino a inizio anni ’80, il Tardini era poco più che un campo sportivo con pista di atletica leggera, inserito in un’area a verde pubblico, che ha ospitato pochissime gare sportive di rilievo. Da fine anni ’40 agli anni ’70 erano tempi in cui al Tardini il pieno lo faceva il rugby: la squadra di calcio giocava al mattino perché al pomeriggio il terreno era occupato dalla palla ovale.

Quando la squadra del Parma è approdata in Serie A, il Comune, invece di cercare una collocazione più adeguata, lontana dal centro urbano e dai quartieri residenziali, che garantisse lo svolgimento degli eventi sportivi in sicurezza e senza limitazioni della mobilità e disagi per la città, ha preferito lasciare che (tra il 1991 e il 1993) si realizzasse uno stadio da 30 mila spettatori in pieno centro abitato. L’area, originariamente a verde pubblico, è stata interamente cementificata con il nuovo impianto e da allora, nelle giornate di partita, sono aumentati in maniera esponenziale i problemi di traffico, di ordine pubblico, di sicurezza, l’interdizione della mobilità in una vasta area intorno allo stadio, i disagi per la città e i quartieri circostanti, tenuto conto che fino a 6000 auto, in prevalenza di tifosi della squadra locale, si accumulano appena fuori dall’area interdetta alla circolazione.

Per dare un’idea di quanto l’attuale ubicazione del Tardini sia anomala, lo stadio si trova sui viali che delimitano il centro storico di Parma, a soli 900 metri dal centro città.

Sarebbe come se a Milano lo stadio Meazza di San Siro si trovasse a ridosso di Porta Venezia, o di piazza Cinque Giornate, o di piazzale Cadorna o a Porta Romana. O come se a Roma lo stadio Olimpico fosse adiacente a piazza del Popolo.

Stadi capacità over 18.000 spettatori – Serie A-B: distanze da centro città e centro storico

Se, uscendo dalle metropoli, vogliamo fare alcuni esempi in provincia:

  • Lo stadio Gewiss si trova nella periferia nord-est di Bergamo, a 2,0 km dal centro della città Bassa, a 1,25 km dal centro storico, in vicinanza di un’importante arteria stradale (la statale 470 della Valle Brembana) che funge da tangenziale est di Bergamo. Lo stadio è inserito in un’area di 160 mila metri quadri, dove oltre agli spazi funzionali dell’impianto sportivo, si trovano il vecchio monumento del Lazzaretto e lo stabilimento della trafileria storica Mazzoleni.
  • Lo stadio Friuli si trova a 3,5 km dal centro città, a 2,6 km dal centro storico di Udine, in area rurale situata in corrispondenza dell’uscita “Stadio Friuli” dell’autostrada A23 Palmanova-Tarvisio.
  • Lo stadio Bentegodi di Verona è ubicato a 2,0 km dal centro città, a 1,8 km dal centro storico, nella periferia sud-est, al limite del territorio urbano, in un’area di 300 mila metri quadri, con vasti parcheggi e altri impianti sportivi leggeri.
  • Lo stadio Rigamonti si trova nella periferia nord di Brescia, a 3,7 km dal centro città, a 3,15 km dal centro storico, in vicinanza di un’importante arteria stradale (la SP Bresciana 237 ex Caffaro) che funge da tangenziale est del capoluogo. Lo stadio è inserito in un’area di 380 mila metri quadri dove, oltre agli spazi funzionali all’impianto sportivo, si trovano tre ampi parcheggi, altri impianti sportivi leggeri (centro natatorio, campo di calcio amatoriale, bocciodromo, etc.), il parco Benedetto Castelli, il cimitero di Mompiano e alcuni terreni agricoli.

Rimanendo in serie A:

  • L’Allianz Stadium si trova a 5,2 km dal centro città, a 4,3 km dal centro storico di Torino. È situato in periferia, in un’area industriale, commerciale e di servizi, in prossimità della Tangenziale Nord del capoluogo piemontese, al confine con il territorio comunale di Venaria Reale.
  • Lo stadio Franchi si trova 2,5 km dal centro città, a 1,7 km dal centro storico di Firenze. Lo stadio è inserito in un’area a parco di 250 mila metri quadri, dedicata a tutti gli sport, con numerosi impianti sportivi tra cui: stadio di atletica Ridolfi, piscina comunale, stadio di baseball, campo di rugby, campi da tennis, skatepark e diversi campi di calcio per uso amatoriale.
Area dello stadio Tardini

L’area a disposizione dello stadio Tardini (circa 36 mila metri quadri interamente cementificati) è poco più della superficie occupata dal campo di gioco e dalle tribune realizzate a inizio anni ’90. Chi ha progettato l’impianto sportivo negli anni ’20 non poteva certo immaginare quanto Parma si sarebbe sviluppata e che un giorno qualcuno, in uno spazio così limitato e vicino alle case e al centro città, potesse realizzare uno stadio di calcio da 30 mila posti.

L’area del Tardini è chiusa per oltre il 90% in un perimetro continuo, totalmente immerso in pieno centro abitato, che confina direttamente su tutti i lati con abitazioni e con una scuola (edificata nel 1957), in assenza di spazi liberi o vie pubbliche tra lo stadio e gli edifici circostanti, nell’impossibilità materiale di avere o realizzare parcheggi adeguati, senza spazi aperti posti tra lo stadio e la città, come è per esempio per l’Olimpico di Roma, il Meazza di Milano, il Franchi di Firenze, il Bentegodi di Verona, il Rigamonti di Brescia e per molti altri impianti calcistici italiani.

In alcuni punti la struttura delle tribune si trova a meno di 1 metro dal confine con le case circostanti. Lo stadio, in pratica, è immerso completamente in mezzo ai condomini, con le finestre e i balconi degli appartamenti a pochi metri dall’impianto.

In questa condizione, evidentemente anomala, questa Giunta intende permettere un ulteriore ampliamento del Tardini, aumentando le volumetrie, innalzando le tribune con nuove coperture, rendendo la struttura ancora più incombente sulle abitazioni circostanti. Si vogliono aggiungere spazi commerciali, del tutto inutili in un quadrante della città già ampiamente servito da diversi supermercati e centri commerciali, il più vicino dei quali, La Galleria (ex Centro Barilla), si trova a soli 350 metri dallo stadio ed è dotato, tra i vari servizi, di ampie aree di parcheggio, nonché dannosi per i negozi di prossimità dei quartieri circostanti e del centro città, già sofferenti. Si propone inoltre la realizzazione di un assurdo quanto irrealizzabile parcheggio interrato, di fatto quasi esclusivamente funzionale allo sviluppo delle attività all’interno dello stadio.

Un intervento che mira a stravolgere per sempre la fisionomia non solo del quartiere Cittadella, ma con ricadute che coinvolgono tutta la città, che produrrebbe solamente più stress urbano, più traffico e inquinamento acustico e dell’aria, tutti i giorni dell’anno, e nessun beneficio per i quartieri circostanti.

Desistere dall’attuare un progetto decisamente anacronistico e deturpante, oltre che dannoso per la cittadinanza, potrebbe essere l’occasione per ripensare quel quadrante di Parma in un’ottica più moderna e lungimirante, valorizzando le testimonianze storiche e artistiche che insistono in quell’area, come il caffè settecentesco del Petitot, l’ex complesso monastico di San Luca degli Eremitani, che meriterebbe un degno recupero, ed infine lo stesso ingresso dello stadio Tardini. Le proposte da parte di urbanisti e studiosi della città non mancano, ciò che sembra mancare è da una parte la volontà, dall’altra la sensibilità nei confronti del tessuto storico e culturale della città da parte di questa Amministrazione, che appare totalmente appiattita su interessi che poco hanno a che fare con il bene pubblico, la tutela dell’ambiente e del paesaggio e la qualità della vita dei cittadini.

Auspichiamo che questa analisi, con dati e fatti, possa servire a rimuovere i paraocchi e i pregiudizi ideologici, nonché quelli strumentali a soddisfare interessi economici e mire elettorali, che impediscono o forniscono alibi nel non vedere l’assurdità dell’operazione di ampliamento del Tardini, così come è stata concertata per oltre un anno dal Parma Calcio e dai vertici della Giunta – in totale assenza di trasparenza, di dibattito pubblico e di una qualsiasi analisi preliminare volta a valutare gli impatti urbanistici, ambientali e sociali –, possa aprire una riflessione sulle conseguenze permanenti di un intervento così invasivo sui quartieri circostanti e sulla città tutta.

Stadio Tardini: ricordi di scuola

Scuola elementare Renzo Pezzani

Questa è la lettera di un’ex alunna della scuola elementare Renzo Pezzani. L’ha scritta una donna vivace e intraprendente, che non solo fa parte della nostra comunità, ma che la rappresenta con il suo valore umano, professionale e culturale.

Parma dovrebbe essere fiera di cittadini come lei che, in maniera semplice ma non per questo banale, pongono all’attenzione di tutti un problema che tutti riguarda.

Ha inviato questa lettera al direttore della Gazzetta di Parma che non ha ritenuto opportuno pubblicarla. Il direttore così ha perso l’occasione di dare voce a pacate considerazioni su un tema rilevante come quello dell’abbattimento ingiustificato di una scuola che, per la sua portata e per il suo significato, è sicuramente di interesse collettivo.

Noi ne siamo dispiaciuti, e l’unico modo per riparare a questa mancanza, è darle spazio sul nostro sito web, per condividerla con voi.

*** *** ***

Caro Direttore,
ho frequentato, ormai più di mezzo secolo fa, la Renzo Pezzani. Allora era una scuola d’avanguardia e, nonostante fossi piccola, ero molto fiera di studiare in un posto così moderno. Ricordo tanto di quel periodo, ma se dovessi selezionare due ricordi, direi le aule luminosissime, con la luce che entrava a fiotti dalle finestre, e lo scricchiolio che facevano le nostre scarpe sul linoleum lucido quando si andava in palestra. Ci muovevamo in punta di piedi e in silenzio, per non disturbare le altre classi, ed era quasi sacrale quella processione guidata dalla maestra. Anche l’odore di gomma nuova, ricordo, e quando, più tardi, sono andata alle superiori, paragonandole all’ambiente curato delle elementari e delle medie, ho pensato a come fosse possibile far studiare dei giovani in aule così fatiscenti, non apprezzando ai tempi il loro fascino démodé. Proprio non contavamo una cicca, non valeva la pena investire su di noi.

Ora sento che vogliono abbattere la Renzo Pezzani, ancora perfettamente funzionante, moderna e che ha tenuto negli anni, per fare posto allo stadio. Anche simbolicamente, è pura barbarie. Mettendomi dalla parte di chi ama il calcio, penso che abbia diritto a uno stadio, ma non a scapito di una scuola e della quiete dei cittadini, che oltretutto, proprio la domenica, hanno ancora più diritto a non essere sequestrati in città o nelle loro case, diventate rumorosissime per via della partita, a causa dello sbarramento delle strade. Gli stadi vanno fatti fuori città. Qualunque altra soluzione non è civile.

Francesca Avanzini

Stadio Tardini: esito riunione II Commissione del 3 febbraio 2021

A margine della riunione della II Commissione Consiliare del Comune di Parma del 3 febbraio ultimo scorso, vogliamo esprimere apprezzamento nel vedere che la realizzazione del parcheggio interrato per auto e pullman del club non è più data per certa. Da parte nostra c’è il compiacimento di appurare che le nostre denunce riguardo all’assurdità e infattibilità di un simile intervento stiano iniziando a dare i primi frutti. D’altra parte, su questo tema, anche il settore Mobilità del Comune, chiamato a valutare il progetto, con la sua autorevolezza aveva espresso in via preliminare un parere assai negativo.

Bene il dibattito che si è aperto sulla scuola Puccini-Pezzani. Nonostante il vicesindaco Marco Bosi insista per la sua demolizione, ora il problema di abbattere una scuola efficiente e centrale rispetto al suo bacino d’utenza, solo per fare spazio allo stadio, è arrivata all’attenzione della Commissione, quindi confidiamo che possa essere oggetto di ampia e approfondita disamina volta a un ripensamento.

Una scuola non può essere decentrata rispetto al suo stradario, perché la sua posizione deve essere razionalmente baricentrica rispetto alla sua zona di riferimento e la Puccini-Pezzani, ubicata in una posizione assai strategica, risponde a questa esigenza, permettendo a molti alunni e genitori del quartiere di raggiungerla a piedi o in bicicletta in piena sicurezza.

L’abbattimento di un’edificio scolastico ancora efficiente verrebbe compiuto a dispetto dell’emergenza spazi scolastici che Parma vive da molti anni, tenuto conto che, per sopperire, il Comune deve affittarne di aggiuntivi a spese dei contribuenti. Inoltre il nuovo plesso scolastico che sorgerà nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli), peraltro progettato per accogliere solo una scuola media, è concepito per essere baricentrico dell’area periferica sud-est della città, la cui popolazione si è fortemente sviluppata negli ultimi decenni, quindi per nulla sostitutivo della Puccini-Pezzani, bensì funzionale al nuovo quartiere.

Prendiamo atto che Marco Bosi, affiancato da esponenti di Arcadis, ha incontrato il dirigente scolastico dell’istituto Puccini-Pezzani, ma non ci risulta che sia intenzionato a confrontarsi né con il Consiglio di Istituto, né con una rappresentanza delle famiglie degli alunni, unici interlocutori legittimati a esprimere un parere, essendo gli utenti di quel servizio. Questo, purtroppo, non fa che confermare la assai singolare concezione di bene pubblico del vicesindaco.

Fa inoltre piacere constatare che Marco Bosi non ha più accennato ai paventati “problemi strutturali” dell’edificio, che sono solo frutto di fervida immaginazione.

Per quanto riguarda l’asserzione del vicesindaco, ribadita più volte, che “le tribune non cresceranno in altezza”, basti pensare che le tribune nord e sud, oggi alte 14,50 metri alla sommità della gradinata, una volta aggiunta la copertura, raggiungeranno l’altezza di 21,60 metri.

Resta insoluto il nodo di un ampliamento del Tardini che, come osservato dal Tribunale, è incompatibile con il contesto territoriale e ambientale in cui è collocato, come lo è l’accreditamento di Arcadis, da parte del vicesindaco, nei confronti di rappresentanti delle istituzioni e autorità pubbliche locali, al di fuori di qualsiasi previsione normativa.

La visione dell’intervento appare edulcorata e non supera l’evidente contraddizione di uno stadio di livello “mondiale” posto paradossalmente e in modo mistificatorio come se fosse al servizio di un quartiere, né quella di un’iniziativa, che si sviluppa al di fuori di un quadro di riferimento pubblico, che sia in grado di garantire la tutela dell’interesse pubblico di un simile intervento e l’affidabilità finanziaria dell’eventuale promotore.

Dal vicesindaco sono state infine indicate tempistiche strettissime che, considerando gli aspetti tecnici, economico-finanziari, legali, fiscali, normativi e di gestione da valutare, nonché gli studi, progetti, schemi e piani da presentare, sono del tutto in contraddizione con la dichiarata volontà di avviare un reale confronto con i cittadini.

Stadio Tardini: l’iter sconcertante del progetto di ampliamento

Un’astronave monolitica di cemento e acciaio alta come un palazzo di 7 piani, con vaste superfici per attività commerciali e parcheggi sotterranei per auto e pullman, inserita a forza in pieno centro abitato, sulla cintura dei viali che delimitano il centro storico di Parma. Un intervento che mira a stravolgere per sempre la fisionomia non solo del quartiere Cittadella, ma con ricadute che coinvolgono tutta la città.

Questo è il “grandioso” progetto di ampliamento dello stadio Tardini, depositato in Comune dal Parma Calcio a inizio settembre 2020 e mai reso pubblico, sulle cui vicende preoccupanti sarebbe bene riflettere.

Il progetto mai reso pubblico

Un impianto mastodontico, con un ingombro a terra di quasi 30.000 metri quadri, alto come un edificio di 7 piani e con un volume, vuoto per pieno, superiore a mezzo milione di metri cubi (pari a quello di 2 portaerei USA della classe Nimitz), che mira a deturpare irrimediabilmente città e paesaggio.

Un progetto che, dalle informazioni raccolte, prevede:

  • l’abbattimento dell’istituto comprensivo Puccini-Pezzani allo scopo di dare spazio funzionale allo stadio e di agevolare l’accesso dei tifosi;
  • un parcheggio con 2 piani interrati per quasi 300 auto e 3 pullman del club (!), con scavo esteso anche sotto a Piazzale Risorgimento che arriverebbe a pochi metri dal monumento del Petitot, a cui si accede attraverso una deturpante rampa di accesso di dimensioni abnormi (per consentire il transito dei pullman del club!) sul lato sud-est della piazza, all’inizio di Viale Partigiani d’Italia;
  • la demolizione e il rifacimento con copertura integrale delle tribune est, nord e sud, che avranno tutte la stessa altezza di 21,60 metri (allo stato attuale le tribune nord e sud, alla sommità della gradinata, sono alte 14,50 metri).
  • un nuovo corpo di fabbrica (denominato “Mall“) di 105 x 19 metri, alto come un edificio di 6 piani (18,30 metri), posto in corrispondenza del lato lungo della tribuna ovest (Petitot) verso Piazzale Risorgimento;
  • quasi 10.000 metri quadri di superfici per attività commerciali, ristorazione e servizi allo stadio;
  • l’utilizzo dello stadio anche per eventi non sportivi.

L’esclusione dei cittadini

Con una serie di annunci e proclami, iniziati a dicembre 2019, che hanno visto come unici protagonisti e interlocutori i vertici della Giunta e il Parma Calcio, si è proceduto per mesi e mesi con l’intendimento di promuovere un progetto così deturpante in assenza totale di un dibattito pubblico e senza rivelarne i contenuti alla cittadinanza, completamente esclusa da qualsiasi possibilità di esprimere un giudizio e intervenire.

Quando i cittadini, preoccupati per le conseguenze, hanno chiesto a gran voce di visionare il progetto, il vicesindaco Marco Bosi ha risposto che non poteva essere reso pubblico. Ben poteva invece la Giunta imporre regole di trasparenza – e non solo quelle – al privato promotore del progetto, come peraltro stabilisce l’art. 11 dello Statuto del Comune di Parma.

Una gestione non trasparente

Irrituale che i vertici della Giunta, in più occasioni, abbiano dichiarato il progetto “in linea con gli intendimenti dell’Amministrazione” prima ancora che ne fossero valutati l’interesse pubblico e la fattibilità nelle opportune sedi tecniche, determinando peraltro un clima non favorevole affinché i funzionari del Comune, chiamati a esaminarlo in una delicata procedura, potessero operare con serenità e senza condizionamenti.

Singolare la vicenda che a metà dicembre 2020, dopo il frettoloso avvio di una costosa quanto inopportuna – viste le circostanze dell’emergenza pandemia – istruttoria, ha portato al ritiro del progetto senza che ne siano mai stati chiariti i veri motivi. Fatto che parrebbe peraltro contraddire la dichiarata rilevanza pubblica dell’iniziativa.

Peculiare inoltre, che i vertici del Comune, anche dopo il “ritiro” del progetto, abbiano continuato a raccontare il futuro del Tardini in modo del tutto uguale a quanto fatto nei mesi precedenti, pur affermando che “il progetto non c’è”.

Questa Giunta appare talmente appiattita alle istanze di un singolo soggetto privato da aver addirittura organizzato, a partire da inizio gennaio 2021, una lunga serie di incontri istituzionali relativi all’ampliamento del Tardini con vari rappresentanti delle istituzioni e autorità locali (Comitati Civici di quartiere, Regione, Soprintendenza, Scuola, Gruppi del Consiglio comunale, Questore, Prefetto, ARPA, Vigili del Fuoco, etc.), invitando a partecipare esponenti della multinazionale Arcadis, che cura gli interessi del Parma Calcio, che per via del ritiro del progetto neppure può più considerarsi proponente ma soltanto, in ipotesi, aspirante proponente.

Quanto peraltro emerge dallo svolgimento di questi incontri è che per “fase di confronto” e “percorso partecipativo” si intende più che altro lo sforzo di comunicare ciò che si andrà a realizzare secondo un disegno prestabilito, emarginando le voci critiche e dissenzienti, dove la descrizione del progetto avviene in modo edulcorato e muta plasticamente, in un inverecondo gioco delle tre carte, a seconda dell’interlocutore. L’importante è dare un messaggio rassicurante senza mostrare come sarà il nuovo stadio, perché “il progetto non c’è”. Quando il progetto ci sarà e si potrà vedere, grazie alla “Legge Stadi”, sarà troppo tardi per fermarlo.

L’assenza di regole volte a tutelare il bene pubblico

Questa Giunta non si è minimamente preoccupata di aprire un dibattito pubblico preliminare a qualunque proposta o decisione sullo stadio Tardini, escludendo a priori e in modo dogmatico ipotesi diverse dall’intervenire sull’impianto nella sua attuale ubicazione.

Ha ignorato completamente il cospicuo patrimonio di competenze tecniche e di esperienze del Comune che ben avrebbe potuto effettuare una valutazione preliminare dei vari aspetti e criticità attinenti all’ampliamento, su cui definire un quadro di riferimento volto a garantire la tutela dell’interesse pubblico.

Tantomeno si è preoccupata di definire, in anticipo rispetto alla proposta progettuale di un soggetto privato, linee guida volte a tutelare l’interesse pubblico alla salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio, della sicurezza e qualità della vita dei cittadini, né di garantire il rispetto di quanto stabilito dai tribunali in occasione dell’ampliamento del Tardini del 1991.

Le sentenze del Tribunale ignorate

È importante ricordare che, all’epoca e con sentenza definitiva, soccombenti il Comune e il Parma Calcio, il Tribunale Amministrativo di Parma osservò con esemplare chiarezza che la normativa sulla sicurezza degli stadi non consentiva l’ampliamento del Tardini poiché l’impianto è “chiuso in un perimetro continuo e totalmente immerso in pieno centro abitato”.

Quella normativa è tutt’ora vigente, pertanto non solo viene deliberatamente disattesa, ma per di più e in maniera pervicace si ritiene di poter intervenire sul patrimonio pubblico, abbattendo un intero plesso scolastico in piena efficienza, al fine di sopperire, comunque in maniera non adeguata, ai problemi di sicurezza dello stadio. Questi infatti si riproporrebbero puntualmente nelle vie di un quartiere a vocazione storicamente residenziale, inadatto in ogni modo a reggere in sicurezza lo stress urbano generato da un impianto sportivo di quelle dimensioni.

Del pari attuale e inascoltato è l’invito del 1998 dello stesso Tribunale Amministrativo a rimuovere le misure restrittive per cui a ogni evento sportivo si alzano gabbie metalliche inamovibili sulle strade, si ostacola l’accesso ai mezzi di soccorso, si limita fortemente la mobilità in una vasta area urbana e si impiegano straordinari e costosi spiegamenti di mezzi e forze dell’ordine, che non consentono, a chi non si reca allo stadio, l’esercizio degli elementari diritti di movimento in cui si sostanzia la qualità della vita.

La scuola abbattuta

Demolire una scuola efficiente e baricentrica per il suo quartiere al solo scopo di fare spazio allo stadio sarebbe un preoccupante segnale di sottomissione di questa Giunta a interessi che poco hanno a che fare con il bene comune e procurerebbe un ingiusto danno al patrimonio erariale della città. Danno ancora più grave visto che Parma vive da diversi anni in emergenza spazi scolastici e per sopperire il Comune deve affittarne di aggiuntivi a spese dei contribuenti.

E non si venga a dire che il nuovo plesso scolastico che sorgerà nell’area dell’ex Castelletto (tra via Zarotto e via Sidoli) è sostitutivo della scuola che la Giunta intende abbattere, perché prevede solo la media ed è concepito per essere baricentrico allo stradario dell’area periferica sud-est della città, la cui popolazione (e conseguente domanda di aule) si è fortemente accresciuta negli ultimi decenni. Quindi non certo per rimpiazzare la Puccini-Pezzani.

L’etica rovesciata

Quello che si desume è che tale progetto di ampliamento, sia per l’ingiustificabile abbattimento di una scuola, sia per la destinazione a uso commerciale di vaste superfici, sia per l’aumento di volumetrie in vicinanza di beni vincolati, opera un radicale ribaltamento dell’ottica tesa al perseguimento del bene comune voluta da parmigiani benemeriti e lungimiranti come Ennio Tardini.

Infatti l’uso dello stadio come bene pubblico indisponibile destinato allo sport e allo svago si dissolve nel perseguimento delle strategie economico-commerciali di un singolo privato. Non è più lo stadio a doversi armonicamente inserire nella città, ma al contrario è il contesto urbano, le esigenze e capacità educative della scuola, la tutela del paesaggio e dell’ambiente, la sicurezza dei cittadini, la vivibilità e la stessa programmazione urbanistica e commerciale di un’intera città a dover far posto allo stadio così come voluto e programmato, in totale assenza di dibattito e di linee guida pubbliche, da un privato.

Tutto ciò è sconcertante e dimostra una concezione di Pubblica Amministrazione non conforme alla Costituzione e un’oscena quanto preoccupante confusione tra il concetto di bene pubblico e quello di interesse privato e tra il concetto di cittadino e quello di suddito.

Stadio Tardini: l’intervento di Italia Nostra

È noto che tra poco sarà depositato in Comune il progetto di ampliamento dello stadio Tardini. L’iniziativa è promossa da una società privata che non agisce certo per filantropia, ma per soddisfare interessi economici in base ad un piano di fattibilità asseverato finanziariamente.

Il Comune, pur non essendo obbligato, ben potrebbe, come accaduto a Brescia o Firenze o Brindisi, prevenire l’iniziativa privata fissando un quadro di riferimento pubblico eventualmente idoneo ad acquisire e confrontare più possibili soluzioni in linea con quanto nel nostro caso stabilito dai tribunali in occasione dell’ampliamento del Tardini del 1991.

È importante ricordare che il Tribunale amministrativo di Parma all’epoca osservò che in base alla normativa sulla sicurezza degli stadi tutt’ora vigente, l’ampliamento non avrebbe potuto effettuarsi perché relativo ad un impianto chiuso in un perimetro continuo e totalmente immerso nel pieno centro abitato, con accessi costituenti autentiche strettoie. Neppure può essere dimenticato che lo stadio fu ampliato d’intesa col Parma calcio riducendo, in modo del tutto arbitrario, il verde pubblico di quartiere e cioè lo spazio fruibile da chiunque e non interessato da costruzioni.

Ignorando insegnamenti ancora attuali si accetta ora che un promotore privato agisca in assenza di direttive pubbliche tese perlomeno a richiedere l’osservanza di principi risultanti da sentenze definitive.

È così accaduto che lo scorso mese di settembre sia stato depositato – al di fuori della programmazione comunale – un progetto di ampliamento del Tardini ritenuto, prima ancora di esser presentato in Comune, in linea con quanto voluto dall’Amministrazione. Tale progetto, dopo l’avvio di una costosa istruttoria, è stato però ritirato senza mai chiarire i motivi del ritiro che peraltro parrebbe contraddire la dichiarata valenza pubblica del progetto.

La procedura da avviare inizialmente si snoda in un delicato percorso tra promotore-controllato e Comune controllore e garante, previo parere della Conferenza dei servizi, dell’interesse pubblico. Non sono ammesse subalternità o, come precisa l’ANAC (n.d.r. Autorità Nazionale Anticorruzione), neppure semplici frequentazioni abituali dell’agente con i soggetti destinatari dell’azione amministrativa.

È dunque preoccupante constatare che, come rilevato dalla stampa, esponenti della multinazionale operante per la società controllanda abbiano presenziato, non si sa invitati da chi e a quale titolo, a riunioni istituzionali relative all’ampliamento del Tardini al di fuori di qualsiasi previsione normativa.

Non è accettabile che, come accaduto in passato, l’interesse di un quartiere già abbondantemente e illegittimamente penalizzato e quelli dell’intera città siano sacrificati a quelli di un privato.

Pertanto la sezione di Parma di Italia Nostra si colloca a fianco di quei numerosi cittadini che ritengono l’ampliamento del Tardini contrastante con il preminente interesse pubblico all’ambiente ed alla sicurezza.

Il direttivo della sezione di Parma di Italia Nostra

Stadio Tardini: a proposito dell’abbattimento della scuola

Abbattere una scuola per fare spazio allo stadio. Stupefacente affermazione del vicesindaco Marco Bosi, ospite a PARMATALK (VIDEO), che rafforza la sua asserzione dicendo che il plesso scolastico Puccini-Pezzani è un tappo per lo stadio Tardini.

E inquietanti sono la freddezza e l’indifferenza con cui liquida la questione, come se un edificio scolastico che accoglie 640 alunni fosse solo un fastidioso inciampo verso la realizzazione del nuovo stadio per il calcio professionistico.

Se ne deduce che per il vicesindaco della città Capitale della Cultura viene prima lo stadio di calcio rispetto al luogo deputato all’insegnamento e all’educazone delle nuove generazioni, dove i ragazzi si formano iniziando quel fondamentale percorso di crescita che li condurrà verso la propria realizzazione.

Una scuola in buone condizioni conservative, che non soffre certo problemi di spazio o di adeguamento energetico maggiori rispetto a tante altre della città che nessuno si sognerebbe mai di abbattere.

Una scuola che è stata edificata poco distante da arterie di traffico, ma protetta all’interno di tranquille vie residenziali e prospicente un parco pubblico, in una posizione strategica per il quartiere. Situazione davvero vantaggiosa, evidentemente troppo favorevole.

Sì, perché alle spalle dell’edificio scolastico si è sviluppato, in maniera abnorme e del tutto incongrua per la sua ubicazione a ridosso del centro storico della città, lo stadio Tardini con le sue tribune che incombono a pochi metri sui palazzi privati confinanti su tutti i lati, in un quartiere dove le strade non sono certo adatte a contenere torme di decine di migliaia di tifosi, non fosse altro che per motivi di sicurezza e di ordine pubblico.

Un intero quartiere sarebbe privato di un servizio essenziale, la scuola, a vantaggio di cosa? Di uno stadio di portata “mondiale”, con un nuovo parcheggio interrato, inutile in quanto non mancano posti auto lungo le vie del quartiere e grandi parcheggi nella zona – quello del centro commerciale La Galleria, mai pieno, è a soli 350 metri dallo stadio – e con non meglio identificati spazi commerciali in un’area urbana ampiamente servita dai negozi di quartiere e da diversi supermercati e centri commerciali.

È davvero questo il messaggio che il vicesindaco Bosi vuole trasmettere alle nuove generazioni? Quelle generazioni che stanno crescendo con una forte sensibilità nei confronti del rispetto dell’ambiente, con un’idea di città sostenibile e a misura d’uomo.

L’ampliamento del Tardini, non solo sottrarrebbe al quartiere la sua scuola, ma non farebbe altro che aumentare i disagi, l’insicurezza cui sono condannati i residenti, costretti alla segregazione nei giorni di partita, impossibilitati a svolgere le usuali attività, ma accompagnati dall’assordante rumore di sirene, elicotteri, ovazioni di tifosi e boati.

Nelle giornate in cui ci sono le partite, si alzano gabbie metalliche inamovibili sulle strade, si ostacola l’accesso ai mezzi di soccorso, si limita fortemente la libertà di movimento, per chi non si reca allo stadio, in una vasta area urbana residenziale e si assiste a costosi spiegamenti di mezzi e forze dell’ordine. Se poi si aggiungono parcheggi e spazi commerciali e si inseriscono altri eventi, anche non sportivi, perché il nuovo stadio “mondiale” possa dare più profitti, la città riceverà in cambio soltanto più problemi di sicurezza, più caos, più disagi, più traffico, più inquinamento tutti i giorni dell’anno. Problemi indissolubilmente connessi alla presenza dello stadio Tardini, ma che non vengono tenuti in minima considerazione pur impattando sulla vita quotidiana dei cittadini.

Il vicesindaco Marco Bosi procede a testa bassa, sordo a qualsiasi voce si discosti dai desiderata del Parma Calcio. Manca una qualsiasi possibilità di dibattito pubblico su un intervento così invasivo, che ipotecherà il futuro di un intero quadrante della città e dei suoi abitanti per molti decenni. Manca una qualsiasi analisi preventiva e indipendente dei costi-benefici e delle conseguenze urbanistiche, ambientali e sociali di un intervento così forte, forte in tutti i sensi.

Occorre invece prendere atto che il Vicesindaco per “condivisione” e “percorso partecipativo” intende solo lo sforzo pervicace di comunicare ciò che si andrà a realizzare secondo il piano prestabilito. L’impressione è che Marco Bosi sappia tutto. Purtroppo, parafrasando Oscar Wilde, è tutto quello che sa.

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